Di cani di questa razza tedesca, nella mia lunga vita cacciatoresca, come dice il vulcanico amico Adelio, non ne ho mai posseduti.

Ho avuto dei suoi incroci con pointers, cioè i famosi bracchi-pointers dei nostri lontani tempi, anni cinquanta-settanta; cani di ottime doti venatorie, che assommando la velocità e la potenza di naso dell’inglese con la sagacia, la  rusticità, la  resistenza e la cerca meticolosa del tedesco, risultavano, spesso, essere grandi cani cacciatori.

Di questi ne ho avuti due: uno fu il mio primo cane da caccia. Una femmina già treenne, che si rivelò da subito cucciolona, un’ottima beccaccinista, Caccia prevalente dei miei primi anni venatici e cinofili  di sedicenne nella paterna cascina lombarda, nelle nostre marcite e risaie. Diana, non bella a vedersi, perché un po’ sghemba per le sue gambe posteriori un leggermente vaccine, ma ottima fermatrice, ubbidiente e, malgrado la conformazione strutturale, resistente in risaia e marcita. Al suo passo di trotto da bracco, cacciava con passione indomita per tutta la giornata.

Poi, dopo qualche anno, arrivò il fenomeno: Dick! Nero moscato, tutto pointer nella figura quadrata e nervosa, ma tedesco per carattere e sagacia nella cerca. Un cagnone, pazzo per velocità e intelligenza… ma che naso!

Grazie alla chiamata al servizio militare di un cugino agricoltore, lo zio benevolo, me lo regalò che aveva  sei  mesi. Figlio di un rinomato campione pointer.. senza dati e certificato (!) ma cacciatore potente,  frutto della loro bracca tedesca Niva-  anche lei beccaccinista provetta, ma anche lei senza la nobiltà del certificato, che a quei tempi fra i cacciatori era molto raro.  Non essendo lui cacciatore, e senza il figlio ormai partito per la naja, non poteva, e non voleva per gli impegni pesanti nell’agricoltura d’allora, istruirlo, usarlo e accudirlo.

Naturalmente, il cugino Piero non fu felice quando lo venne a sapere, ma essendo ormai in Sicilia al Car e poi a Salerno nel successivo servizio, ob torto collo, dovette abbozzare alla perdita, scrivendomi poi perché gli riferissi gli eventuali progressi del cucciolone. Nella crescita e nella caccia, mi diede veramente tante ma poi tante di quelle soddisfazioni, sia al piano alle sgneppe, sia ai monti a galli e cotorne, che un cane così non avrei certamente poi potuto più averlo. Mi durò poco, sette anni (filaria), ma fu l’ultimo di quegli incroci: non per il rifiuto a tali cani, ma per amore cinofilo del pedigree. La Cinofilia dei puri.

Però di bracchi tedeschi ne ho visti e frequentati tanti. Cani di amici.

L’amico Antenore Barbugian, detto mefistofile per il suo lungo pizzetto sul mento, imbianchino veneto di professione a Vigevano e allevatore poi con l’affisso  “Del Rotondo “, aveva, quando lo conobbi, Kurzhaar  (eccezziunali veramente!), grandi campioni. Follia, divenne campionessa di lavoro in nemmen due anni di prove, a beccaccini e a starne. Ma  Alì del Gotico, detto “Coppi”, così soprannominato per le continue vittorie sui campi di gare, divenne Campione Italiano di Lavoro nel 1963 vincendo sette gare consecutive con i L’Ecc. C.A.C e sbaragliando di seguito gli avversari per quasi tre anni. Sarebbe certamente diventato anche Campione Internazionale  se Antenore, in quei tempi, avesse avuto sghei sufficienti per le trasferte anche all’estero.  Grazie ad Alì, col tempo e colle monte di quel cane, divenne però abbastanza ricco, tanto da smettere di pitturare muri, fare l’allevatore – addestratore di professione di bracchi tedeschi con l’affisso “Del Rotondo” e costruire poi  un bel Palazzo a V….. con diversi appartamenti. Aveva quel cane il muso e collo con una estesa macchia bianca, retaggio e tracce antiche di lasciti forse, di qualche pointer…

Cane grandissimo starnista e beccaccinista ma cattivo e mordace. Mi accompagnavo un giorno con l’amico Antenore  a caccia nelle grandi marcite della Sforzesca di Vigevano e, dopo una sua naturale e statuaria ferma in stile su un beccaccino, che prontamente stoccai, chiamandolo, mi accinsi a prelevare quel beccaccino dalla sua bocca  mentre lo stava riportandolo. Maledetta fu l’intenzione! mi addentò profondamente una mano e dovetti ricorrere velocemente al pronto soccorso dell’Ospedale, per immediate urgenti  cure.

Era il terrore sui campi di gara; guai ai cani che gli si avvicinavano. Uccise un breton della Contessa Labadini mentre mangiava… cane che aveva in dressaggio presso il suo canile, e spesso litigò, pagando danni per morsi a cani di diversi concorrenti durante l’attesa della gara.

Da questo fenomeno, campione a tutte le cacce, nacquero poi numerosi Campioni, fra i quali Arco del Crocione dei Forti di Ettore Ziviani, storico dresseur, e il bracco Senensis Akron, poi acquistato dall’amico Oggioni di Abbiategrasso. L’Akron, è stato forse uno dei più bei Kurzhaar di quell’epoca. Una statua. A tre anni divenne Campione di Bellezza Internazionale, ma a sua volta figliò campioni di lavoro. Anche con questo cane cacciai, con l’amico biegrassino,  cotorne  in Val Taleggio. In coppia con il mio setter, Mur del Brembo,di Isaia Bramani di Bergamo, facemmo lassù grossi carnieri. Akron aveva ferma lunga e  sicura, un  riporto a fior di bocca e un consenso naturale invidiabile. Rispettava la ferma di Mur a distanze impossibili. Dicono che i cani ci vedono poco, ma vi garantisco che consentiva, nei pascoli alpini, immobile, a distanze veramente inimmaginabili.

 A Magenta, l’amico comune Angelo Lattuada, allevava bracchi tedeschi con l’affisso “ Dell’Isola “, e, anche qui nel canile, non mancavano grossi Campioni. Uno su tutti, Aro dell’Isola: Campione Internazionale di Lavoro nel 67, ma l’elenco dei suoi altri Campioni è lungo. Infine, sui bracchi tedeschi Dell’Isola ho un particolare ricordo,di Aro  12°, che nel 68, prima che diventasse poi Campione di Lavoro nel 70, Oggioni, da cucciolone, che lo aveva provato a caccia a starne, me ne consigliò l’acquisto. E sarebbe stato un grosso affare.

Ma ero un giovane di belle speranze…con poche lire, e amavo gli inglesi.

…Nondum matura erat…

Romano Pesenti – Dai miei ricordi…