Giale's Feelyng su forcello

Giale’s Feelyng su forcello

Che siano da cerca o da ferma, su tutte le razze di cani da uccelli incombe l’obbligo del collegamento, virtù richiesta persino al segugio, durante la cerca. Molti invece i cani da ferma vaganti, che cacciano per loro conto e per loro gusto, sarebbe randagismo ma, gentilmente, si preferisce definirli “senza collegamento”. Carenza pericolosa, origine di continue arrabbiature, alcune volte orgogliosamente scambiata per passione, per iniziativa. Di solito per i rimedi la spesa a bilancio è iscritta nel capitolo “pile alcaline”. Ultimamente è stata immessa sul mercato una soluzione al problema: il collare satellitare, già in uso ai segugisti. Poiché, oggettivamente, per un sordo la beccaccia è come la Grande Cerca per un cieco, se si tratta di un surrogato alla protesi acustica, niente da dire. Ma se la nostra audiometria è regolare, si tratta d’ altro.

Ciascuno faccia comunque come crede, ma non si creda in tal modo di risolvere il problema, poiché avvalendosi delle orbite celesti per controllare un setter inglese da beccacce, si finisce inevitabilmente col fare un nuovo tipo di caccia, quella in cui si usa un cane moderno, silenziato e bionico, classificabile come errante da ferma. Chi, invece, vuole continuare a fare la tradizionale caccia che si fa con i cani appartenenti al – gruppo 7 – da ferma, dovrà necessariamente seguitare a fare i conti anche con il problema del collegamento.

C’è chi dice essere istintivo, trasmissibile, che quello a cui manca è uno squilibrato, un disturbato mentale da scartare non solo per la caccia, ma anche per la riproduzione. Altri sostengono che con l’addestramento è possibile migliorarlo. Io un tempo iniziavo i cuccioloni al Mezzano, terra di fagiani, per scaldarli, per farli partire prima, anche per punirli sulla lepre.001 Mi ritrovavo poi frequentemente con cani che se ne andavano su scie di capriolo, nonostante a caccia non ne trovassi molti, non gli sparassi mai e punissi sempre i cani per quei comportamenti. Poi, con la scoperta di Zara, ho smesso di frequentare il Mezzano con i cani giovani e da allora a caccia non ho più cani che stanno via, che badano alle scie del capriolo, e non v’è quindi più motivo perché li debba punire. Non riuscivo a capire, dato che la genetica era la medesima, stessi i metodi di allevamento, identico il mio modo di comportarmi con i cani ed a caccia, unica variazione intervenuta: dal Mezzano a Zara. La risposta che mi sono dato è che terra non solo di fagiani ma anche di lepri è il Mezzano, per cui i cuccioloni intanto imparavano precocemente cosa era una scia odorosa, vedevano e capivano immediatamente cosa correva davanti a loro, alla fine di quella scia. Scoperta che avrebbero comunque fatto anche successivamente, nel bosco, ma più lentamente, da più maturi ed avendo prima capito, da quel che riportavano, cos’è il bene e cos’è il male.

Il quel caso certamente io il disabile, non il cucciolone il quale, dopo un corso accelerato di inseguimento alla lepre, finiva per risultare poco collegato nel bosco. Azzardata quindi la teoria dell’istintività e della trasmissibilità del vizio, così come la sua attribuzione a disabilità del cane. In primo luogo, quindi, prevenzione! Io evito di portare sul terreno il cane in situazioni ove sono incontrabili animali sgraditi, se prima non ha capito quali sono quelli buoni; sarebbe come portare a Gardaland un bambino e pretendere che non salga sulle giostre.

Sto particolarmente attento d’estate quando di fronte ad una scappatella si lascia maggiormente correre; basta infatti un’occasione e la dannosa abitudine viene assimilata, per rimediarla occorre fatica spesso inutile. Sempre d’estate, oltre a quello che fa il cane, sto più attento a quello che faccio io; in inverno tutto è ritualizzato e finalizzato all’obiettivo, d’estate invece rispondiamo al telefonino, chiaccheriamo con qualcuno, tanto c’è il “biper”, che consente di capire dov’è finito nel frattempo il cane e di andare a ritrovarlo. E così più noi andiamo da lui e più lui non viene da noi, più se ne agevola il rientro e più se ne allungano i tempi, più siamo noi che ci raccordiamo col cane, più lui si preoccuperà sempre meno della nostra posizione. Motivo per cui d’estate, senza obblighi da fucile, io non uso ne “biper”, ne campanello, per costringermi a mantenere attenzione. Senza camminare in avanti preso da altri pensieri, aspettando il cane poco lontano dal punto in cui si è raccordato l’ultima volta, per costringerlo a rientrare li.

Ma il randagismo è non solo quando il cane si fa prendere la mano da scie di quadrupedi, il più fastidioso è quello del cane indipendente, che ha aperto la sua Partita IVA e non caccia più per te. Per questa carenza di collegamento il freno inibitorio è nel rapporto che si ha con il proprio cane. Non collegamento si dovrebbe definire, bensì coesione, perché un cane non collegato il più delle volte è anche un soggetto non coeso col suo proprietario. Per cui siamo daccapo, non genetica, non caratteristiche del soggetto, non metodo di addestramento bensì, prima di pretendere dal dal proprio cane il collegamento, bisogna guardare a se stessi e porsi la scomoda domanda: ma il mio cane mi stima? Se la risposta è incerta, invece che continuare a perdere tempo nel cercarlo in giro per i boschi, meglio cominciare a investire quel tempo a casa, per guadagnare la sua fiducia e persuaderlo a riconoscerti come il suo capo.

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