Luna e Jena di David Stocchi

Sulla sentenza del Consiglio di Stato in merito al divieto di caccia nella fascia esterna laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo

Vabbè, il Consiglio di Stato ha infine chiuso la caccia nella fascia esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo (versante laziale) con la motivazione di proteggere l’Orso marsicano.

Ormai la stagione venatoria è quasi terminata ed è un danno relativo per i cacciatori e solo una mezza vittoria di Pirro per gli anticaccia. Magari la sentenza potrà però divenire motivo per una futura definitiva chiusura, se il mondo della caccia non si sveglia per difendere i propri diritti (in fondo i cacciatori pagano una tassa allo Stato, tassa che noi ambientalisti non paghiamo. E lo Stato non può lederli, specie se lo fa in modo non propriamente giustificato). Ma c’è un aspetto nelle motivazioni della sentenza che lascia desiderare e che fa intuire due cose: o una scarsa conoscenza della problematica da parte dei giudici (cosa peraltro comprensibile) o una scarsa capacità difensiva del mondo venatorio che evidentemente non ha saputo spiegare bene le ragioni dell’opposizione all’ordinanza di chiusura (a meno che i giudici non le abbiano volutamente non ritenute sufficientemente motivanti). Ovvero, al di là degli aspetti giuridici sui quali ovviamente è stata basata la sentenza (es. le mancanze addebitate alla Regione Lazio), i giudici hanno ben precisato che la motivazione starebbe nel fatto che “l’interesse pubblico consiste nella speciale esigenza di proteggere l’habitat di una specie protetta (…) deve ritenersi senza dubbio prevalente”. E qui casca l’asino: l’habitat di una specie non si protegge impedendo la caccia, ma impedendo la sua distruzione con strade, tagli forestali, urbanizzazioni e varie sfaccettature turistiche. I giudici sanno cosa sia un habitat? O credono, come sembrerebbe, che habitat sia sinonimo di orso bruno? E’ stato fatto presente questo aspetto ai giudici, i quali hanno sentenziato a danno di una categoria sociale che non c’entra nulla con la suddetta motivazione (per assurdo, avrebbero più responsabilità in merito gli organismi che propugnano sviluppi urbanistici e turismo, che non i cacciatori!)? Ed è stato fatto notare che non esiste PROVA STORICA di uccisione di orsi durante la legittima attività venatoria? Di questo, si fa cenno nella memoria difensiva dei cacciatori? E’ stato fatto notare che un orso trovato morto con colpi di pallettoni o pallini, senza la prova che il fatto lo si debba all’attività venatoria (specie quando fuori stagione!), non lo si può addossare per principio ai cacciatori legittimi? Trattandosi invero di mero bracconaggio, attività illegale che in quanto tale non si impedisce con la chiusura della caccia, ed anzi si rischia di fomentarla?

        Non sta certo ai giudici del Consiglio di Stato entrare nel merito di chi debba operare in difesa dell’orso marsicano e del suo habitat, ma una cosa è certa: non è l’attività venatoria nelle zone esterne al Parco a mettere in pericolo la specie, né tanto meno a danneggiare il suo habitat, come dimostrano gli storici fatti a partire da quando la specie fu inserita tra quelle protette. Quindi non è con queste sentenze che si proteggono orsi e lupi, né si combatte il bracconaggio. Anzi, lo si fomenta perché si è fatta una giustizia solo apparente: e una vera democrazia liberale dovrebbe mirare alla tutela dei diritti di tutti i cittadini, che siano naturalisti o che siano cacciatori. Ripeto, non sta ai giudici prendere o ordinare provvedimenti, ma certo è il fatto che il vero e primario problema dell’orso marsicano non è il difenderlo da un’attività venatoria che è rivolta verso specie legittime e tra l’altro competitive con l’orso (cinghiale e cervo) e quindi con necessità di un controllo limitativo della loro presenza che proprio i cacciatori possono legittimamente fare, ma è il fatto che gli orsi vivono ormai sempre più in aree fuori da quella protetta; ed il perché di questo lo si dovrebbe chiedere alle autorità; e se lo dovrebbero chiedere i protezionisti, anziché battersi per far chiudere la caccia per mero spirito animalista!

        Per concludere, resta il fatto che una sentenza, come la moglie di Cesare, non dovrebbe apparire solo giusta, lo dovrebbe essere. E in questo caso andavano tutelati e sanciti sia i diritti dell’orso, sia quelli dei suoi protettori, sia quelli della Società (l’orso è un bene di tutti), sia quelli dei cacciatori. Purtroppo, non pare che così sia avvenuto.    

Murialdo, 19 Dicembre 2018                                                         Franco Zunino

                                                                                            Segretario Generale AIW