foto di Mario Salomone

Il cane da ferma inteso come “fondista” contrapposto al cane da prove a cui viene richiesta una prestazione da “velocista”. L’influenza nella scelta dei riproduttori dei cani da caccia.

Le prestazioni di un cane da ferma (di qualsiasi razza) sono assimilabili a quelle di un “fondista” al quale si richiede di esplorare la maggior quantità possibile di terreno in un arco di tempo che va da due a quattro ore ed anche più. Come dire: cerca ampia e velocità compatibile con uno sforzo prolungato. (I casi di cacciatori che nel corso della giornata cambiano due o più cani sono anomalie che non fanno testo.)

Il cane che in caccia parte a razzo è controproducente in quanto scoppia inevitabilmente dopo un quarto d’ora o mezz’ora. Del resto è come se un fondista partisse con la velocità del centometrista. Allo stesso modo il cane che è stato addestrato (e selezionato) per le prove – e quindi per fare a gran velocità turni di quindici minuti – non regge tempi più lunghi, né vi è modo di creare in lui il discernimento in base al quale modulare la sua velocità iniziale: il cane infatti non può sapere a priori quanto durerà l’impegno che gli viene richiesto. Un tempo il problema non esisteva perché solo i soggetti che avevano dimostrato di essere ottimi cani da caccia venivano avviati alle prove: erano cioè cani che nella loro prima stagione venatoria avevano dimostrato di avere – fra le altre qualità – il fondo per cacciare una giornata intera. Dopo di che si provvedeva a “fermarli al frullo” ed a “registrare il percorso”. A dire il vero anche a quei tempi la preparazione per le prove includeva l’aumento della velocità, perché anche allora la spettacolarità di andature molto rapide influiva sui risultati, ed allo scopo si facevano turni d’allenamento brevissimi, di cinque minuti, che esaltavano la foga di correre. Però il risultato era solo un leggero aumento della velocità per cani che avevano già dimostrato di essere ottimi fondisti. La velocità dei trialer di allora farebbe sorridere gli odierni cinofili. Poi le cose cambiarono e l’obbiettivo dei cinofili non fu più di fare le prove per selezionare i migliori riproduttori di cani da caccia: l’obbiettivo divenne semplicemente quello di vincere le prove! E spesso i padroni di quei cani erano (e sono) cacciatori per modo di dire che non si sognavano neppure di iniziare i loro giovani soggetti a caccia perché non ne erano capaci, o non ne avevano voglia, o non ne avevano il tempo in quanto giustamente occupati a guadagnare un sacco di soldi.

Ed allora affidarono i loro cani fin dai primi passi a degli addestratori professionisti che li prepararono da subito a fare turni brevi (anche perché con venti e più cani sul furgone non hanno alternativa) ed a selezionare quindi “velocisti” anziché “fondisti”. Si dirà che l’importante è essere atleti: ma un fondista è fisicamente e psichicamente diverso da un velocista ed insistendo a selezionare cani che corrono come matti per un quarto d’ora, sorge legittimo il dubbio che la loro progenie non sia adatta per reggere un’intera giornata di caccia. Ha ragione allora chi vorrebbe prove con turni tanto lunghi da rappresentare una valida verifica della resistenza in caccia? Ovviamente no, perché dovremmo fare turni di diverse ore in prove che durerebbero ciascuna una settimana e più. La cosa cioè è impraticabile. Dobbiamo allora invalidare le prove come mezzo di selezione dei cani da caccia? Neppure questo è giusto. Però bisogna cambiare mentalità e criteri di giudizio. Partiamo dal presupposto che il “fondo” scaturisce da tre condizioni essenziali e cioè: • dalla passione, che anche in un turno di quindici minuti  può essere inequivocabilmente accertata; • dall’allenamento che – non essendo geneticamente trasmissibile – non è elemento di selezione; • dall’andatura che deve essere consona ad uno sforzo destinato a durare diverse ore. Ma se questo è il quadro, le prove devono richiedere che anche nei 15 minuti il cane vada alla velocità che gli consentirebbe di correre per diverse ore. Perciò se un Pointer o un Setter partono a velocità da formula uno, il giudice deve suonare la tromba. Idem per Kurzhaar o  Epagneul Breton che sembrano saette o per un Bracco italiano che trotta a velocità tale da non poterla reggere per una giornata di caccia. E non veniteci a dire che il cane da prove parte velocissimo, per poi rallentare quando il turno si prolunga: quel cane parte velocissimo … e poi scoppia perché ormai da generazioni è stato selezionato per produrre uno sforzo che dura non più di 15 minuti.