Cosa  sarebbe  la  Caccia  senza  gli  Autori  che  hanno  lasciato  pagine  indimenticabili  sulla  grande avventura cacciatoresca?  Un mondo meraviglioso perduto.

Quadri di passione, inni alla Natura, agli animali e agli uccelli: un mondo libero nella palestra in cui si svolge l’attività venatoria, fatiche e riposi, delusioni e gioie, visioni irripetibili.

A partire da Eugenio Niccolini, fino ai nostri giorni tanti nomi illustri che la tirannia dello spazio ci vieta di elencare. Un mondo di Autori anche di grande autorevolezza letteraria.

Adelio Ponce De Leon

 […..] Ma c’è un’opera di Lemmi che mi ha sempre, se non commosso, almeno sicuramente rapito: si tratta di un suo dipinto assunto a copertina del “Diana” N. 20 del 1954, raffigurante l’interno di un capanno, dove, fra un lacciolo di uccelletti incarnierati e qualche bossolo sparato, l’anziano nonno si protende col braccio teso verso la feritoia del capanno ad indicare al nipotino una preda sicuramente posata, mentre il bambino, in calzoncini corti, con gli occhi sgranati ed impacciato nell’atto del mirare con un fucilone tanto più grande di lui, sogna di incarnierare così una delle sue prime ambitissime prede. Ma tutta la scena è permeata da una struggente quanto dolcissima atmosfera umana e vibra ancor più di una melodia d’intenti e di espressioni che neppure la penna più abile riuscirebbe mai a descrivere. Ecco! In questa copertina, a mio avviso, c’è un po’ tutto il succo della genialità del Lemmi artista, il quale, meglio di chiunque altro, è stato in grado di raffigurare succintamente la meravigliosa arte della caccia che si tramanda dalla notte dei tempi, di un piacere che non deve morire, vilipeso invece com’è oggi da chi non conosce neppure lontanamente l’ebbrezza e la gioia di quei momenti, di una solare continuità che è disciolta solamente nei DNA più sani, di chiavi di lettura che sopraelevano dalle masse, del piacere di apprendere le più virili ed intime sensazioni, di una ruota entusiasmante che girando da innumerevoli anni, ha coinvolto prima di noi e come noi intere moltitudini di appassionati che si sono inebriati dei piaceri di questo nostro mondo.[…..]

[tratto dalla Prefazione di Remigio “Remo” Venturini]