Occhiolungo, un giovane cinghiale di tre anni, era avviato all’imbrunire su una pista che scendeva dall’Alto Bosco, in cerca di cibo.

Si sentiva molto soddisfatto. Poco prima sul finire del lungo pomeriggio estivo, si era rivoltolato ben bene nel fango che ricopriva quasi interamente la Pozza di Sopra.

Vi era entrato dentro per intero, rovesciandosi prima su un fianco e poi sull’altro, e infine poggiando la schiena e scalciando, mentre il fango molliccio, scagliato in alto dai suoi colpi potenti, ricadeva tutto attorno al suo corpo robusto.

Occhiolungo aspettava allora immobile che il fango lo ricoprisse fin quasi agli occhi( i suoi occhi erano insolitamente allungati per un cinghiale, e di qui veniva il suo nome), aspettava di sentirselo colare lungo le orecchie, poi tendeva la massa dei muscoli e scalciava , si rivoltava, si rotolava su un fianco e sull’altro e sulla schiena : che divertimento !

…Nessuna sensazione di pericolo : che meraviglia !

Occhiolungo si rotolò ancora un poco su un fianco, poi si arrestò di colpo : il monotono ticchettio del picchio gli aveva fatto nascere dentro una sensazione precisa : cos’era ?

Era fame, non vi erano dubbi. Semplicemente allungando e distendendo le zampe sottili ma robustissime, si drizzò nel mezzo della pozza e allungò il muso quel tanto che bastava per afferrare due ramoscelli che pendevano vicini, Con un robusto strattone li staccò e cominciò con soddisfazione a masticarli.

…E non era tutto! C’erano le ghiande, c’erano le faggiole, c’erano le radici, c’erano i funghi, c’erano gli insetti,c’erano le larve, c’erano le castagne e poco lontani i campi dei Dritti in Piedi che mettevano a disposizione patate, rape, barbabietole e altre leccornie.

Al pensiero, però, di questi Esseri in Piedi, Occhiolungo si rabbuiò.

Non era un buon Pensiero…

Gian Paolo Ceserani  – La rivolta dei Cinghiali  – A. Mondatori Editore, 1982