Giorgio Lugaresi

Giorgio Lugaresi

Dicembre 1995: Il viaggio notturno era stato lungo da Kiev e con Vinicio avevamo il sedere piatto su quel Bus così scassato, ma eravamo eccitati all’idea di mettere i piedi in Crimea che immaginavamo come un paradiso beccacciaio. Avevo già cacciato le Regine in molti Paesi, soprattutto in Turchia dove con l’aiuto di un caro amico ero riuscito ad ottenere la licenza di caccia locale, e già allora si fantasticava della Crimea come se fosse “la terra promessa”.

Nel mio peregrinare all’estero in cerca di posti da beccacce per la mia agenzia venatoria, ho subito molte delusioni, ma quella volta mi sentivo che avrei trovato ciò che cercavo. Era il due dicembre 1995 e faceva freddo. Ci alloggiarono in una spartanissima casa di caccia, dove per fortuna il cibo era discreto e soprattutto non mancava il caldo. Quando in autunno si rientra da caccia, spesso stanchi se non addirittura sfiniti, è assolutamente necessario che dove si alloggia ci sia un bel caldo, altrimenti si patisce e non si recuperano le energie. Arrivammo all’ora di pranzo e facemmo appena in tempo a scaricare i cani e i bagagli per poi andare subito a fare un giro per i boschi di Simferopoli. Avremmo avuto tre ore di luce. La Uaz era confortevole ed ancora oggi penso che sia uno dei fuoristrada migliori in assoluto per quei luoghi. Mi stavo mettendo le ghette e non avevo ancora messo il campano al mio setter che sparì come inghiottito dal bosco. Non sapevamo dove cercarlo, quando apparì in ferma in mezzo ad un prato. Chiesi alla guida se si potesse sparare alla lepre e mi avvicinai curioso. Partirono cinque beccacce, come se fossero appena state mollate da una gabbia! Questo è stato il primo impatto con la Crimea. Se fossero stati fagiani o starne, avrei pensato che me le avessero mollate apposta per conquistare la mia attenzione commerciale, ma con le beccacce questo trucco, non si può fare e quindi, seppur frastornato, capii che ero veramente arrivato in un luogo magico. Il nostro programma prevedeva che ci saremmo fermati una settimana ed invece rientrammo dopo venti giorni, perchè la curiosità dell’esplorazione ci rapì completamente. Girammo i monti della penisola in lungo e in largo. Eravamo ospiti paganti della forestale (2000 dipendenti) e del potere militare che gestisce parte del territorio di caccia. I nostri accompagnatori erano quindi guardie forestali e militari che conoscevano come le loro tasche il territorio, ma non avevano idea di cosa fossero le beccacce. Naturalmente erano super esperti di cinghiali, che lì arrivano a pesare oltre  300kg, di caprioli e di cervi, ma a parte i fagiani e le starne, nessuno aveva mai preso una beccaccia in mano. Le prime, tranne qualche rara eccezione, le videro con noi e ogni volta si meravigliavano di quanto fossimo entusiasti nel trovare tanti uccelli silenziosi nel bosco. Però poi con il passare degli anni, mi sono reso conto che molti accompagnatori locali sono diventati super esperti nel capire dove trovare e cercare le regine, molto più di noi appassionati beccacciai italiani. Siamo stai noi e soprattutto i nostri cani ad insegnare loro questi segreti venatori, ma  le guide  di Crimea, nella loro concretezza, sono diventati molto intuitivi e spesso, nonostante si possano presentare diverse condizioni atmosferiche, azzeccano il luogo giusto dove portarti. Non voglio essere irriverente, ma anche ai cani da caccia succede così. Loro non sognano, non si fanno delle fantasie fuorvianti come noi appassionati beccacciai, vanno al concreto. I cani  cercano la selvaggina con grande passione e basta. Nei cani, come nei cacciatori, esistono le categorie: ci sono quelli di serie “C”, di serie “B” e di serie”A” e già tra loro c’è una grande differenza, come nei calciatori. Però poi esistono i fuoriclasse e quelli lì si che fanno davvero la differenza! Sarà stato che il mio indimenticabile Buch, setter inglese, ha visto nella sua vita più di mille beccacce che dopo i cinque anni ragionava come un segugio alla lepre: sentiva dove aveva pasturato una beccaccia e poi, compreso dove era rientrata deambulando nel bosco, la ritrovava al galoppo veloce risalendo la passata e la fermava a tre, quattro metri ed anche meno. Me le faceva tirare tutte. Tutta questa esperienza l’ha messa sù soprattutto in Crimea, dove un buon cane, può trovare ogni giorno almeno dieci beccacce. Ed ecco la verità più importante: in Crimea, se uno ha un bravo cane, direi da serie “B”, può incontrare di media dieci beccacce al giorno (prenderle è un altro discorso..). E’ anche il luogo adatto per portare un cucciolone promettente, perchè ci sono giorni dove le beccacce sono veramente numerosissime e in nessun altro posto che ho conosciuto al mondo, esiste una “palestra d’allenamento”, una scuola più adatta per i nostri cani e per noi naturalmente.

Giorgio Lugaresi