Foto di Mario Salomone

Mentre la caffettiera borbotta tutto il suo aroma in sottofondo, sento che Giove pluvio sta dando il meglio di se ma, imperterrito e ostinato, carico i setter e si parte. Quando la strada comincia a inerpicarsi su per il monte, il colore ai bordi della carrareccia cambia da un lucente scuro al bianco immacolato della neve.  Arrivo a destinazione, in un piccolo slargo della carrareccia e appena spento il motore, distinguo i goccioloni che cadendo  dagli alberi creano un armonioso picchiettare.

Incurante di tale avversità mi preparo a dovere; scarponi, ghette, baubour e mentre sono intento alla vestizione passano i due, ormai amici liguri, della valle Grana che ridiscendono. Non si fidano” : se arriva la vigilanza scrive” ed è vero, ma io ho qualcosa dentro che mi spinge a provarci e con la scusa di scendere più in basso a piedi e poi risalire nel corso della mattinata ci salutiamo. La pendenza con quelle due dita di neve fradicia in terra è una “cacca” , e i ruzzoloni si susseguono. Vedo Rem passare avanti a me, ed io mi trovo sulla stessa traiettoria ,quando alle mie spalle il frullo mi coglie impreparato :la vedo bene oltre le cime e indovino la rimessa che ,a parer mio non è lunga. Torno indietro e invito i setter a salire, ma i vagabondi non curanti continuano le loro scorribande. Salgo io e allora anche Rocky mi segue. Mi attraversa pochi metri sopra e non succede nulla.

NON CI CREDO. Continuo a salire e la furbastra aspetta che mi volti e parte rasoterra costeggiando il monte in quel diluvio. Era proprio dove pensavo. Richiamo i setter e verbalmente gli faccio una romanzina: e come non sentissero l’afrore della regina: durante una nevicata a volte può portare un po’ di scompiglio nel naso dei setter, ma… . Ci son passati due volte vicinissimi e il nulla. Mentre un po’ mi rodo e un po’ penso alla rimessa, il violino di Rem comincia la sinfonia. Devo attraversare due colatoi e ci metto un po’. Quando arrivo a scorgerlo lo vedo masticar l’aria a testa alta. Cerco di aggirarlo ma Lei parte e le due botte si susseguono. Deluso ,ma con in mente l’ultima botta che mi vedeva perfettamente allineato alla sagoma riprendo la cerca nella direzione della fuga e , mentre attraverso un fitto ,mi vedo il buon Rocky arrivare con Lei in bocca. Sto ancora finendo di riporre la Rejno che i beeper suonano all’unisono. Li trovo in un fitto noccioleto alternato a larici ormai ingialliti e portatomi nei pressi inizia una danza che pare non abbia fine. I voletti si susseguono e i setter riprendono ogni volta il filo per ben quattro volte ,quando, all’ennesima ferma, la vedo volo radente valicare il cresto nascosta dalla vegetazione e dai setter. Li lascio sfogare e poi m’incammino sulla rimessa. In cima mi fermo e aspetto che arrivino i miei vagabondi: ecco Rem che fatti pochi passi, si flette. Parte alzandosi sopra le cime, e avendo sprecato la prima, la seconda ne spezza il volo.

Per non smentirsi Rocky , ricuperatore infallibile, sta arrivando con il suo fagottino di piume portato a fior di labbra, come avesse la paura di sciuparla. Lisciate le penne e riposte le emozioni nei ricordi, la mattinata prosegue e nell’intento di attraversare un canalone profondo una quindicina di metri mi sfugge l’appiglio dei piedi e comincio a scivolare a velocità sostenuta verso il fondo. Cerco di frenare con i talloni che non trovano buono e mi preparo alla botta. Mi è andata di c..o che son riuscito a mantenere la verticalità arrivando con i piedi perché potevo farmi davvero male. Acciaccato e con la paura del fucile carico in mano raccatto le forze e dopo aver visionato i danni che ,al quantitativo di sangue miscelato all’acqua parevan non da poco, si dimostrano sopportabili e dovute alle varie escoriazioni. Nel frattempo ,seduto sul ceppo di un faggio tagliato da poco, scorgo il sole cominciare a far capolino tra le nuvole e leccandomi le ferite ,dentro di me mi chiedo se è ancora il caso di continuare, ma sono subito in piedi. Dieci minuti e il poeta suona il suo strumento: mi porto nei pressi ed anche lì stessa solfa. Tutto pulito sotto un fitto noccioleto e ,pancia a terra , i due setter alternano ferme e guidate. Molto sopra ne sento il frullo e la vedo alta sopra le cime ritornare indietro Sfiancando il monte. Aspetto che i setter capiscano e prendo la strada del ritorno. Rem mi precede e non passa molto che vengo richiamato dalla nenia. E’ sotto di me e scendendo piano piano me lo trovo di fronte una quindicina di m. .

Due passi e lei parte quasi sbattendomi in faccia e se avessi sparato, non avrei ritrovato granché. Le due botte non servono a nulla, anche se sulla seconda un po’ me la rimprovero. Non la ritroveremo più. Al tiepido sole che ormai scalda cani e umani consumo un frugale pasto diviso con i miei cagnoni e do una sbirciatina alle vostre notizie che parlan di tanta acqua. Durante la mattinata mi chiama Mario Pio: mi dice” come va? risp. bene. Hai trovato qualcosa?. risp. sto correndo dietro alla terza: cosaaaaa? Il giovanotto visto il tempaccio se rimboccato le coperte e al calduccio della moglie giovane e delle coperte sicuramente avrà sognato anche le beccacce. Il mio cuore zinco mi porta in un altro angolo di paradiso su cui il calore del sole subito influisce. Li amo: Rocky e Rem ;con loro non devi far parola e diresti che non c’è nessuno nel bosco se non quel violino improvviso che ne tradisce il silenzio Su un poggetto su cui gli ultimi raggi poggiano lo sguardo Rocky è flesso e Rem vicino a me lo sente senza vederlo e ha paura al sopravanzare. Lo fa di fianco a me e, a ogni mio passo corrisponde il suo. La rejno e qui nelle mani dopo che Rocky me la consegnata. Mi siedo e ascolto quel silenzio, cercando di percepirne parte dei segreti, e di carpirne le essenze, mille volte respirate, ma sempre con la sete insaziabile di sentirli ancora, finché il buon Dio vorrà. Ora anche il sole strizza l’occhio al giorno che muore e nascondendosi dietro le cime fa mancare il suo tepore, Anche Ël zinco è stanco nel fisico, ma con un turbinio di emozioni e ricordi che mi faran compagnia prima che finisca il mio giorno..

Mario Bruno Salomone