Venivano di lontano. Chi sa di dove venivano gli esploratori. Andavano a piccoli gruppi, viaggiavano il giorno e la notte. La notte sulla terra il giorno sugli alberi di ramo in ramo.

Venivano di lontano, andavano verso il sole levante. Era la legge.

 

 

Gli scoiattoli migranti, i messaggeri della specie, gli esploratori delle nuove terre, delle foreste dove maturano i pinoli vengono da ponente, vanno verso il sole levante.

Forse il mattino il sole li invita e indica loro la meta. Viaggiano pure di notte, gli esploratori, ma un poco si riposano. Riposano quei piedi ulcerati e callosi. Un nido di cornacchia, di nocciola, un vecchio nido di uno della loro famiglia è capanna e letto.

Ma il sole sorge e bisogna andare.

Sorge dietro la Grivola, irraggia tra le gorgie svegliando sull’opposto versante i camosci e gli stambecchi della Biula della punta Bianca della Roletta.

Avanti, avanti. E’ la legge.

Il loro pelo non è più lucido e fitto. Il loro pelo è più grigio che rossiccio. Il bel pennacchio della coda , ambizione e vanto di ogni scoiattolo, non fa più ombra al loro corpo. Vergognosa umiliazione, la coda è piatta e spelata come la coda di un volgarissimo ghiro.

Quanti giorni viaggiarono per prati e campi, sulle falde boscose dei monti, nelle abetaie profumate di resina, tra i mirtilli e i rododendri, prima di guadagnare il colle d’Entrelor.

Avanti, avanti . I piedi cominciavano a dolere.

Il cibo non era abbondante. Brucavano le foglie di mirtillo. Ma erano coriacee. Meglio i semi di larice e di abete. Anche le gemme e i germogli delle conifere quando sono teneri. Qualcuno più fortunato aveva scoperto un fungo primaticcio. Squisite sono le uova degli uccelli. Anche i piccoli uccelli di nido grassi e caldi. Tengono molto pasto.

La legge comandava: andare, andare.

Gli esploratori scesero nei folti boschi che specchiano le loro ombre estatiche nelle immobili acque del Lago Nero.

 Spirava scirocco, il capobanda fiutò l’aria con le rosee e delicate narici. Mandò un sibilo di avvertimento. Gli scoiattoli che viaggiavano in piccola brigata si arrestarono. Seduti sulla radice della coda , le pelose orecchie erette, fiutarono l’aria.

La stagione era nuova e calda. Sarebbero venute le piogge e le valanghe.

Il capo diede gli ordini con brevi squittii .

Tutti furono sugli alberi più alti in cerca di un ricovero per la notte.

Eugenio Barisoni   – Uomini e bestie nella tormenta  – Olimpia, 1959