Il vecchio guardacaccia Bista aveva con sé anche un canuccio chiamato Moschino. Era un cane povero, mezzo intignato, uno di quei cani che i barrocciai toscani portano in cima ai loro carichi a far la guardia quando di notte se ne vanno ai mercati lontani, dormendo su un mucchio di fieno, assai più di quanto comportino i regolamenti stradali.

Una bestiola umile, anzi un po’ ripugnante per un occhio bianco opaco (era stato un pallino di rimbalzo di una fucilata a una lepre), che gli dava un che di sinistro. L’avvocatino (i due giovani, mi si disse, erano laureati da poco, uno in legge e l’altro in medicina) fece una smorfia e domandò a cosa doveva servire quello scarto di cane. Ma non insistè nelle sue poco cortesi osservazioni quando il guardia gli disse che era un ottimo cercatore specialmente adatto per la macchia.

– Con i nostri cani che avventano i fagiani a cento metri, è superfluo, ma se voi lo consigliate… venga pure anche il vostro Moschino.-

Era un piacere di vedere quei due giovanotti eleganti nei loro abiti sportivi con i loro gambali lustri fiammanti, le giacche di gabardina fresche di stiro, immuni dal più piccolo rammendo. Con quelle tenute immacolate si poteva anche insinuare che si trattasse di cacciatori poco addomesticati con i boschi, le prunaie ed il fango dei paduli!..

-Vedrete Bista che cani sono i nostri!.. Il più leggero è il mio. Ha già vinto quindici premi  nelle gare sul terreno; a casa ho una vetrina di coppe.-

Bista approvava estatico. Il dottore col suo cane, era già passato sull’altra sponda del fossaccio.

Fiord, era questo il nome del suo cane, era veramente fantastico. Non si era finito il primo pezzo di lavorato e sempre al pulito, che il cane era in ferma statuaria. “ E’ lepre o fagiano “ diceva il dottorino soddisfatto. Indubbiamente quel cane aveva un naso poderoso. I due uomini, per quanto ciò non sia ammesso dalle regole, passarono avanti al cane; questi si mosse  delicato, guardingo, a testa alta, dirigendosi verso il fosso. Impiegò cinque minuti buoni a fare cinquanta metri. Sul bordo del fosso qualche macchia, un po’ di stoppia, alcune vetrici intristite…il cane avanzava da un cespuglio all’altro ormai gattonando ..ma di animali nessuna traccia ! Se era un fagiano forse andava di piede. Arrivarono così al ciglio a strapiombo sul fosso, ove finiva la macchia. Il pointer dopo l’ultima gattonata, rientrava deluso nel campo.

Bista poco persuaso scioglieva Moschino e lo incitava a frugare dove era già passato l’aristocratico pointer: il canuccio dette una passata di malavoglia e poi rientrò anche lui sul campo.

– Sì – disse Bista – non c’è niente. Forse il suo cane ha cacciato su una vecchia passata.-

In ogni modo i due uomini seguivano il pointer che puntando e gattonando sembrava si muovesse veramente in un pollaio. Fiord andava avanti con le sue lunghe puntate senza che frullasse un animale. Se ne andava a ramengo per suo conto.

– Guardi signorino che qui Moschino segna davvero un fagiano o una lepre !

– Credete- disse l’avvocatino – che se c’era un animale, Fiord non l’avrebbe fiutato ?

Unico segno di emozione in Moschino era il febbrile agitarsi del codino, tutto arronciliato come quello dei suini.

– Stia attento signorino che qualcosa c’è – aggiunse Bista.

E qualcosa c’era davvero, che un fagiano maschio grosso come un cappone si alzò a quindici metri dal cacciatore.

La coppiola partì… e il fagiano vola ancora…

Pasquale Borracci  – Canne d’acciaio e canne di bambù  – Editoriale Olimpia,1970