Era abituato da sempre, da quando era nato, si può dire, a vivere in mezzo a quel bosco; lo conosceva bene in ogni angolo, anche nascosto.

Trascorreva le sue giornate a correre tra le foglie, ora verdi, ora gialle, a saltellare qua e là riempiendo i polmoni di aria buona e mangiando gelosamente ciuffi di tenere erbe o succose e gustosissime more.

 

Si sorprendeva spesso a specchiarsi nelle acque calme dello stagno e, con aria di soddisfazione, rimirava i sottili e lunghi baffi, il grigio perla della sua morbidissima pelliccia ed i suoi orecchioni che, come antenne, captavano i più sommessi rumori del bosco.

  • Sì – diceva tra sé – sono proprio un bel leprotto.

Conosceva tutti ed era amico di tutti : dagli uccelli, che riempivano di canti le fresche mattinate di primavera, agli abituè della notte, come il tasso, la donnola e la volpe, che si aggiravano silenziosi in cerca di preda, anche se da questi era meglio tenersi alla larga.

Si intratteneva spesso con gli abitanti della macchia: faceva da spettatore alle lotte, a colpi di corna, tra i maschi del capriolo; occhieggiava, dall’ombra dei bassi cespugli, ai giochi amorosi dei fagiani in tenero colloquio; salutava deferente la femmina del cinghiale quando, dal fitto e intricato dirupo, scendeva, grugnendo, seguita dai suoi cuccioli scodinzolanti in quei buffi vestitini a strisce.

In effetti c’era un nemico, potente e spietato: l’uomo, il cacciatore e, come se non bastasse, si faceva aiutare dai cani, quando due, quando tre, che lo avevano costretto più volte a corse tanto affannose e così a lungo, da maledire, in quei momenti, la bontà delle sue carni e quelle famose pappardelle che senza di lui non avrebbero avuto ragione di essere.

Ma lui era furbo e non aveva paura, conosceva ogni angolo, ogni anfratto del bosco ed i nascondigli più impensati; sapeva dove mettersi a seconda dei venti e star lontano quando giungeva l’eco cadenzato dei passi del cacciatore.

Era una vita, tutto sommato, tranquilla. Era un’alba meravigliosa; i primi raggi del sole scioglievano la rugiada che, sulle foglie, formava tante piccole gemme colorate di luce riflessa.

Lui era là, nella radura, sotto un cespuglio, ai piedi di una vecchia quercia; il musetto grazioso e sognante con due occhi profondi e romantici.

Finchè un giorno, da lontano, improvvisamente una canizza di segugi si sentiva sempre più chiara giungere nei pressi del suo rifugio….. 

Ulisse Ulmi

A caccia con sentimento – Editoriale Olimpia, 1975