CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

“Concentrazioni di beccacce” Le eruzioni dal libro la Beccaccia di Matteo Califano

Scolopax Rusticola (206)

Che cosa sono? Quando avvengono? Dicasi eruzioni le concentrazioni di beccacce in uno stesso punto di una determinata località. Questi fenomeni furono così definiti per la prima volta dall’ornitologo polacco J.Domaniewski nel 1952.

Non sono d’accordo con Luis Guizzard, Presidente del Club National des Becassiers, il quale nel n. 7 di « Diana » 1959 scrisse « Le concentrazioni di beccacce non sono, per parte nostra, che fenomeni del tutto accidentali, che non hanno nulla a che vedere con la migrazione vera e propria ». Le eruzioni non sono « fenomeni del tutto accidentali », ma sempre effetti di cause precise. Si verificano in prevalenza durante la migrazione autunnale, la migrazione primaverile e nel periodo di svernamento a determinate condizioni atmosferiche come freddi intensi, piogge abbondanti e nevicate persistenti.

Sono soste temporanee che non oltrepassano le 24 ore di un numero indefinito di beccacce che talvolta può superare anche gli 80 e 100 individui negli stessi punti che si trovano sulla rotta di diverse beccacce migranti. Questi punti sono generalmente ubicati, durante le migrazioni, nelle isole o alle estremità delle terre che si protendono nel mare essendo fattori geografici favorevoli; durante i voli di spostamento invece essi si trovano in linea dì massima ai limiti dei boschi, nelle vicinanze della stessa sorgente e praticamente dovunque anche nei posti più impensati della vasta area di svernamento.

È talmente difficile imbattersi in una concentrazione di beccacce che quasi mai il cacciatore in tutta la sua vita ha questa fortuna. Pur praticando la caccia alla beccaccia tutti i giorni tranne la domenica io ancora non ho avuto una combinazione del genere. Alcuni miei amici, invece, sì. È il caso del medico siciliano Rosario Chimenti al quale lascio la parola: « Qui da noi il terreno non è certo l’optimum per la beccaccia; le zone che abitualmente ospitano le beccacce sono delle strisce di canneto dalla larghezza dai venti ai quaranta metri e che corrono per chilometri e chilometri. Cacciando il coniglio e la lepre ín questi canneti non è difficile vedere volare le beccacce. In casi eccezionali si possono trovare anche in zone insospettate; ricordo a tal proposito che venticinque anni fa mi trovai in una zona dove sparai tutte le cartucce sulle beccacce. Il giorno successivo ritornai ben fornito nella stessa località, ma ne trovai appena tre. Ciò sta a dimostrare che si fermano appena una notte e non più ». Una fortuna del genere capitò anche al signor Francesco Di Feo nel mese di marzo e a due cacciatori di Altavilla Silentina ( Salerno) nel mese dì dicembre del 1964. Si tratta dei signori Miano e Ruggiero i quali mi riferirono che tante e tali erano le beccacce che essi non sapevano su quale sparare. Ritornati sul posto la mattina seguente non ne trovarono nemmeno una. Un fatto analogo, ma sotto certi aspetti diverso, lo riferisce anche il signor Filippo Petroselli nel n. 2 di « Diana » 1960: « Il giorno 30 novembre 1948 tre miei amici degni di fede, erano all’inizio di cerca con cani da ferma nel ceduo di quercia pianeggiante, umido e ben vaccinato, detto delle “Carbonare”, in provincia di Viterbo, sito di ottima fama in tempo di passo, quando furono sorpresi da improvvise e sparse canizze nonché da frequenti schioppettate anche esse sparse qua e là per il bosco. Sorpresi ed interdetti, non sapevano rendersi conto di ciò che accadeva. Nulla potendo vedere da lì per il folto ceduo ancora tutto vestito, s’appressarono cautamente al nudo bordo della macchia ove l’altopiano scende con ripido scalino verso il Traponzo che, accompagnato da una processione di superbi cerri ed olmi, corre fragorosamente a gettarsi nel Marta. Lì s’offerse loro lo spettacolo che li fece restare per un po’ ad occhi attoniti e labbra socchiuse. Nel cielo ancora un po’ velato, vagavano qua e là, come disorientati alcuni stormi di uccelli che stentarono molto a riconoscere. Colombelle? Taccole? Vi riuscirono solo quando alcuni di essi capitarono a passare sopra di loro. Le riconobbero dal becco, dal lungo becco. Beccacce! Proprio beccacce.

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La sorpresa si accrebbe quando si accorsero che le volanti (dieci-quindici per branco) si abbassavano planando ogni tanto qua e là con l’evidente intento di riposarsi in quel bosco dal quale colpi e canizze l’avevano fugate ». Le eruzioni si verificano talvolta lungo la costa adriatica con particolari condizioni di tempo perché le beccacce provenienti dalle regioni orientali dopo aver trasvolato la superficie liquida si rimettono, come a volte fanno le quaglie, sul primo lembo di terra o nel primo bosco che incontrano.

Che una beccaccia in volo ne senta un’altra a terra che emette suoni e capti l’emanazione dei rigetti dei lombrichi quando sono presenti in quantità rilevante è dimostrato dall’accentrarsi di diverse beccacce in una stessa ed accogliente « riposta » o in un determinato punto di una località allorquando il terreno è duro perché ricoperto di nevischio e ghiaccio. Questo fatto confuta quanto afferma Clamart secondo cui lo scolopacide ha bisogno di cento metri di bosco ricco dí humus per nutrirsi. L’affermazione è inesatta anche per un’altra ragione: molti anni fa quando c’erano più beccacce lo stesso bosco, immaginando che non abbia subito modifiche, ospitava più beccacce di quante in esso se ne possano trovare oggi.

Quando sussistono le condizioni sopra accennate capita che le beccacce si riuniscano nella stessa rimessa in numero indeterminato e se incalzate dal cane volano a una, due, tre, quattro e più alla volta facendo sbalordire il cacciatore. Ciò si verifica principalmente nelle Isole Tremiti e in tutte quelle località che sono sulla direttrice della loro migrazione e nelle quali le beccacce sostano per breve tempo. A un bravissimo cacciatore cosentino, Francesco Barone, in compagnia del dott. Armando Piro, col quale non sono d’accordo perché sostiene che della beccaccia si sa oramai tutto, una volta in Sila ( Piano della Giumenta) capitò di involare dalla stessa rimessa ben otto beccacce che partirono una alla volta a brevissimo intervallo l’una dell’altra. Pur avendo il fucile semi-automatico uccise solo la prima. Un altro vecchio cacciatore di mia conoscenza il col. veter. Dino Camici assieme al signor Vito Morcaldi nel 1936 ne vide molte di più. Lascio immaginare lo stupore e la sorpresa che un simile avvenimento può suscitare anche in un incallito cacciatore di beccacce. A Rodi Garganico (Foggia) non molti anni fa alcuni miei amici in una sola giornata uccisero ben trenta beccacce senza contare quelle incarnierate dagli altri cacciatori. La stessa cosa successe anche a due cacciatori calabresi e ad altri. Dopo tutti questi interessantissimi episodi dobbiamo porci due domande. Se le beccacce non viaggiano in gruppo, come fanno a concentrarsi in tante in uno stesso punto? Se i gruppi sono costituiti massimo di sei, sette individui, come si spiega che a volte in un’area ristretta ci sono centinaia di beccacce? Questi rari, ma straordinari fenomeni non sono per me dovuti alla casualità, ma agli ultrasuoni o altri suoni per mezzo dei quali le beccacce si tengono in contatto tra loro anche a notevole distanza e si ritrovano in casi di necessità per superare una qualsiasi difficoltà. Considerando il numero delle beccacce in rapporto alle stazioni di svernamento che hanno a disposizione, si possono riunire, secondo me, in uno stesso punto per casualità tre, quattro e cinque beccacce (e so di esagerare), ma non cinquanta, sessanta o cento.

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1 Comment

  1. Antonio

    In trentacinque anni di attività venatoria,una sola volta, ho avuto il privilegio di imbattermi, in una piccola concentrazione di beccacce.
    Era agli inizi di novembre del 2011 in una piccola pineta a 900 m s.l.m in provincia di POTENZA , mi sono imbattuto in una dozzina di beccacce, non so, se si può parlare di eruzione o di posso autunnale, ma la cosa strana che il giorno dopo di quelle dodici, non ne ho trovato traccia.
    Spero di poter provare, almeno un’ altra volta nella vita, un’emozione così grande.

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