CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Cinofilia e animalismo: c’è affinità? Scritto da Dott.ssa Maria Stella Porcu

Foto di Angelo Lasagna

Mi ha sempre affascinato vedere delle somiglianze tra questi due settori: in effetti, uno potrebbe essere la continuità dell’altro, ma poi nella realtà spesso non è così; si può essere cinofili e non animalisti e si può essere animalisti senza essere cinofili.

L’italiano ci viene in aiuto quando cominciamo a valutare qualcosa che conosciamo poco, ovvero ci domandiamo cosa significhino alcune parole.

Animalismo: in Treccani “Atteggiamento e comportamento di chi, per amore verso gli animali, interviene attivamente in loro difesa contro maltrattamenti e in genere comportamenti che procurino loro sofferenze e ne limitino la libertà (per es., la caccia, la vivisezione, l’uccisione per ricavarne la pelliccia, l’impiego nei circhi, ecc.). Solitamente in italiano si attribuisce il suffisso “ismo” a qualcosa che per noi ha un’accezione in parte negativa; negativa perché nuova, nuova perché ancora poco conosciuta, quindi, non riconosciamo a quel movimento, a quella corrente, la dignità che meriterebbe. Cinofilia: la Treccani ci dice che è “Amore per i cani, inteso particolarmente come interesse per l’allevamento e il miglioramento della loro razza”. E’ interessante notare come il concetto di “amore” ricorra in entrambi i casi.

Lo scollamento tra queste due tendenze mi è apparso ancora più evidente in occasione degli sgradevoli “episodi” del canile della Boccea, di Roma, di luglio 2017. Mi riferisco ai cani di un allevamento lasciati a morire di fame e di sete, di stenti, malati ed in pessime condizioni igieniche. I filmati della “scoperta” di un simile scempio morale, umano, animale, etico e tutto ciò che possa testimoniare un degrado protratto troppo a lungo nel tempo, furono scioccanti per tutti. Il blitz fu condotto da associazioni animaliste (che da fin troppo tempo erano a conoscenza dei misfatti che si perpetravano dentro quei recinti ai danni di cani che erano impossibilitati a sottrarsi a quelle inutili crudeltà), di concerto con la Polizia Locale di Roma. In quella circostanza l’ambiente cinofilo ne fu ovviamente, inorridito. Forse in tanti, in troppi, mai avrebbero pensato che si potesse detenere dei cani in quel modo, brutale, inumano, aberrante. Forse anche chi non aveva mai prestato abbastanza attenzione al benessere e alle esigenze degli abitanti dei propri canili, rimase di stucco. Il movimento animalista espresse tutta la propria esecrazione, lo sdegno all’ennesima potenza. Le parole di commento ai post sulle vicende, nei Social, erano aggressive, rabbiose, mortali. In quella circostanza emerse la completa e totale disorganizzazione del mondo animalista e del mondo cinofilo, ciascuno per i propri motivi; chi non credeva, chi non pensava, chi l’aveva già detto, chi non sapeva o non avrebbe mai immaginato, chi lo sapeva ma non aveva ottenuto l’appoggio delle istituzioni, chi danzava al ritmo delle crudeltà descritte… Pensiamo invece, se ci fosse stata una buona sinergia tra i due mondi: forse, sarebbe stato un elemento di controllo vicendevole, un alimentarsi a vicenda e quindi, un arricchimento di esperienze, un fronte comune di orientamento al benessere animale.

Il mondo animalista non è compatto, si dividono in troppe tendenze, in troppe sfumature; chi vorrebbe proteggere solo alcune specie animali, chi le vuole proteggere tutte; chi abbina alla protezione animale lo stile alimentare, chi no. La maggior parte hanno una bassa scolarità e questo non li favorisce nei dibattiti, nel saper presentare le proprie opinioni; molto spesso non conoscono la realtà canina, si va dall’attribuire ai cani pensieri ed emozioni tipicamente umane, al pensare che il cane da caccia sia soltanto un prigioniero costretto a fare cose come la predazione, che sono lontane dal suo stile di vita o innaturali: costretto ad ammazzare uccellini…

La cinofilia ha anch’essa le sue pecche: un costrutto basato sulla selezione di soggetti (mi riferisco in particolar modo alle razze da ferma), che al massimo devono esprimere le caratteristiche di razza. I soggetti selezionati nella maggior parte dei casi devono essere o belli o bravi, oppure, nella migliore ipotesi, belli e bravi. Qualcuno bada anche alla salute, quindi, cercherà di avere soggetti innanzitutto sani e anche belli e bravi.

Nella cinofilia non c’è spazio per un’attenzione eccessiva al “benessere” animale: molti cani che fanno lavoro trascorrono la maggior parte della loro vita sui furgoni dei dresseur, in spazi angusti. Sono cani che lavorano molto, la cui alimentazione è curata ed appropriata per il loro stile di vita ma funzionale all’ottenimento delle migliori performances.

Anche i cani che fanno i Campionati di bellezza hanno la loro dose di lavoro da sopportare: fanno anche loro grandi tour de force, hanno anch’essi un’alimentazione mirata e cure finalizzate all’ottenimento di prestazioni fisiche eccellenti.

Allora qual è il punto in comune tra questi due mondi, animalismo e cinofilia? Io lo identifico nella salvaguardia e tutela del benessere animale e questo potrebbe essere il punto di partenza per trovare delle similitudini e non per inasprire le differenze. In questo modo, le distanze si accorciano, nascono nuove sinergie, nuove idee, nuovi orizzonti.

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4 Comments

  1. scaramuzza lucio

    Per quello che ne so io il pensiero degli animalisti tutti, è assolutamente inconciliabile con il mondo della caccia , e pensare che ci possano essere dei punti d’unione fra annalisti e cinofili ,vuol dire pensare ad una cinofilia avulsa dalla caccia.
    Pensare ad una cinofilia fine a se stessa e non in funzione della caccia è l’errore commesso negli ultimi anni ,con conseguenze catastrofiche soprattutto su certe razze . continentali italiani,il setter irlandese ,e ora il più recente il Waimaraner solo per fare alcuni esempi.
    Gentile Mariastella Porcu Io non ho mai sentito un solo animalista,che in molti casi è pure Vegano e no vac , esprimersi a favore della caccia, e la” nostra” cinofilia senza caccia diventa una sterile passerella ,controproducente che va bene per le sfilate , e per certi allevatori che pensano solo a vendere a caro prezzo animali profumati ed infiocchettati ,selezionati in funzione di determinati parametri assolutamente inutili, nella migliore delle ipotesi ,ma spesso controproducenti ai fini venatori .

    • maria stella

      Ho letto con interesse il suo articolo “Io non vado a caccia perchè qualcuno mi dica che sono bravo”; mi trovo d’accordo con lei sia su quanto ha scritto sul suo articolo (la necessità di un cambio culturale nel mondo venatorio), ed in parte con quanto ha scritto nel commento sopra. Quello che penso è che non si possa essere d’accordo su tutto, ad esempio, essere animalisti ed essere a favore della caccia. Penso però che si possa essere anche “animalisti”, pur andando a caccia: grande attenzione al benessere del cane, prelievi controllati… La prima cosa che mi viene in mente, perfettamente realizzabile, è ad esempio, un interesse ed un impegno da parte delle associazioni venatorie, a contrastare il triste fenomeno degli abbandoni dei cani da caccia. Esiste in Italia un’associazione animalista, Italian Setter Rescue Onlus, capitanata dalla brava Flavia Guagnelli, che si occupa principalmente del salvataggio e della ricollocazione dei cani da caccia, soprattutto Setter. Avviare una collaborazione con entità del genere, sarebbe già un primo passo per la costruzione di quelle sinergie che ho nominato.

    • maria stella

      Innanzitutto, grazie per il suo commento 🙂

  2. scaramuzza lucio

    se l’essere animalisti significa avere rispetto degli animali che cacciamo ,con dei prelievi intelligenti ,mi trova assolutamente d’accordo e potrei essere un grande animalista, ante litteram ,ma non posso considerare e tanto meno apprezzare un certo tipo di cinofilia fatta con cani che sono nati allevati e selezionati prima di tutto per andare a caccia. Per i cani che ho allevato, tutti nessuno escluso, il momento di maggior felicita era ed è quando capiscono che stanno andando a caccia.Escludere quest’aspetto in questi cani vuol dire snaturare completamente la loro naturale propensione secondo me è un modo per violentare il cane stesso e buttare alle ortiche anni di lavoro e di sacrifici. Selezionare ,lo dice la parola stessa significa scegliere,e avere delle associazioni che si curano possibilmente dopo averli sterilizzati di quei cani che non devono essere usati per la riproduzione ,penso sia una cosa assolutamente importante .
    Però un cacciatore fa comunque molta fatica a capire che genere di sinergie possano esserci tra il mondo della caccia e il mondo animalista, sono due mondi agli antipodi,per quello che ho potuto capire.

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