CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Dinamiche future della caccia e del cane da ferma, in particolare del setter –di Mirco Peli–

Il cane accompagna l’uomo a caccia da quando è stato addomesticato, durante la millenaria storia ha subito da parte dell’uomo grosse modificazioni nel suo comportamento, sono state create le razze che all’inizio non esistevano. Ogni passaggio evolutivo aveva una sua logica, quando la selvaggina era tanta non servivano cani particolari, bastava che aiutassero l’uomo nella cattura della selvaggina che poteva essere di pelo o di penna, non faceva differenza serviva per sfamarsi. Con il passare del tempo la selvaggina veniva catturata ancora per sfamarsi ma anche per diletto, vedi le cacce antiche dei nobili fatte con i falconi o le reti, e i cani di conseguenza si specializzavano a questo scopo. Più recentemente vennero create le razze che si adattassero meglio alle varietà del territorio in cui si cacciava e alla selvaggina.

Lo stesso setter inglese una volta arrivato in Italia, in un paio di secoli è diventato diverso da come era appena importato, sia come morfologia che come lavoro, ma se ci badate la logica che segue queste modificazioni è ancora una volta basata sulla quantità/qualità di selvaggina esistente, e un po’ meno sul territorio.

Veniamo al dunque, è la quantità di selvaggina presente sul territorio a fare la selezione del cane da ferma,  meno selvaggina c’è più abbiamo bisogno di cani che sappiano individuare quell’unico capo, anche se si trova sulla montagna opposta a quella in cui noi siamo. La tecnologia oggi ci consente di servire il cane anche a grandi distanze, male che vada è sempre meglio sapere che la selvaggina c’è che non trovare niente. Quando parlo di selvaggina mi riferisco a quella vera tipica di monte e beccacce, probabilmente per il beccaccino e quaglie valgono altre logiche, ma non conoscendoli non mi addentro a parlare di cani adatti a questo selvatico.

La tecnologia di oggi rende utilizzabili questi ausiliari, senza di essa non saremmo arrivati ad avere setter come li abbiamo oggi, non avrebbero senso né futuro. Leviamoci subito il dubbio che la tecnologia si possa fermare; no la tecnologia non si ferma, una volta inventata evolve ulteriormente, tanto che, anche se fosse proibita, verrebbe usata comunque (evolverà tanto da non poterla controllare).

Quali allora le dinamiche future del setter, dinamiche, che non sono più tanto future?

Il setter che serve oggi a caccia è quello che trova la selvaggina là dove questa è, non importa se poca, non importa se si sparerà o no, l’importante è che la trovi, la fermi per il tempo necessario all’arrivo del cacciatore.

Oggi questi setter non sono una rarità, anzi.

Si possono avanzare mille obiezioni, se la selvaggina tiene la ferma tanto tempo, se è meglio che il cane guidi in assenza del cacciatore per tenerla a terra sotto soggezione della ferma, o al contrario che il cane stia fermo anche se la selvaggina si allontana e inizi a guidare solo all’arrivo del proprietario. Per la mia esperienza parlando di caccia alla beccaccia questi diversi tipi di comportamento sono ininfluenti, vi spiego il perché. Sia il cane, sia la selvaggina non hanno sempre lo stesso comportamento, sarebbe assurdo pensare il contrario, nessuno dei due ha studiato le regole di comportamento.

Può succedere che il cane la guidi spontaneamente, tenendo la selvaggina a terra, fino all’arrivo del conduttore. Può succedere che la beccaccia regga la ferma senza muoversi anche mezz’ora e decida di frullare anche dopo qualche minuto che il cacciatore pesta in zona, cercando il piazzamento migliore. Può succedere che la regina si sia allontanata di pedina e pure che abbia fatto un breve voletto, senza che il cane se ne sia accorto, il setter che intendo io che l’ha saputa trovare a 10/15 minuti di strada dal conduttore, anche se si è spostata con un breve voletto una volta fatto guidare e accortosi che non c’è più, ci metterà tre lacet per ribloccarla dando al cacciatore la possibilità di sparare. 

Allora bando alle chiacchiere, sul cane che caccia lungo, sui sistemi elettronici, il cane oggi come ieri serve per trovare la selvaggina, e se le beccacce sono poche e distribuite su molto terreno non risolviamo il problema con cani che cacciano corti, a orecchio di campano.

Faremo solo più strada senza certezze di trovarla.

Non mi raccontate poi che il cane che caccia lungo tralascia la selvaggina vicina, non mi è mai successo. Il cane caccia lungo se non c’è selvaggina vicino, inoltre anche se caccia lungo il setter deve rientrare a collegarsi al conduttore, e durante questo rientro per collegarsi batte l’eventuale terreno attraversato velocemente.

Il conduttore non deve però commettere l’errore di voler esser lui a collegarsi al cane camminando veloce per essergli vicino, non serve, anzi il quel caso si, il cane può tralasciare qualcosa perché rientra più corto. Camminando piano e ascoltando la posizione del cane si può attendere tranquillamente che sia lui a collegarsi sapendo nel contempo quale terreno ha esplorato, solo allora si procede. Cosi cacciando si esplora minuziosamente il territorio e si cammina il minimo indispensabile.

Unica strada per tornare ad avere una selezione che porti ad avere il setter antico, quello che alcuni rimpiangono, quello che permette di cacciare con la melodia del campano, che non nego abbia il suo fascino, piace pure a me. Il poter godere delle sfumature del lavoro del cane, comporta una strada difficile, che pochi cacciatori  sono disposti a seguire.

Quale strada?

Avere più selvaggina vera, almeno tanto a quella che cera negli anni 50, ma per fare ciò servirebbe che i cacciatori si impegnassero ad ammazzare di meno, servirebbe che i cacciatori e i loro rappresentanti si impegnassero di più nelle attività utili alla ripresa delle oramai scarse popolazioni di selvaggina. Servirebbe pure accettare che la tecnologia sia per una volta a favore della beccaccia e che sia impossibile fare i furbi sia in Italia che all’estero.

Questa è la ricetta per goderci il cane e la caccia.

Una strada possibile? 

Non credo, saremo destinati ad evolvere noi con il nostro setter con sempre maggiore tecnologia e cani forse anch’essi tecnologici, cani bionici con olfatto elettronico. Droni che esplorano il terreno muniti di tecamere a infrarosso, pallini che seguono il bersaglio, e probabilmente selvatici di plastica.

Pensateci questa è la dinamica futura del setter e della caccia.

Nota dell’amico Silvio Spanò

(Sono d’accordo sull’andazzo incontrollabile, ma non sono d’accordo a rinunciare alla nostra volontà/desiderio di tendere a qualcosa di diverso…se veramente lo vogliamo…..perché purtroppo il cane bionico con le starne di plastica tutto l’anno a disposizione….ci fanno comodo, in fondo le vogliamo noi! )

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2 Comments

  1. Athos Carassai

    Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate……..”magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda”

    SE QUESTA È LA CACCIA CHE AUSPICHIAMO, UN SETTER COME QUELLO SOPRA DESCRITTO NON SERVE….A NULLA !

  2. Oliviero

    Oltre a trovarmi concorde, sottolineo come da noi,in montagna, visto l’invecchiamento del popolo dei cacciatori, torna molto utile il cane che gira lungo, sotto controllo, poiché riduce notevolmente le fatiche dei vecchietti come me che così si possono permettere con grande soddisfazione,ancora qualche uscita.

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