15128774_581449478646514_1608415508_nEra stato ceduto ad un’azienda di Battipaglia il know how per la costruzione di alcuni prodotti e dovendo scambiarci molto spesso comunicazioni sia di carattere tecnico sia di carattere commerciale ebbi modo di conoscere Carlo.

Mi resi subito conto che il mio interlocutore era una persona preparata e intelligente, infatti le notizie che ci scambiavamo pur essendo concise e senza troppi fronzoli, erano comunque sempre sufficienti a capirci perfettamente.

La svolta però che mi permise di conoscerlo meglio fu in occasione di una visita che feci allo stabilimento di produzione. Carlo mi stava mostrando i vari pezzi prodotti, illustrandomi pregi e difetti, quando passando ai margini del grande piazzale, sentii alcuni cani abbaiare, non alla maniera dei cani da guardia, ma come per richiamare l’attenzione su di sé.

Mi fermai e guardai Carlo con sguardo interrogativo, lui capi e quasi senza interrompere il discorso mi disse “sì sì sono i miei cani” e riprese a parlarmi dei vari problemi che incontrava nella produzione . Proseguimmo ancora per un quarto d’ora, poi mi fermai e dissi “ Carlo me li fai vedere i tuoi cani?”

I suoi occhi di colpo si illuminarono,….. non ne avevamo mai parlato fino a quel momento , ma sono certo che in quel preciso istante lui capi che anch’io ero un cacciatore. Carlo aveva una passione grande, vera, pura, adamantina, una passione che, come mi disse gli aveva inculcato suo padre fin da ragazzo e niente al mondo avrebbe potuto scalfire questo fuoco che ardeva dentro di lui, ma il massimo era quando si parlava di coturnici…. le sue cotorne.

Mi parlava delle sue montagne con un amore e un trasporto che ti coinvolgeva e che tu lo volessi o no, dopo un po’ lo stavi ad ascoltare attratto molte volte, oltre che da ciò che ti raccontava , anche da come te lo raccontava e dalla passione che traspariva da ogni sua parola.

Mi piaceva molto starlo ad ascoltare. 15139271_581449585313170_1631549877_n

Poi un bel giorno, dopo aver capito che genere di cacciatore ero, mi invitò ad andare a caccia con lui, cacciammo due giorni sulle sue montagne, ovviamente a cotorne, ma trovammo anche tante beccacce. Il primo giorno prendemmo due cotorne e tre beccacce e fu per me una delle più belle giornate di caccia.

Ricordo un episodio di quella giornata: io cacciavo più alto di Carlo e stavamo facendo passare una grande conca fatta di pietraie e pratini, ogni tanto attraversavamo dei minuscoli boschetti di ontani dove poco prima in uno di questi, avevo alzato una beccaccia.

Vedo Carlo fermarsi e guardare con attenzione sotto di lui, poi si gira verso di me e mi fa segno di raggiungerlo, scendo velocemente e quando lo raggiungo mi dice che sono già dieci minuti che non vede il suo cane, ovviamente nessuno pensa che il cane si sia perso, ma tutti e due pensiamo che potrebbe essere in ferma da qualche parte .

Mi dice che l’ultima volta l’ha visto su quel pianoro laggiù e quindi senza parlare c’incamminiamo, scendiamo per dieci minuti circa e prima ancora di arrivare dove lo aveva visto l’ultima volta , il mio cane Paco che ho davanti a me una cinquantina di metri ferma di colpo, accorriamo e diamo un’ occhiata per vedere se c’è anche il cane di Carlo, però non vediamo nulla, nel frattempo Paco rompe e dà l’impressione che si tratti di un falso allarme.

Carlo riprende a scendere sulla destra e lo perdo di vista, mi giro e non vedo più Paco scendo sulla sinistra e fatti pochi passi lo rivedo fermo in mezzo ad un boschetto fitto, fitto, di giovani faggi mi precipito e cerco di attraversare a mo’ di cinghiale quelle macchie, intanto Paco rompe e comincia a guidare verso il basso attraversiamo finalmente quelle macchie e sbuchiamo in una piccola conca sospesa a mo’ di balcone sopra un grande dirupo di cui nella posizione in cui mi trovo non ne vedo il fondo.

Paco é fermo e non si muove, mi rendo conto che il posto é difficilissimo, mi guardo attorno per cercare di piazzarmi, consapevole che ci sono ottime probabilità di non riuscire manco a sparare, ma facendo correre lo sguardo tutto attorno l’occhio si ferma quasi inconsapevolmente su una macchia bianca quasi accasciata a terra ………., per Dio é proprio il cane di Carlo che é lì in ferma da almeno venti minuti mi guarda ma non si muove neanche di un millimetro a quel punto sono ancora più incazzato perché questi cani meriterebbero qualche cosa per quello che hanno fatto e che stanno facendo, comunque sono concentrato al massimo, cerco di essere perfettamente a posto con i piedi, più di così non saprei cosa fare in quel posto.

Di colpo sul bordo del precipizio esplodono 5/6 cotorne si mollano nel vuoto e le intravedo per una frazione di secondo che non mi consente neppure di alzare il fucile, ma l’ultima si stacca un po di più, quel paio di metri sufficienti a darmi il tempo per mollarle una fucilata.

La fucilata va a segno, vedo la cotorna accartocciarsi e….precipitare nel vuoto. Mi metto ad urlare ai cani perché ho paura che sullo slancio saltino di sotto, ma per fortuna i cani sono più intelligenti dei padroni e dopo essersi affacciati vengono tutti e due vicini come a dire…. e adesso?

Cerco di accarezzarli e calmarli, ma sono veramente arrabbiato con me stesso perché non dovevo assolutamente sparare e lasciar vivere quella cotorna e non farla diventare cibo per volpi o falchi .

Sono li che penso a queste cose quando dietro di me sento Carlo farsi largo nella macchia, arriva e gli spiego il tutto, fa una carezza al suo cane, poi vuole sapere esattamente il punto dove ho colpito la cotorna guarda con grande attenzione poi si gira verso di me e mi fa” vieni andiamo a prenderla” io lo guardo perplesso, ma lui mi fa “c’é un sentiero più avanti che scende giù nel dirupo e ci porta proprio qui sotto, prendiamo i riferimenti così quando arriveremo qua sotto, la nostra cerca sarà il più mirata possibile “Impiegammo mezz’ora buona a scendere percorrendo un sentiero, non proprio dei più semplici, ma come arriviamo sul posto in cinque minuti Paco si presenta con la cotorna in bocca. Questa si che é felicità……..abbraccio Paco e Carlo e sento che é felice anche lui, poi ritorniamo sull’altopiano e finalmente contenti e rilassati ci concediamo un panino….. e un po di riposo.

Glielo dissi alla sera, mentre tornavamo a casa e Carlo fu felice di sentire che per me era stata una giornata speciale in compagnia di un cacciatore speciale.

Ha sempre avuto cani bravi anzi bravissimi e ovviamente specializzati per la montagna. Cani che affrontavano la montagna con grinta e determinazione, concentrati sulla cerca delle cotorne.

D’altro canto, Carlo li ha sempre portati in montagna fin da cuccioloni prima sulle coppie poi sulle giovani covate riuscendo a dare loro una specie d’imprinting.

Ho visto pochi cani così appassionati e bravi su questo genere di caccia, come quelli di Carlo, ma d’altro canto quel tipo di caccia la puoi fare solo se hai cani bravi e non ci sono vie di mezzo.

Dopo quella volta cacciammo insieme altre due o tre volte con alterna fortuna come succede sempre cacciando animali veri e difficili, ma furono sempre per me grandi giornate di caccia in compagnia di un grande cacciatore.

Cesare aveva fatto una cucciolata, con la Pretty. Gli portai un cucciolone, il pointer aveva nel suo D.N.A. una grande genealogia di cani cacciatori, ma con un problema: aveva paura delle persone, delle macchine, tutti i rumori lo mettevano in allarme tranne le fucilate per fortuna, però per quanti sforzi e tentativi fossero stati fatti non si era venuti a capo di nulla……glielo dissi prima, ma lui volle provare.

Bene nell’arco di pochi mesi riuscì a ristabilire un rapporto con il cane e gradatamente ne fece un ottimo cane da caccia o meglio un cane da cotorne. Io che conoscevo bene il cucciolone e gli sforzi che erano stati fatti, ne rimasi stupito e pensai che solo i grandi cacciatori sono capaci di fare cose così.

Quando glielo ricordavo, lui si schermiva, e parlava di fortuna, ma in quel caso la fortuna non centrava proprio nulla, solo la sua esperienza, la sua determinazione e la sua grande sensibilità e naturalmente la sua passione erano riuscite a trasformare quel cane , che diventò il suo ultimo compagno di caccia.

Carissimo Carlo, sono tante le cose che potrei ancora dirti, ma rischierei di cadere nelle solite banalità, dirti invece con tutta la sincerità di cui sono capace che sei stato un grande cacciatore…di cotorne e che non ti dimenticherò mai, sono convinto che ti farà piacere anche adesso un abbraccio Lucio

….”Un cacciatore muore e va in cielo. Dio, per punirlo dei delitti venatori, lo rimanda sulla terra con le sembianze di una coturnice. Un giorno, si ritrova davanti a un cacciatore che sta per impallinarla: “Non mi spari, la scongiuro! So che lei non mi credera’, ma io, prima, non ero una coturnice, come ora mi vede, ma un cacciatore come lei!”. Il cacciatore la guarda e, puntandogli la canna del fucile tra gli occhi, dice: “No, no, guardi che io le credo, per davvero! Il problema é che io, prima, ero una cotorna”……. (tratto da internet)