… In un prato innevato, interrotto da fitti cespugli di faggio, trovai Reno puntato in direzione di uno di questi. Improvvisamente il bastardo si precipita dentro al cespuglio e fa alzare una beccaccia…

La vidi ributtarsi sul prato, vicino alla macchia a sessanta metri da me. Ma anche il bastardaccio l’aveva vista e, senza dare retta ai richiami del padrone, corse da quella parte.

 

Grande fu il mio stupore nel vedere la beccaccia alzarsi a volare , come un farfallone, ad una altezza di 50 cm. al massimo sopra al cane, a coda spiegata ed emettendo un chioccolio identificabile in un  che..che..che..che.che.. ripetuto velocemente.

Il cane si arresta, anch’egli sorpreso dalla novità, e la beccaccia gli si ferma allora davanti, a non più di tre  o quattro metri di distanza, ad ali abbassate, colla coda a ventaglio come il pavone e ripetendo sempre lo stesso chioccolio.

Il cane non volle però farsi tanto canzonare e le si avventò contro, ma essa fu svelta a volarsene via in mezzo alla macchia.

Avevo visto, qualche altra volta, la beccaccia ferita fare la ruota con la coda quando il cane le si avvicinava per abboccarla, ma, per una beccaccia sanissima, la cosa era sorprendente ed inspiegabile.

Ettore Garavini  – La Beccaccia – Edit. Olimpia, 1948

Nota Bene – Così, come descrive l’Autore, deve essere stato anche per questa volpe ben rappresentata dal nostro Lemmi…Purtroppo per lei famelica…la  scolapax  rusticola, nondum matura est…

Romano Pesenti