CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

INTERVISTA A SILVIO SPANO’

Silvio Spanò a Vormsi

Da dove nasce la tua passione nei confronti della Beccaccia ?
L’11 novembre 1956 da buon “cacciatore generalista” ligure, in un oliveto della Riviera di ponente, tirai ad un uccello, involatosi da terra, che pensavo fosse un “notturno”….Luca, il mio giovane cugino che mi accompagnava, corse e raccattò, con emozione, una beccaccia! Da quel momento cominciarono a tremarmi le mani (e mi tremano ogni volta) e conservai a lungo quel bossolo grigio, di GP cal.20. Quella fu la scossa, che tuttavia si agganciava alla lenta trasformazione di mio Padre con forte passione per la beccaccia e il cane da ferma (avevamo un pointer Alì), aggancio rinsaldato nei pochi anni seguenti in quanto Papà morì a 53 anni, nel 1959. Può essere che cominciò da qui la mia filosofia che mi fa concepire la caccia alla beccaccia “come un pellegrinaggio”, una sorta di scusa per ripercorrere da solo col mio cane luoghi e ricordi, sovente gli stessi ripetuti negli anni (la fedeltà della beccaccia ai suoi siti!), ma in silenziosa e nostalgica compagnia degli amici, sempre più numerosi, che non ci sono più.
 
Il tuo lavoro ha in qualche modo influenzato la scelta venatoria verso la Beccaccia ?
Può darsi che il mio lavoro di docente universitario di zoologia, che in quegli anni stava evolvendo lungo diverse linee di ricerca, abbia contribuito ad acuire la mia “curiosità” per lo studio delle beccacce, in quegli anni (1960) ai suoi inizi con Fadat, il Club National des Bécassiers e l’ONC. Mi stavo accorgendo che la mia formazione mi portava a scoprire via via grosse lacune e veri errori presenti nella letteratura specialistica, spingendomi a cercare, e poi applicare sulle beccacce che mi passavano per le mani (poche in verità) le novità che stavano emergendo altrove.
 
Quale è il Setter da te utilizzato nella caccia alla Beccaccia che ricordi con più amore, e perché (le sue caratteristiche soprattutto a caccia) ?
Il primo cane che mi insegnò a trovare le beccacce fu un pointer, Drick, punto di partenza che non rinnego e cui, forse, potrei tornare a chiusura della mia vita cinofila! Ebbi infatti a scrivere, allora, una sorta di mio “epitaffio”: “ Il mio pointer ideale/ fermo sulla Tua orma / diventa un Mito!”. Ma la domanda chiede quale “setter” e devo dire che il centro della mia vita matura di cacciatore codaiolo (dai 32 ai 43 anni) con spiccata propensione per la beccaccia (e i selvatici alpini) è stato prepotentemente occupato da Palaziensis Ala (detta Brina) la cui vita in stretta nostra comunanza ci porto , a me e Cristina, ad averla con noi anche in viaggio di nozze! Di notevoli mezzi e movimenti regali (stava nella nota della grande cerca), incontenibile nel primo quarto d’ora, ben presto legammo visceralmente e la metto sul podio  (forse perché è stata la prima ed ero affascinato da quel suo muoversi leopardesco). Sarei tuttavia molto ingiusto se non ricordassi sua figlia Buia, brava beccacciaia, e – a seguire- Cinzia (forse la più gran cacciatrice  con la quale abbia l’onore e il piacere di uscire in campagna), nonché Ala e Nina, ciascuna con una sua peculiarità….fino all’attuale Maya, sorda congenita, che già nella sua prima stagione di caccia ( il 2010 quando aveva tra 10 e 14 mesi) mi ha dato emozioni esaltanti quanto a stile (movimento e stile di filata e ferma) ed al nostro meraviglioso contatto, ovviamente senza “suoni”!
 
Che rapporto hai nella vita di tutti i giorni con i tuoi cani ?
Da quanto detto si deduce che il rapporto tra me (noi, umani Spanò) ed i miei (nostri) cani non può esser rappresentato semplicemente come quello “normale” tra un padrone cacciatore ed il suo ausiliare, ma come un coinvolgimento viscerale, oserei dire ristretto di quello delle parentele “di sangue” quanto a coinvolgimento reciproco ed affiatamento. Sarà per questo che  non ho quasi mai avuto un cane “scarto”, tanto che Talino, noto cinofilo beccacciaio di Mongiardino Ligure (AL) ebbe più volte a ripetermi “ con i cani hai sempre avuto un bel  culino!…”  Oso sperare che ci sia stato anche qualcosa di più…anche se un caro amico giudice cinofilo, Matteo Piana, oggi scomparso, ebbe a dirmi di Cinzia “Anche tra i cani ci sono i disgraziati, come tra gli uomini, il suo per avere lei per padrone!”, intendendo che non erano corretti, altrimenti avrebbero potuto assurgere a riconoscimenti notevoli (in prove a beccacce Cinzia in effetti ebbe una percentuale altissima di qualifiche positivi, quasi mai “classifiche”, proprio per la scorrettezza al frullo)….ma questo è una disgrazia?…credo che per il cane (e per l’armonico sviluppo delle sue facoltà venatorie) fosse molto più importante il mio affetto e la mia disponibilità a portarlo a caccia!
 
Secondo te quale è la differenza tra la caccia (alla Beccaccia) di ieri e quella di oggi ?
La grossa differenza fra la caccia di ieri e quella di oggi è legata alla mobilità enormemente facilitata sia dai mezzi individuali di trasporto, sia dalla semplificazione e velocità delle burocrazie e dei voli per spostamenti all’estero, sia per le tecnologie che ci sono messe a disposizione (dalle previsioni meteo, alla presenza sul mercato, ampiamente reclamizzata, di aggeggi utili come beeper, gps palmari ecc.) a facilitare il reperimento dei cani in ferma (cani che possano tranquillamente andare fuori mano – e quindi battere di più – intanto, se buoni fermatori, li si può sempre servire!). Ne è conseguito un’esplosione dell’agonismo spicciolo, a scapito dell’introflessione delle esperienze personali: l’orribile domanda ricorrente “quante ne hai fatte?”, al posto di quella , più contegnosa “hai trovato la beccaccia?”
 
Quale consiglio daresti a chi oggi caccia Beccacce ?
Gustarsi ogni beccaccia come fosse la prima e l’ultima! Sempre col terrore di incidere, in qualche modo, sulla consistenza della specie. Ritornare a valorizzare i molti fattori emotivi qualitativi, legati all’incanto del bosco in quella stagione e al nostro rapporto “complice” con il nostro cane. Si tratta di un rapporto intimo tra il becacciaio e la sua preda potenziale, o meglio tra la sua anima e l’anima cosmica che la beccaccia incarna, piccolo cuore-cervello piumato, dai grandi occhi, che percorre aritmicamente le vie stellate del nostro emisfero e che, a volte, riusciamo ad intercettare, purtroppo uccidendola, viscerale coinvolgimento sacrificale con una parte di quel che resta del mondo vivente ancora genuino. Nel fondo resta sempre il commento di mia moglie, ad ogni beccaccia che porto a casa (molto poche): “Poverina, siete proprio stronzi, uccidere un simile miracolo della natura, che si sobbarca un viaggio di migliaia di chilometri, fedele alla sua memoria e al suo codice genetico, per farsi qui sparare da…un coglione qualsiasi!”.  Forse ha ragione!
Silvio Spanò

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1 Comment

  1. fulvio

    Forse la moglie non a tutti i torti……Sarebbe bello ( fantascienza!!) che le beccaccie le troviamo con il cane ma senza spararle in autunno ma solo per il piacere di vederle frullare davanti ai nostri occhi….. meditate…….

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