Pèo (Apo x Aika) su coturnici

Pèo di Crodedomini (Apo x Aika) su coturnici

I sistemi di caccia.

Scriveva un Autore, ora scomparso, al riguardo della caccia alla Coturnice: « Taluni montanari usano purtroppo appostarla nei luoghi di pascolo per fucilarla comodamente a fermo ma questo è un genere di cattura che, pur senza essere vietato dalla legge, rientra agli occhi dei cacciatori onesti fra le forze specifiche del bracconaggio, poiché mette a repentaglio l’esistenza dell’intero branco. La vera, la classica caccia alla Coturnice si svolge con il cane da ferma ».

Chiamando in causa i principi dell’etica dovremmo anzitutto chiederci se per l’uomo, che oggi ben raramente è ridotto a tali condizioni di fame da dover dedicarsi alla caccia, essa sia lecita o meno, o fino a che punto lo sia; oppure se si possa ritenere oggettivamente valida la convinzione che taluno sostiene: « I minerali al servizio dei vegetali, i vegetali al servizio degli animali, gli animali al servizio dell’uomo, l’uomo al servizio di Dio », codice che tante licenze permette a danno degli animali da parte di certi nostri simili. Ma il presente non è il luogo più opportuno per proporre discussioni di questo tenore, in cui i pro ed i contro si seguirebbero senza un termine fino alla estinzione degli interlocutori per raggiunto limite di senilità. Esiste ad ogni modo un concetto risolutivo di ogni problema morale, connesso alla attività venatoria. Ogni uomo, da buon mammifero raziocinante, con il pensiero ha facoltà di muoversi liberamente nello spazio e nel tempo per trarne gli insegnamenti necessari alla sua vita. Giunge ben presto a conoscenza che nel mondo della Natura, ben più onesto e saggio di quanto non paia, impera una legge transustanziata dai salti mortali che fa compiere ad ogni essere: Mangiare per vivere. Da parte mia, adeguando il mio esercizio venatorio alla osservanza dei criteri portati con » Diminuzione della selvaggina e sue cause principali », uccido quindi per mangiare e perché si nutra un mio eventuale compagno di caccia. Quanto va oltre a questo limitato fabbisogno personale, sia libero e se lo può, felice.

Foto di Moreno Amalberti

Per raggiungere il mio scopo, legittimo alla luce di qualsiasi teoria o persuasione lo si esamini, metto all’opera ogni cognizione ed ogni mezzo a disposizione che, né contrasti con quanto stabilisce la legge della società in cui vivo, né urti contro la più alta legge morale che non è consentito troncare delle esistenze aventi come noi uomini il diritto alla vita, unicamente per il proprio passatempo o per far balenare agli occhi del prossimo delle virtù che si potrebbero dimostrare in modo meno primitivo.

L’uccidere otto Coturnici all’aspetto in pastura o otto Coturnici con il cane da ferma è in pari grado un’opera assai poco meritoria perché non è il modo con cui si viene all’atto che è immorale, bensì l’atto stesso. Vi è un sentimento piuttosto diffuso in una particolare categoria di cacciatori. Si può esprimere brevemente con: Caccia con il cane: buona; caccia senza cane: cattiva. E’ comprensibile, ma non equo alla luce dei fatti.

Il trinomio uomo-cacciatore-fucile è troppo perfetto per il selvatico, ed è da quando si è costituito che esso cala irrimediabilmente.

Chi è veramente sportivo e vuole essere classico, nel senso che solamente i sistemi di caccia in uso nelle età primeve danno alla parola, abolisca uno dei termini del trinomio.

Cacciare selvaggina stanziale solamente con il cane da ferma ed un bastone o una pietra per uniche armi, oppure con il fucile, ma senza nessun altro intermediario che le proprie doti, questo è a essere sportivi.

Misurarsi con la selvaggina a tu per tu, astuzia contro autodifesa, ala contro proietto, da sensazioni ed emozioni tanto violente da far mancare sotto le ginocchia e da scuotere il pensiero. E questo solo è (essere classici ).

E’ necessario che si diffonda una nuova concezione della caccia: che non è il numero dei capi a fare di un tale, provvisto di licenza, un cacciatore, bensì il modo con cui ne ha ottenuto anche uno solo.

Foto di Michele Battorato

Foto di Michele Battorato

Per i Tetraonidi e la Coturnice sono in uso molte forme di caccia; alcune sono poco note, altre molto, altre ancora escogitate da singoli individui per loro personali attitudini: ognuna ha una sua bellezza intrinseca.

 

Le cacce con il cane.

Esse per lo più sono adatte ai generici che in difetto di una solida preparazione naturalistica e venatoria, oltre che di una buona conoscenza del terreno, delegano al cane il dovere di porre loro davanti un selvatico che personalmente non saprebbero mai raggiungere o scovare, per fucilarlo a volo colla medesima sicurezza con cui lo sparerebbero a fermo, data la loro frequente abilità nel tiro su bersagli in movimento. Un buon addestratore, o il proprietario di un cane ben addestrato, si godono della abilità del loro ausiliario e spesso se ne appagano anche se la giornata è stata infelice di risultati.

 

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