Il disegno del Lemmi raffigura le pernici Sarde

-Uhei…, voi due generali di “sta minchia”, muovetevi a caricare in macchina i vostri sacchi militari. Non ho molto tempo da perdere, stasera ho un appuntamento galante e il traghetto non ci aspetta.-

Così ci accolse scherzosamente Cosimo, fratello maggiore di Franco, mio compagno di corso AUC Carristi a Caserta.

In settembre avevamo terminato il Campo di addestramento ai tiri con il carro M 47 a Santa Eufemia di Lamezia in Calabria e, in licenza ordinaria, da lì potevamo raggiungere a Palermo la casa ospitale dei due fratelli Del G…, proprietari terrieri e produttori di vini e marsala.

… Franco in caserma mi parlava spesso delle coturnici sicule, ed io, montanaro persecutore della coturnix saxatilis, fremevo dalla voglia di misurarmi, doppietta in mano, anche con la famosa coturnix whitakeri. Grazie all’ospitale invito dell’amico, era così giunto il momento felice, anche se, purtroppo, dovevo rinunciare all’agognato ritorno in famiglia su al Nord.

Il soggiorno a Palermo fu molto piacevole e i primi giorni furono dedicati, complici amici e… amiche di Franco, a feste, baldorie, bagordi con bevute… di assaggi dei vini di famiglia e a pantagrueliche scorpacciate di specialità della loro baronia, che la sua brava mamma, che ci vedeva magri e patiti, non ci faceva mai mancare.

Era, però, anche giunta l’ora di smettere di cacciare coturnici sicule… in gonnella e di cominciare a cercare quelle che volano.

Partimmo di buon mattino ed ero con il morale alle stelle e, malgrado i postumi dei bagordi vinosi della serata precedente, mi sentivo in grado di scalare le più ardite montagne, pur di mettere le canne su quell’agognato selvatico. Franco non stava bene. Forse aveva esagerato con le libagioni e manifestava continui disturbi viscerali. Nel salire lo rincuoravo: -Dai Franco, vedrai che l’aria e le prime cotorne in volo ti ridaranno forza…-

Salimmo per un piccolo sentiero attorniato da cespugli spinosi e nel superare una piccola pietraia nel mezzo di un canalone, improvvisamente Franco, che davanti faceva il passo del… malato, si fermò di scatto e: -Ascolta, cantano!- Era un suono metallico, come se uno stesse sfregando una grossa lima su un pezzo di ferro.

Era un canto un po’ diverso dalle nostre alpine, molto più acuto e stridente.

Ci dirigemmo nella direzione del canto, più su in diagonale con Puccio, il suo bracco tedesco, ai piedi. Camminammo, camminammo e camminammo ancora. Tra pietraie riarse dal sole e piccole macchie di bosco, tra rocce e cespugli di spine, col sole che ormai ci martellava senza tregua. Nulla. Più il tempo passava. più la delusione e la stanchezza saliva. Whitakeri maledette, dove siete? Verso le undici il caldo divenne insostenibile e il cane, vuotate le borracce, lingua a penzoloni, seguiva l’ombra di Franco che, col morale sotto i tacchi, lamentava… mal di pancia.

Scendemmo per il sentiero percorso in mattinata e a metà costa, l’amico mi invitava ad andare avanti da solo per un po’. che lui, purtroppo, si doveva assentare per una impellente necessità… viscerale, che da un pò lo tormentava. Si allontanò a destra e si diresse verso un grosso fico selvatico, cresciuto chissà come in quel posto arido ed inospitale, ma che con le sue verdi e grandi foglie, creava una piccola oasi e zona d’ombra. Franco, depositato il fucile, mentre si accingeva a calare… le braghe militari e, non lo avesse mai fatto, improvvisamente avvenne l’esplosione. Ma che avete capito? Non di… culo, ma di ali. Partirono all’unisono, con un fragore che ruppe il silenzio del vallone, dieci, quindici, forse venti Whitakeri, e tutte, prendendo la stessa direzione di volo, come sassi staccatesi dai sassi lì accanto, presa velocità, chiudendo le ali, mi sfrecciarono a una ventina di metri. Imbracciai il fucile e la colsi, lei finalmente, la prima Whitakeri, nel cielo, sul far del mezzogiorno…
Romano Pesenti.
DAI MIEI RICORDI…