Strano uccello davvero si è questo!

Sconosciuto da noi nel tempo della riproduzione, rifugiasi in quel tempo nelle foreste del nord-est e del nord dell’Europa, spingendosi fino alle freddissime terre della Groenlandia e dell’Islanda.

Là nella tranquilla pace di quelle selve fra l’aria aromatizzata dalla vegetazione resinosa, tra il dolce mormorio dei ruscelli, quest’uccello si riproduce, alleva con somma cura ed amore la prole; e quando questa è in grado di pensar per sé al lungo viaggio che deve compiere per isfuggire ai rigori dell’inverno che si avvicina, si abbandona ad una specie di gita di piacere. Non come fa la Quaglia o la Rondine, essa viaggia; non d’una sola volata compie il cammino prestabilito.

Eccola

Eccola

Al contrario, essa viaggia per tappe; soffermandosi a visitare le più belle regioni che attraversa, ed intanto riprende man mano lena a proseguire: per tal modo, e sempre a piccole tappe, finchè si trova sul continente la Beccaccia ci viene fino dalle vicinanze del Polo!

Giunta alle spiagge del Mediterraneo o dell’Adriatico, allora spiega le vele alla lunga traversata; tocca le isole dell’uno o dell’altro di questi mari, e se ivi non trova albergo adatto alla ibernazione, dà una capatina alle coste settentrionali dell’Africa, e se neppure queste prime terre del Continente nero le vanno a grado, con pochi colpi d’ala si spinge fin sotto all’Equatore.

E’ appunto in queste sue tappe di viaggio che la Beccaccia dispensa, colla vita, larga messe di gioia a tutti i cacciatori d’Europa. Partendo sul principio di settembre dalle selvose regioni che l’ospitarono nella state, si trattiene nei primi giorni per le montagne della Germania, quasi ad invitare le compagne che ivi annidarono a partire di conserva.

Scende poi verso la metà del mese alla Svizzera, e di lì, verso la fine incomincia a spedire gli avamposti, che vengono ad esplorare le nostre terre.

Tratto da “ La Beccaccia” di N. Camusso