Covata di starne

…Si leva, col suo tremolo canto, un’allodola librandosi nell’aria un attimo, come in un osservatorio.

Subito una pernice eleva, dal suo corpo cinereo, l’alto elastico collo coronato, osserva, non scorge le compagne, e le richiama ansiosamente, col metallico canto che l’aiuta e la tradisce: quel canto sonoro dell’alba, nel silenzio verde delle valli disabitate, fa zittire il merlo e l’allodola, fa irrigidire il cane e rende lieto e trepido il cacciatore che l’attendeva con ansia, scuote le campagne del branco disperso nel riposo notturno, le ridesta, provoca in ognuna il bisogno di rispondere al richiamo della compagna, e per tutte le valli s’eleva, s’innalza, corre, fluisce il concerto che nessun compositore saprebbe mai riprodurre, nessun cacciatore potrà mai dimenticare. Sono tre, quattro, cinque, dieci: a volte un branco lontano, forse a dispetto, forse per cameratismo, s’associa alla sinfonia ed appena le prime si tacciono, quelle altre entrano ed intonano. Sono forse cinque minuti buoni di musica che queste pennute regine della montagna (collina), ogni alba, con precisione dispensano ai loro rari ascoltatori prima di avviarsi a volo in cerca di becchime. Si direbbe la loro preghiera mattutina. Poi, in fila indiana, invisibili per mimetismo, tra un filo d’erba, un ciottolo, uno sterpo, per quest’itinerario lungo il quale nessun occhio, se pure esperto, riuscirà mai a sorprenderle e a seguirle, s’avviano sicure e rapide verso il loro consueto campo di stoppie o di felci, ove si sparpagliano al ruspo..

..Quel giorno appresi a distinguere il canto della pernice:

– Ascolta – mi disse Ruggiero, a bassa voce e agli occhi ridenti per la gioia dell’imminente sparatoria ; ed io rimasi estatico, attento, rapito in ascolto, e non sapevo, ne ho mai più saputo spiegarmi come sia possibile in così piccoli e gentili animali tanta forza vocale da far sentire il loro canto di vallata in vallata.

Credevo che le canore bestie stessero a pochi passi da noi, e rimasi perciò interdetto quando vidi zio Luigi indicare col gesto, a Ruggiero, il posto donde supponeva che il canto partisse : una costa lontana, separata da noi da un immenso vallone.

..Già il sole s’annunziava, preceduto da un’aurea foschia laddove era per sorgere, quando, attraversato il vallone, fummo sul luogo dove si supponeva che stesse la selvaggina. Infatti i cani si fecero attenti, nervosi, strinsero la cerca, annunziando con un tremar di code e con gattonar felino, la presenza dei volatili ; e ad un tratto – s’erano appena irrigiditi in una statuaria ferma consensuale – udii come lo scoppio improvviso d’un insospettato motore che mi fece sussultare e vidi già in aria una dozzina di starne seguite da quattro fucilate..

Quello fu il giorno dell’iniziazione.

  1. A. Grossi

All’insegna della caccia – Editoriale Olimpia,1967

Nota del redattore

Il libro sopracitato lo ritengo uno dei più bei libri della nostra letteratura venatoria.

(Romano Pesenti).