“La Puzzola appartiene alla famiglia dei Mustelidi  e vive in ogni dove, tanto in pianura che in montagna.

Stabilisce la sua dimora fra i fitti cespugli, nel cavo degli alberi, nelle tane degli altri mammiferi e nei locali poco elevati dei rustici, preferisce però sempre stabilirsi nelle vicinanze delle abitazioni dei contadini

ed anche in queste in specie dove i proprietari hanno l’abitudine di avere qualche ben fornito pollaio, o si affaccendano nell’allevamento dei conigli“.

Così ben descrive Sisinio Ramponi nella sua – “ Mammalofauna Rapace -, edito dalla Casa Editrice G.B. Monauni di Trento nel 1928.

Nei lontani inverni della mia giovinezza, anni ’45-50, ricordo con particolare piacere, alcune cacce che nella nostra azienda agricola venivano effettuate contro questi dannosi mustelidi.

Verso metà settembre, dopo il raccolto dei risi, in quei tempi rigorosamente tagliati a mano con la falce messoria da numerosi “tagliariso”schierati in diagonale nel campo,  la paglia espulsa in cascina dalla macchina Trebbiatrice, veniva caricata su carri e trasportata in un non lontano grosso prato. Qui veniva accavallata in alti mucchi di forma rettangolare e lì lasciata  per essere prelevata settimanalmente come sottofondo per il “letto” delle mucche e degli altri animali ricoverati nelle stalle.

Esistevano a quei tempi, oltre ai consueti lavori dei campi praticati dai contadini della cascina, mestieri stagionali professati da …professionisti esterni all’azienda, specializzati in varie mansioni e provenienti da lontani paesi. Personaggi che, soprattutto d’inverno, tiravano a campare non essendo impegnati nel  lavoro abituale nelle loro contrade, prevalentemente montane.

Chi veniva in cascina per prendere topi e talpe, dannose per le cotiche degli erbai, chi per prender rane interrate in risaia, chi per far scope per le aie e le stalle , chi per aggiustare macchine agricole in riposo, chi…per prendere puzzole. i spùsètt in milanese, nei pagliai. Come  agricoltori,oltre a un compenso  giornaliero, si era tenuti ad offrire loro cibo ed alloggio, fino al termine del pattuito impiego. Costoro, terminato  il ” lavoro” presso la fattoria, ne trovavano, per contratti già stipulati, subito un altro (lo stesso) nelle cascine confinanti.

Bepi, il Belumàt, che proveniva dai monti bellunesi, era l’acchiappa puzzole, e, di solito, arrivava dopo le Feste di Natale.

Grandi giornate di allegria per noi ragazzi, perché l’organizzazione delle battute coinvolgeva quasi tutte le forze della cascina, dai giovani ai vecchi.

Aveva il Bepi due piccoli e tremendi fox- terriers, ben addestrati alla bisogna. A dar manforte a questi feroci cagnetti, si accodavano, una volta fiutata e circondata la preda,  tutti i bastardini della cascina,che più che dare aiuto,…facevano con gli abbai e il trambusto, un grande casino . Ma tutto serviva al risultato delle diverse battute. Tanti pagliai, tante cacciate.

Come avveniva la caccia alle puzzole?

Bepi, coi suoi terribili terriers, girava intorno al pagliaio e quando i cani, dai fori di entrata-uscita delle terribili  mangia galline, segnavano la presenza della puzzola,…apriti cielo. Era un raspare e ringhiare continuo e, a quel segnale, i contadini, con l’aiuto dei forconi, scavavano con tanta vigoria  la paglia così da permettere ai  fox di intrufolarsi nell’interno della tana, fino allo scontro col selvatico, che, obtorto collo, era costretto ad uscire da uno dei fori precedentemente praticati.

A quel punto,  i piccoli ausiliari, che talvolta “cainavano” per i tremendi morsi del nocivo che si difendeva strenuamente, ponevano fine alla lotta; più spesso, però, era definitivo l’implacabile intervento del 12 del Bepi.

Qualche volta il mustelide, tra il parapiglia , lo schiamazzo di noi ragazzi e la canizza dei bastardini inseguitori, riusciva a fuggire, arrampicandosi su una delle piante che circondavano il prato, ma poi, inesorabile, arrivava il Bepi col 12…e tutto finiva in una prece per il nocivo.

Terminato quel covone, si passava a un altro e la mattanza continuava, giorno per giorno… fino all’esaurimento delle scorte.

Le pelli ?

Puzzavano tremendamente, ma il Bepi, ottimo intagliatore, sapeva preparare per figli e consorte scarpette, pantofole e guanti.

Romano Pesenti  – Dai miei ricordi…