CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

DIFENDIAMO LA BECCACCIA di Silvio Spanò

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Una proposta per la gestione responsabile mirata alla conservazione della beccaccia nei Paesi dell’Unione Europea, auguralmente estensibile anche ad altre nazioni.

Stufo di sentire discussioni pro e contro la caccia della beccaccia all’estero e individuandovi con una certa chiarezza la necessità di apportarvi alcuni limiti nell’ambito di una proposta di regolamentazione globale (la beccaccia è oggetto di interesse squisitamente transnazionale), ho buttato giù una documento sintetico con l’intenzione di sottoporlo a quanti può stare a cuore la sopravvivenza di questa specie, meglio se provvisti di agganci tali da potere portare avanti queste proposte.

Il progetto riguarda alcuni principi che (da anni) stanno emergendo in seno a diversi autorevoli gruppi di beccacciai europei, cercando di inserirli in un contesto più ampio in modo da poter coinvolgere la maggior parte dei Paesi produttori e consumatori di questo insostituibile patrimonio naturale di interesse cinegetico. In realtà sarebbe indirizzato a tutti gli interessati alla conservazione della natura in Europa e all’esercizio di una caccia durevole (conservativa), con preghiera di supportare l’iniziativa presso le relative Istituzioni.

In questa logica l’ho inviato al Presidente del Club della Beccaccia italiano e a quello della Federazione delle associazioni nazionali dei beccacciai del paleartico occidentale (FANBPO), nella speranza, esaudita, di coinvolgerli. In realtà infatti se ne è parlato in seno alle recenti Assemblee, sia del Club, sia della FANBPO, con la speranza che non resti solo nell’ambito delle buone intenzioni, visto l’intersecarsi di vari interessi in questo campo!

Qui lo riporto nella forma originale e probabilmente migliorabile in modo che i lettori interessati possano conoscere cosa potrebbe “bollire in pentola”.

Gestione responsabile e uniforme della Beccaccia (Scolopaxrusticola )

In qualità di Presidente onorario del Club della Beccaccia – Italia, membro del Woodcock & Snipe Specialist Group di Wetlands Internazionale IUCN, presidente pro tempore della Commissione Uccelli migratori del C.I.C.- Italia, già docente di Zoologia applicata presso l’Università di Genova, mi permetto di sottoporre alla Vostra attenzione la seguente proposta di gestione di una specie di grosso interesse transnazionale (la beccaccia Scolopax rusticola) che è oggi sottoposta ad una pressione venatoria crescente e priva di regole omogenee in buona parte dei Paesi della porzione paleartico occidentale del suo areale.

L’interesse della conservazione di questo capitale, anche dal punto di vista di una caccia durevole, comporterebbe una serie di interventi preventivi, e di ricerche, alcuni già in corso, ma che prevedono tempi lunghi, mentre sarebbe auspicabile raggiungere un rapido accordo-normativa internazionale per frenarne lo sfruttamento eccessivo, sovente turistico-venatorio, motivato per lo più da spinte economiche di gruppi di interesse, ma sostenuto anche da motivazioni populistico-elettorali.

Il Paese della comunità europea che effettua il maggior prelievo venatorio di beccacce è la Francia, la quale, rendendosi realisticamente conto dell’eccesso di persecuzione sulla specie, nel 2011 ha varato una normativa nazionale che prevede un prelievo individuale annuo massimo ammesso (PMA) di 30 beccacce per ogni cacciatore, modulabile in meno a livello dipartimentale, con limiti anche giornalieri e settimanali. Detto regolamento potrebbe costituire una linea guida per una proposta a livello dell’Unione Europea.

In base alla nostra esperienza e ad un minimo di buon senso sarebbe auspicabile istituire un “Carnet Beccaccia”, da richiedere obbligatoriamente alle autorità competenti da chi vuole cacciare questa specie, nel quale, oltre ai dati personali, sono presenti fascette autoadesive staccabili, con numero di codice, da applicare ad una zampa della beccaccia abbattuta al momento del recupero. Il numero delle fascette concesse ad ogni richiedente corrisponde al numero massimo di capi prelevabili annualmente dal titolare del carnet ed ha validità in tutti i Paesi dell’Unione Europea: pertanto allorché verranno utilizzate tutte le fascette in uno o più Paesi comunitari, la caccia alla beccaccia per il titolare del carnet sarà automaticamente chiusa. Il carnet stesso dovrà essere restituito alle Autorità competenti al momento della richiesta di quello relativo all’anno seguente, pena l’impossibilità di ottenerlo; parimenti la concessione del carnet sarà negata per le infrazioni dovute ad un utilizzo scorretto.

Il numero massimo di beccacce/anno prelevabile, uguale per tutti, in prima istanza non dovrebbe eccedere le 30 unità, eventualmente modulabili a diminuire a cura delle Autorità a seguito di esigenze gestionali contingenti.

Su beccacce abbattute in Paesi non membri dell’Unione Europea, le fascette potrebbero essere volontariamente e virtuosamente apposte dal cacciatore turista, erodendo il proprio budget annuale, il quale comunque non potrà introdurre nel proprio Paese beccacce prive di fascetta.

Appare chiaro che questo sistema di caccia specialistica offrirebbe una serie di informazioni gestionali, tra cui la conoscenza del numero di fruitori e delle beccacce realmente prelevate (siamo ovviamente nel mondo dell’utopia, comunque auspicabile).

Sarebbe sperabile un’intesa anche con le Nazioni che non fanno parte dell’Unione Europea nel tentativo di armonizzare la normativa sulla maggior parte dell’areale di diffusione della beccaccia, a partire dalla sua porzione occidentale.

Nella speranza di aver offerto un utile strumento di discussione per una gestione conservativa della specie.

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3 Comments

  1. scaramuzza lucio

    Sarebbe molto più interessante se l’autore In qualità di Presidente onorario del Club della Beccaccia – Italia, membro del Woodcock & Snipe Specialist Group di Wetlands Internazionale IUCN, presidente pro tempore della Commissione Uccelli migratori del C.I.C.- Italia, già docente di Zoologia applicata presso l’Università di Genova, ci fornisse anche i dati o le stime da cui deriva una proposta di questo genere.Penso che avrebbe un impatto sul mondo della caccia decisamente diverso del semplice annuncio,anche se autorevole,che la beccaccia è in grave difficoltà.
    Sarebbe cosa saggia (almeno così la penso) che fornisse le stime sugli abbattimenti totali e sugli abbattimenti in Italia e Francia e Grecia
    Questo lo dico per rendere consapevoli i beccaccia i italiani, che forse consapevoli non sono

  2. Vittorio Ferrini

    E’ dal 1970 che pratico questo tipo di attività venatoria assiduamente nel rispetto delle leggi vigenti, inoltre sono abilitato ha fare censimemti primaverili e dopo vari incontri avuti sappiamo che la beccaccia al momento non presenta alcun problema di codice rosso, x quanto riguada la proposta delle fascette e dei trenta capi comlessivi ,penso che non ci arriveremo mai , x molti paesi la mobilità venatoria è una risorsa , voglio ricordare che in italia abbiamo gia un limite di 20 beccacce .

  3. Silvio Spanò

    Risposta di Spanò
    E’ inutile nasconderci dietro un dito: dati reali sugli abbattimenti non ne abbiamo e, quelli disponibili, sono stime (tipo sondaggi su campioni!). Pertanto la mia proposta, ispirata da quanto in Francia è stato realizzato a livello nazionale con molta fatica, ma almeno su basi realistiche e controllabili (contrassegni e carnet), è al solito prudenziale…ma non credo che invocare una gestione prudenziale sia sbagliato per chiunque veda la beccaccia come un bene insostituibile (non allevabile…per fortuna!) e che, nonostante finora abbia “tenuto” reltivamente bene, non significhi son si debba evitarle rischi eccessivi, che sempre sono dietro l’angolo e che in alcune annate abbiamo chiaramente avuto modo di toccare con mano (sarebbe vera incoscienza aspettare di avere un codice rosso per fare qualcosa…in ritardo!)
    Quanto al “tetto” massimo annuale di 20 capi che già avremmo in Italia: non è vero! E’ variabile da regione a regione e, in totale, non è detto che i singoli tetti regionali non possano essere legalmente superati!

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