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Foto di Lucio Scaramuzza

             …però ci amano talmente tanto che forse sarebbero disposti,

                magari  con le orecchie basse, a dire che ciò che ascoltano

                dai loro padroni é tutto vero…..

Dicono che per raccontare bene le bugie occorra essere  fantasiosi,   intelligenti, creativi, insomma un po’ artisti.   

Sono   convinto che  se bastasse questo,  fra i    cacciatori potremmo annoverare i più grandi artisti  mai vissuti.

In effetti le balle dei cacciatori sono talmente tante,  talmente divertenti e  a volte talmente ben costruite  che trovo geniale l’idea di scrivere un libro su questo argomento, anche se un solo libro non è certo sufficiente a raccoglierle tutte.

Nell’immagine popolare la figura del cacciatore é strettamente correlata all’immaginario, al fantasioso, all’esagerazione e quindi tutti pensano che   essendo tante le balle che raccontiamo, non sarà difficile scrivere qualche cosa  sulle nostre mirabolanti avventure; io viceversa penso che non sarà assolutamente facile.

Abbiamo sempre giurato e spergiurato sulla veridicità dei nostri racconti, li abbiamo narrati con una ricchezza di particolari (al punto che a volte ci crediamo anche noi),   che non sarà certo facile dover ammettere che qualche volta   abbiamo  un po’ esagerato  o che  i racconti  con cui ci siamo pavoneggiati, sono solo frutto della nostra fantasia.

Dovremo per questo, facendoci aiutare dalla nostra inesauribile fantasia, trovare     nuove storielle,  senza   smentire ciò che da sempre  abbiamo giurato essere vero.

Il  cacciatore, con la sua fama  di romanticismo e  d’avventura,  da sempre si è pavoneggiato attraverso i suoi racconti e    spesso ha  raccolto l’attenzione sia del  pubblico maschile sia del  pubblico femminile , perciò    non ha mai posto “limiti alla provvidenza”, aggiungendo,    con  sagacia, quello che il suo pubblico di volta in volta voleva ascoltare.

 Sa esaltare e ovviamente  amplificare i grandi pericoli a cui é andato incontro:   “vipere velenosissime, “mooolto più velenose  delle normali vipere”, lupi famelici che si aggirano nella zona,  salite che diventano delle vere e proprie ascensioni con cenge e   precipizi   di cui quasi non si vede il fondo,  tutto questo per dare quel valore aggiunto al racconto, assolutamente indispensabile per cogliere a pieno l’attenzione del suo pubblico.

Non parliamo delle condizioni meteorologiche, se il racconto è ambientato in periodo ancora estivo…..”Vento  acqua e fulmini cadevano ovunque  nella zona, io e Bill non potevamo ripararci sotto una grande pianta, il rischio che un fulmine ci colpisse era troppo troppo alto, per tutto il giorno siamo rimasti in questa bufera,  in balia delle forze della natura”……

Poi  siccome le bugie hanno le gambe corte scopri che la macchina era a dieci minuti da lì   e   prima ancora che cadesse la prima goccia   era già in macchina con un bel panino con il salame e  magari con  una  bottiglia di  buon vino, con a fianco Bill scodinzolante in attesa di qualche boccone .

 Se invece il racconto é ambientato nel periodo invernale,  le bufere di neve si sprecano: ”affondavo  fino alla cintola”   con una bufera di vento e di neve, come non ne avevo mai viste….

Comunque attraverso questi trucchetti   riesce a catturare l’attenzione, vedi le signore che pendono dalle sue labbra e lui a questo punto…….affonda il coltello……“mi giro e non vedo più il mio cane,  lo chiamo ripetutamente, ma il vento porta lontano il mio richiamo, la paura d’averlo perso mi assale.

In un attimo davanti ai mie occhi     passano le cose stupende che il mio cane mi  ha  regalato,  la dedizione,   il coraggio   che ha    sempre dimostrato, le grandi azioni di caccia…..no no non posso abbandonarlo e malgrado la bufera stia aumentando (mai una volta che diminuisca)  ritorno sui mie passi, risalgo la montagna , so con  certezza che se lo lascio là   morirà,  il tempo é troppo brutto, la temperatura è di almeno -10°   e stanotte andrà tranquillamente a -20°  , mi restano ancora due ore di luce  e se non voglio rischiare davvero la vita mi restano ancora pochi minuti per salire, ma voglio fare tutto quello che posso prima di essere costretto ad abbandonarlo al suo destino”……..

“La neve e il vento cancellano le impronte rendendo ancor più difficile la mia ricerca ,mi fermo a rifiatare sotto al grande cirmolo,( era un normalissimo abete ,ma il “cirmolo” fa   più bello)  mi giro verso monte e sopra di me  ho come l’impressione di vedere delle impronte ormai ricoperte dalla neve.

Risalgo di alcuni metri , passo oltre un grande masso e sotto  ad  un   larice c’è Bill in ferma, non credo ai mie occhi   due  candelotti di ghiaccio pendono dalle sue labbra, si gira appena, mi guarda per un attimo,  ma non si muove, tolgo velocemente il  fucile dalla spalla e avvicinandomi cerco,  senza grande convinzione,  di piazzarmi.

La neve ghiacciata spinta dal vento impetuoso  ,  mi colpisce il volto, ho gli occhi che  lacrimano, sono davvero in una situazione difficile……. improvvisamente dal folto con uno battere d’ali,  che quasi  sovrasta il rumore del vento, parte un gallo vecchio( in questi casi , solo galli   vecchi) 

Questo diavolo nero che, chissà quante bufere ha già vissuto sulla sua montagna,  si precipita a valle senza esitazione, senza paura,  non sono posizionato  bene, ma riesco  comunque a sparare un colpo nella direzione, quando già era coperto dal larice, lo faccio più per dare soddisfazione a Bill, che per convinzione,  una stoccata difficilissima,  oserei dire quasi impossibile  mi giro   immediatamente verso il cane, nel tentativo di trattenerlo.

Bill invece si precipita  nella direzione del gallo , ma  io son quasi certo di non averlo colpito  , sono già felice  d’aver ritrovato il mio cane e  lo richiamo per scendere velocemente dalla montagna, lo sento arrancare nella neve sotto di me e istintivamente  ho l’impressione che faccia più fatica del dovuto ,  mi fermo e lo chiamo ripetutamente , poi finalmente lo intravedo  sotto di me , spuntare dal folto.

Per un attimo mi si ferma il cuore …Bill il grande Bill sta   salendo in  mezzo alla neve,  con grande fatica ma  con     in bocca  quel magnifico gallo.

                                               ( pausa …….)

A questo punto le signore sono tutte con la bocca aperta,  addirittura ce n’ é una a cui scende una lacrima, ma anche gli uomini (che  ovviamente non sono cacciatori)  sono impressionati e hanno ascoltato con grande   attenzione…………………………

Se poi dovessimo parlare d’Africa ….apriti cielo……bufali, leoni leopardi,  sempre e solo inferociti come se passassero la loro vita ad essere incazzati, oppure  animali che ad ogni racconto diventano sempre più grossi,  enormi serpenti,  acque infestate da  coccodrilli,   al punto d’aver paura di mettere il piede in una pozzanghera, e poi naturalmente  l’indigeno bravo che ti salva la pelle o quanto meno ti toglie da una situazione difficile ,  fanno parte dello stereotipo con cui  é stata ed é tuttora raccontata l’Africa , ma qui non voglio dilungarmi sono state scritte valanghe di libri e naturalmente valanghe di balle.

Le bugie fra cacciatori sono raccontate con enfasi, quasi con foga e quasi sempre intercalate  dalla famosa frase  ”  giuro….. é proprio vero  che non possa……..”,  e noi, siccome prima di  tutto é un amico, per evitare che  effettivamente non  possa più vedere figli, moglie e parenti vari ,………  gli crediamo .

A volte sono raccontate con tale raffinatezza che, presi dalla stanchezza,   ci sembrano vere.

A volte sono talmente belle, davanti ad un camino con un bicchiere di buon vino in mano, dopo una bella cena,   che pur capendo perfettamente che di balle si tratta, nessuno si sogna di contestare numeri, dimensioni, pesi, anzi in quei frangenti  con gli occhi semi chiusi, appesantiti dal cibo e dal vino tutti sognano e se uno racconta la verità, senti che stride che non funziona e  nessuno gli crede.

Ho conosciuto un vecchio cacciatore che soleva dire: ……. ne raccontiamo talmente tante, che le pernici o lo beccacce dovrebbero covare 5 volte l’anno,  per essere in numero sufficiente a soddisfare tutti i nostri racconti.

Ma in fondo la bugia che cosa é se non il desiderio di stupire, di rendere ancor più interessante un racconto, il tentativo  di uscire dall’anonimato, di rendere ancor più  frizzante una serata fra cacciatori o,  l’evidente  esagerazione   di un fatto, con l’unico scopo di far ridere gli amici,e In certi casi, che cosa é se non un atto d’amore?

Mi viene in mente  il poeta dialettale piacentino Faustini che,  ai primi del Novecento, racconta in rima  le straordinarie doti di fermatore di un cane da caccia chiamato GranSultàn,   che nel mese di novembre  mentre cacciava sulle colline piacentine  spari      e nonostante fosse stato cercato per ore e per giorni,non fu mai  più ritrovato.

Lo  ritrova il suo padrone  l’anno successivo   e sentite come racconta il Faustini …..

      il cacciatore si chiama   Sbusafava

                                                    ….testa gussa e barba ad crava             

                                                       con du scarp, al me signur               

                                                       c’ paran du cassett da fiur…….. 

ha poi avuto un altro can

che si chiamava GranSultan

Lui quand’era in ferma

ci stava in vita eterna

Un bel dì ha perso il can

dove sarà il GranSultan

Aspetta un mese,e tutta la stagion

Il Sultan s’é perso dabon (davvero)

Ma un anno  dopo su di una coltura

ci sono due scheletri che fanno paura:

uno della lepre che lo guardava;

l’altro del cane che la fermava

…quando si dice una ferma di granito….

O quella ancor più famosa del cacciatore che spara ad una beccaccia,   che cadendo con il becco rivolto verso il basso va proprio ad infilarsi nel collo di una lepre che a sua volta   “tirando gli ultimi” mette allo scoperto un tartufo grosso come un melone.

 Non parliamo del Barone di Münchausen  che fu maestro in quest’arte  e ci ha fatto ridere fin da ragazzi Secondo me il gene che trasmette la passione per la caccia é legato a doppio filo con il “genietto  conta-balle” e quindi  penso che   i cacciatori in genere non  siano  mai     immuni da questi straordinari voli di fantasia, che mettono un po’ di sale e a volte anche un po’ di pepe, sui nostri racconti

Un’altra delle balle più classiche é quella   sulle prestazioni dei nostri cani,  cani con un “naso”che sa  cogliere l’emanazione a distanza di   centinaia di metri,   cani che  non si limitano a trovare e fermare il selvatico, ma siccome sei un po’ distratto, se occorre,   vengono a cercarti  per  riaccompagnarti  dove si trova il  selvatico…..

L’esagerazione sui numeri é un’altra delle tipiche bugie dei cacciatori non solo sugli abbattimenti, ma anche sugli incontri:  ”ho alzato più di dieci beccacce, ho trovato un volo di cotorne saranno state più di 20  ” e via di questo passo .

Ma mentre i racconti   sugli abbattimenti difficilmente incontrano la nostra completa fiducia, quelle sugli incontri     sono bugie a cui  molte volte vogliamo credere , specie in Italia con la carenza di selvaggina che abbiamo, ci aggrappiamo anche alle bugie per continuare a sperare.

Il mondo della caccia é tradizionalmente anzi storicamente  colorato dalle balle dei cacciatori   senza le quali,la caccia, secondo me,  perderebbe ancora qualche cosa, anzi questo   potrebbe essere il passo decisivo verso la morte definitiva della caccia .

I racconti senza   quelle belle esagerazioni,  potrebbero diventare degli  sterili  resoconti burocratici, noiosi da leggere, impossibili d’ascoltare……

Articolo già pubblicato su Passioni 3 Amici si raccontano- La bugia del cacciatore-