Cora e Congo

Si parla spesso delle caratteristiche di lavoro del pointer in modo empirico senza, magari, aver mai letto lo standard di lavoro. Credendo di fare cosa gradita, oltre che utile, ai più procediamo alla pubblicazione delle caratteristiche di lavoro del pointer così come redatte da Carlo Speroni.

Il tono aulico ivi usato è perfettamente coordinato dal commento seguente dell’Avv. Franco Zurlini.

Caratteristiche di lavoro del pointer.
L’andatura è di galoppo impetuoso, allungato, velocissimo, con tendenza a grande costanza di ritmo e di direzione rettilinea. Divoratore di terreno, nella traslazione, osservandolo di profilo, si vede il tronco oscillare solo lievemente intorno ad un punto immaginario (centro di figura) che è mantenuto allineato a distanza pressoché invariabile dal suolo, utilizzando così tutto l’impulso dei muscoli alla trazione.

Le facilità e l’eleganza del moto rivelano in pari tempo eccezionale potenza e danno affidamento di resistenza inesauribile.

La linea dorsale resta diritta, solo la renale si inarca verso il basso e scatta come molla mentre gli arti posteriori si protendono indietro al massimo in poderosa sgroppata.

Il portamento di testa e di naso è alto, dominatore.
Le orecchie vibrano, ma non sbatacchiano troppo al di sopra del cranio. Si direbbe che tutte le facoltà convergono ad un solo scopo: galoppare. Più d’una “cerca” si direbbe una corsa sfrenata, tanto la fiducia nell’olfatto prepotente lo rende sicuro di sé. Piantato il naso nel vento ad incidenza favorevole, poco si abbandona ad esami di dettaglio.

La coda è portata secondo il prolungamento del rene, ma più alta, e nella galoppata rettilinea oscilla solo dall’alto in basso.

La “cerca” incrociata si svolge lungo ampie diagonali rettilinee, ben spaziate l’una dall’altra. Entrando in un lieve effluvio, devia la cerca verso l’origine presumibile, talvolta incrociando serrato, tal altra con puntata decisa ma senza troppo rallentare il galoppo. Persuaso che si tratta di un falso allarme, riprende la corsa come sopra descritta.

Testa e naso sempre alti.
Quando, per contro, s’accorge che l’effluvio porta al selvatico, parte in “filata” (talora facendola precedere da un breve arresto subitaneo) con decisione sicura, “a colpi di spada”, con tempi di galoppo riunito inframmezzato da rallentamenti e riprese di trotto serrato o di passo fremente, e di galoppo ancora, per conchiudere in un arresto subitaneo, di scatto, come se avesse urtato contro una barriera a noi invisibile: “la ferma”.

Congo

Eretto, statuario, il collo proteso quasi facente linea con la testa, la canna nasale orizzontale o ben montante, le nari dilatate, gli occhi sbarrati, demoniaci, le orecchie erette al massimo, i muscoli salienti, un arto anteriore sovente in completa flessione, ed un posteriore sovente dimenticato inverosimilmente indietro, talora pervaso il corpo da un tremito nervoso, che si traduce in vibrazioni lievissime, involontarie, alla punta della coda rigidissima, tesa o leggermente arcuata in basso (mai in alto). E così resta, immobile, con espressione di certezza inesorabile.

Quando, per contro, entra, tagliandola, in una zona fortemente impregnata d’effluvio, così che ha l’immediata certezza della presenza del selvatico, “scatta sempre” in breve ferma subitanea, e poi parte “a colpo di spada” come sopra descritto, per filare in forma definitiva.

Se poi si trova d’improvviso a ridosso del selvatico, il che per lui costituisce un incidente spiacevole, ferma definitivamente di scatto, con la testa meno alta, diretta verso il presunto rifugio del perseguitato; talvolta (nei ritorni a cattivo vento) compie per aria una giravolta di 180 gradi e cade come può, ma statuario, già irrigidito quando ancora è in aria e resta come si trova.

Congo

In questo caso, e solo in questo, talvolta ferma a terra o accosciato, come conseguenza dell’irrigidimento della ferma e dell’istintivo ritirarsi, per sentirsi troppo a ridosso del selvatico.

Quando il selvatico tenta di allontanarsi pedonando, lo indica solo con l’erigersi anche maggiormente, portando la canna nasale decisamente più alta dell’orizzontale. Si direbbe che egli non teme di perdere il fuggitivo. Quasi si diletta a lasciarlo allontanare, come fa il gatto quando gioca con il sorcio. Poi quando il conduttore si avvicina, riparte a scatti e più spesso l’insegue non direttamente, ma taglia e ritaglia la direzione seguita dal perseguitato, con rapide, brevi passate (lachets), di galoppo riunito, inframmezzato da qualche brusco accenno a fermarsi, ed infatti conchiude in una nuova ferma di scatto. E così via, finché dura la “guida”, che è un susseguirsi di “strappate”.

Sempre eretto o appena flesso sugli arti, ma con lo sterno sempre ben lontano dal terreno, egli vuole e deve sempre dominare il vento, appoggiandosi sempre e solo all’emanazione diretta. Male si presta al comando di avvicinare troppo il selvatico immobile per determinarne il frullo. In ogni caso avanza a strappate.

Questo “trialer” dalla foga divorante (e così pure il setter inglese) non si presta spontaneamente a modifiche attenuatrici del suo grandioso lavoro in dipendenza del mutamento di selvaggina o d’ambiente; ne sono desiderabili in gara, in quanto non è nella possibilità del giudice di valutare quanto possa essere frutto di volontà costrittrice e quanto conseguenza di incapacità o titubanza impeditrice, essendo indiscutibile che solo il lavoro del momento (e non altro precedente o seguente) può essere preso in considerazione.

Le azioni descritte corrispondono alle migliori condizioni di ambiente e di selvaggina; venendo queste a difettare, più o meno, quelle saranno proporzionalmente attenuate; ma di questo se ne dovrà fare giusta valutazione.
(Esempi: Con selvaggina di scarso effluvio, in giornata calma, le ventate saranno più corte e quindi le filate brevi e le ferme più vicine. Il portamento sarà meno eretto e la canna nasale tenderà ad abbassarsi. Con selvatico che non pedona mancherà l’azione di guida. La vegetazione troppo alta renderà i setters inglesi meno gattonanti. In terreno accidentato questi “trialers” saranno spesso fuori mano, per ritornarvi poco dopo. Selvaggina diffidentissima potrà frullare spontaneamente a distanze iperboliche).

Ma non per questo si dovrà ammettere in gara classica una cerca più ristretta, un portamento di testa basso, una diminuzione decisa di andatura, la sospettosa prudenza sostituita alla bella audacia, poiché, come si è detto, i grandi soggetti male si prestano a radicali transazioni, e d’altra parte si ridurrebbe il lavoro classico ad un “titolo” basso, accessibile anche alle mediocrità.

La ferma di consenso spontaneo è eretta in tutti i fermatori, nella posa della ferma d’autorità, sovente meno tesa; di scatto se i due cani sono molto vicini tra di loro o se quello che consente vede all’improvviso il compagno già in ferma; oppure preceduta da breve filata se il fermatore sul selvatico è lontano.

Congo

La descrizione delle caratteristiche di lavoro, redatta da Carlo Speroni, echeggia, nel tono, il”tempo” aureo di Giulio Colombo e non trova l’uguale in altre redatte in ogni tempo in altre nazioni.

Perfettamente scelti i tre aggettivi con cui viene qualificato il galoppo: “impetuoso, allungato, velocissimo”.

In primis, non a caso, l’impeto: determinato dall’indole, denuncia un carattere etnico che distingue la razza in modo inequivocabile.

“Allungato” è aggettivo riferito alla meccanica del galoppo. Contrario di “raccorciato”, implica ampie falcate ed indica animale stupendamente costruito per coprire economicamente molto terreno.

“Velocissimo”: un superlativo a garanzia dell’impegno e del grado di sangue. Preso da solo, non varrebbe a caratterizzare la razza; strettamente legato agli altri qualificativi, impedisce di confrontare l’andatura di un pointer con quella di ogni altro galoppatore spinto, così come di confondere un galoppo di marca pointer con molli – sciolti che siano o tanto meno grevi – galoppi ad ampio passo o con affaticanti galoppetti a battute frequenti, che salvano talora il “colore” del movimento, ma denunciano costruzioni inadeguate a reggere alla distanza. La descrizione della filata, della ferma e della guidata non richiedono commenti.

Ne richiede, crediamo, un passo particolarmente significativo e troppo poco considerato: “le azioni descritte corrispondono alle migliori condizioni di ambiente e di selvaggina; venendo queste a difettare, più o meno, quelle saranno proporzionalmente attenuate; ma di questo se ne dovrà fare giusta valutazione.

Nel pretendere sempre e dovunque il rigoroso, rigido rispetto dei canoni che caratterizzano, sublimandolo, il lavoro tipico, si rischia di danneggiare la razza, limitandone artatamente le qualità d’impiego, quanto nel non pretendere aderenza stretta allo stile dove e quando sia lecita pretenderla.

In questo consiste l’abilità di che è chiamato a giudicare il lavoro di un pointer, come di qualunque altro cane da ferma: nella capacità di valutare l’aderenza al tipo, in relazione, volta per volta, alle condizioni del vento e del terreno, oltre che alla qualità della selvaggina.

Più adatto di altri a svolgere lavori “alla grande” in grandi distese di pianura, si presta non meno di altri a svolgere qualunque lavoro possa essere richiesto a qualunque altro cane da ferma, riporto e recupero compresi.

Foto di Angelo Lasagna

Così come il cavallo “puro sangue”, nato ed allevato per correre, viene utilissimamente ed ampiamente impiegato dalle cavallerie militari, come cavallo da concorso e nel turismo equestre, il pointer, da sempre, è stato impiegato con successo nei più diversi terreni e per cacciare ogni tipo di selvaggina. Nessun cane da ferma è una specialista: sono stati tutti creati per cacciare tutta la selvaggina che si fa fermare.

Il pointer per cacciare starne, grouses, lepri, fagiani, beccacce e beccaccini negli stessi terreni nei quali è stato creato e destinato a cacciare il setter e nei quali gli Inglesi, gente che punta al sodo, hanno utilizzato e utilizzano razze continentali.
Su quali bigliardi? E dove, in Inghilterra ed in Scozia, la selvaggina è mai stata sui bigliardi?

Docile ed ardente, affettuoso e di facile addestramento, impareggiabile compagno, non è cane per pochi: è cane per tutti. Per tutti quanti, come me, non sono disposti a contentarsi di qualcosa di meno.

(da Annuario Pointer Club d’Italia)