Censimento primaverile di coturnici sull’ Appennino meridionale

14191436_1097078557040616_664555585_oL’invito era di quelli a cui non si può dire di no: censire le coppie di cotorne in un vasto areale del nostro Appennino meridionale. Mio compagno, un inguaribile coturnat talebano, poenterista, uno di quelli che professano un solo credo: dopo il Pointer è tutto vano e che ha dedicato una vita a cacciare e censire questo nobilissimo selvatico in gran parte delle montagne d’Italia e d’Europa.

È uomo di poche parole, camminatore instancabile e grande conoscitore della montagna e delle sue insidie, profondo assertore del nobile credo “cacciare il più possibile, uccidendo il meno possibile”.

Parcheggiamo la macchina allo stazzo delle pecore, zaino in spalla e cominciamo a salire in silenzio con tre cani al guinzaglio: lui una bella Pointer di circa 3 anni, robusta, molto ben costruita con alle spalle un paio di anni di frequenti esperienze su queste montagne; io ho Lord, il giovane Spinone di 20 mesi (ma che si è già fatto le ossa a caccia anche in montagna) ed una giovanissima Pointer, 7 mesi, alle prime uscite in questi severissimi terreni.

Dopo una mezzora di salita, resa ancora più dura da un manto nevoso che occupa ancora i versanti a nord, sganciamo i cani. Ho sempre reputato questo tipo di caccia il più alto grado di selezione per il cane da ferma: qui un soggetto deve possedere mentalità, resistenza fisica, coraggio ed un corredo di qualità venatorie al massimo livello: dalla potenza olfattiva alla ferma solida, alla guidata decisa e prudente.

Insomma questo è un vero banco di prova (al vaglio del quale ho sottoposto tutti i miei cani).

Dopo un’ora di esplorazione senza incontri, il mio amico mi chiama per mostrarmi il virtuosismo della sua Pointer: ci affacciamo sul maestoso scenario della valle, su cui si staglia in ferma espressiva la bella Pointer; a lato c’è anche lo Spinone, lui pure in ferma (ma la distanza che ci separa da loro non ci consente di distinguere se è un consenso o una ferma d’autorità). Vola una bella coppia di coturnici e siamo contenti.

L’esplorazione continua in un vasto canalone roccioso che i cani affrontano con grande determinazione, estendendo la cerca in maniera considerevole (il pointerman mi confessa che non pensava uno Spinone potesse esprimere una cerca tanto ampia e di tale autonomia).

Lord risale il canale roccioso, supera un paio di passaggi pericolosamente difficili, provocando in me un po’ di apprensione. Ma con sollievo lo vediamo ricomparire mentre sta filando fra le rocce. Interpreto positivamente il suo comportamento e suggerisco al mio amico di avvicinarci a Lord: e come ci affacciamo al di sopra dalla costa che ci separa da lui, lo vediamo in ferma.

Da un mucchio di sassi parte una coppia che anche la giovane Pointer vede ed insegue: la cagnina non sembra per nulla intimorita dalle asperità dell’ambiente e – pur non avendo ancora la minima esperienza – mette in mostra iniziativa e mentalità che fanno ben sperare.

Continuiamo l’esplorazione su un costone roccioso, inframmezzato da piccoli boschetti di faggi ancora in abito invernale ed ad un centinaio di metri Lord passa sotto di noi, avventa e ferma; questa volta sono io a fischiare per richiamare l’attenzione del mio amico. A completare la scena, subito dopo anche la sua Pointer si rovescia in ferma. Riesco ad immortalare la prodezza con un paio di fotografie. La coppia di coturnici della Pointer si mete in volo, mentre Lord è ancora in ferma. Forse che sia la stessa coppia della Pointer che ha pedinato? Ma il dubbio è presto risolto perché Lord comincia a guidare verso una ceppaia di faggi, dove placida s’involano le due cotorne.

Dunque son quattro coppie. Le condizioni dell’areale sono idonee ed i terreni sono ancora sufficientemente pascolati: c’è quindi di che sperare che nascano altrettante brigate.

Verremo a verificare a settembre. Leghiamo i cani e scendiamo alla macchina, felici come quando abbiamo il carniere pieno… e forse ancor più di.

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