CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

CRESCERE UN CANE DA BECCACCE di Mirco Peli

Biro di Marco Frattini

Per iniziare scegliete un cucciolo della razza che più vi piace, ma tenendo conto del territorio dove cacciate. Serve porre attenzione alle giuste correnti di sangue e tra queste, scegliete il miglior soggetto che la vostra intuizione riesce a suggerire, ma non senza aver prima escluso soggetti con difetti fisici visibili, tipo eventuali ernie, prognatismo o mancanza di pigmento. Ci si può rivolgere ad un allevamento blasonato; questo, se alleva razze inglesi, spesso seleziona le cucciolate con soggetti che corrono in grande cerca e raramente su beccaccia per cui, potremmo quindi ritrovarci in mano un giovane puledro che potrebbe avere difficoltà a soddisfarci; almeno si consideri il fatto che i cuccioli figli dei cani che corrono la grande cerca, erediteranno questa indole.

Nella scelta della corrente di sangue, è importante tenere conto del tipo di territorio dove noi cacciamo, e della presunta densità di selvaggina. Se cacciamo negli “ angolini o in riserve di pochi soci “, cani troppo esuberanti possono essere controproducenti, mentre sono indispensabili in montagna o in terreni ampi con scarsità di beccacce. Possiamo anche rivolgerci ad allevamenti amatoriali di proprietà di appassionati che possono avere nei loro soggetti una specializzazione mirata sulla beccaccia, o una corrente di sangue che più ci convince. Se già possediamo buoni soggetti che ci soddisfano nella caccia alla beccaccia, potremo valutare magari con amici che hanno un soggetto di pari valore, di fare una cucciolata.

Il vero cane da beccaccia, non è il soggetto che quando la incontra ferma anche la beccaccia, ma quello che la cerca in esclusiva, con passione indomita e in qualsiasi condizione la ritrova, al suo involo ne intuisce la traiettoria e la va a rintracciare in pochi minuti fermandola di nuovo. Il vero specialista che ha il tarlo della regina, andrà a trovarla in recessi sconosciuti, insegnando a voi, posti nuovi; le rimesse prima impensabili si imparano dai cani.

Se è questo il cane che vogliamo, cerchiamo di capire cosa fare e non fare per addestrarlo.

Lo specialista deve conoscere ed apprezzare l’usta della beccaccia imparando a considerare poco o affatto altre tipologie di odori.

Per questo tipo di esigenza, sin da piccolo, al contrario di altri soggetti destinati alla caccia generica, è da evitare l’uso di quaglie di voliera. Quella è una fase della sua vita di forte imprinting e tale odore rimarrebbe inevitabilmente fissato nel suo cervello. Ho avuto modo di confrontare nel bosco cani cresciti a pane e beccacce, con campioni proclamati su selvaggina liberata, per i secondi le beccacce non c’erano mai, neanche quando il mio carniere pesava, con la disperazione dei loro proprietari.  Molto meglio che nei primi 6/7 mesi di vita cresca sano e faccia movimento correndo su terreni pianeggianti, basteranno gli incontri con piccoli uccelli o rondini a stimolarlo a rincorrere uccelli che non si fanno prendere, ma soprattutto a rinforzargli la muscolatura.

Questo periodo di crescita, lo avremo convenientemente utilizzato per legare il cane a noi, insegnandogli i rudimenti dell’addestramento e del riporto, del camminare al guinzaglio. Il cucciolone successivamente portato nel bosco dovrà iniziare a sperimentare la sua intraprendenza e la sua libertà d’azione in un ambiente diverso da quello che conosceva. I richiami da parte nostra non servono, anzi sono controproducenti, anche se in questa fase scorrazzare qua e là è utile al cane per stabilire le distanze da noi ed il suo collegamento. Nel bosco il cucciolone farà conoscenza con tantissimi stimoli odorosi e visivi nuovi che saranno un esercizio alla sua curiosità.

Con i soggetti in particolare se provengono da genitori che hanno vinto in grande cerca, esuberanti e tendenti ad esagerare nello scorrazzare, bisogna fermarsi sul posto e aspettare che siano loro a rientrare. Il collegamento si realizza oltre che a legare il cane sin da cucciolo con il gioco e l’amore, ma non servono continui richiami, che producono l’effetto contrario. Infatti il cucciolone sentendo dove voi siete localizzati, si sente tranquillo e non sente il bisogno di rientrare, serve invece che sia il cucciolone a cercarvi e a rientrare, pertanto è indispensabile il silenzio, complicandogli pure il vostro ritrovamento. Solo cosi ad un certo punto della sua esplorazione nel bosco sentirà il bisogno di cercarvi, e usando il naso cercherà la vostra usta presso i viottoli, possiamo allora dire che stiamo costruendo il collegamento.

L’apprendista beccacciaio non deve essere limitato nella sua cerca, lasciate a lui tutte le prerogative di esplorazione, dato che un giorno si dovrà confrontare in maniera vincente con l’uccello che occupa gli spazi più vari ed imprevedibili dell’ambiente.

Se è possibile, è indispensabile portarlo a caccia in periodo di beccacce e se riuscite ad abbatterne una, anche se il merito dell’incontro fosse del cane esperto, sarà per lui la presa di coscienza di cosa deve cercare. Questo segna anche l’inizio della collaborazione, avendo realizzato che non basta cercarle ma per abboccarle serve la presenza del capobranco. Poi in primavera al momento del ripasso potremo di nuovo portare il cucciolone per affinargli le esperienze sulle beccacce, che comunque deve avere l’opportunità di incontrare. Non può esistere un cane da beccacce che non ne incontra in gioventù. Queste dovrebbero essere sempre reperibili in tutte le fasi di addestramento sul campo, cosa che in questi ultimi anni è diventato estremamente difficile e molti di noi ricorrono a viaggi su e giù per la penisola o addirittura all’estero per incontrarle con sufficiente frequenza.

Il cane da beccacce deve avere sicuramente tante doti finalizzate alla ricerca ed all’incontro dello scolopacide ma dovrà avere anche il consenso ed il recupero/riporto. Per ciò che concerne il consenso ai giorni nostri molto spesso è innato, frutto di una buona selezione e il problema non esiste, ma se così non fosse, va insegnato, questo vale anche per il recupero e riporto.

Far crescere una cane per un futuro da beccacce può essere semplice o difficile allo stesso tempo. Dipende dal cane, dalla disponibilità di beccacce, dalle nostre capacità di addestratore.

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1 Comment

  1. Enzo

    Pienamente d’accordo

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