CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

“Fotografiamole vive” di Cesare Bonasegale

 

Beccaccia sul nido

L’occhio della Beccaccia

Comunicare per diffondere la cultura mirata alla conservazione della Beccaccia. L’effetto diseducativo dell’esibizione dei carnieri.

Complimenti a quelli del Club della Beccaccia: son proprio bravi. Con ciò non voglio discriminare i Soci degli altri due Club che si dedicano alla medesima passione, solo che le loro attività mi sono meno note e di loro so poco: magari sono altrettanto bravi anche loro. Ricordo la frase scritta non so dove che diceva “Siamo il club della beccaccia … non dei beccacciai” e lo trovai uno slogan efficace, una bella asserzione pubblicitaria. Ora però – a tre anni dal nostro incontro – devo ammettere che quella frase era proprio vera. La funzione di un Club, oggi più che mai, è di comunicare per educare e condizionare i suoi Soci e tutti coloro che sono raggiunti dai messaggi dell’Associazione.

 E coerentemente con la frase di cui sopra, la quasi totalità degli articoli pubblicati sul “Giornale della beccaccia” è mirata a creare una cultura sulle abitudini della scolopax rusticula, su come improntare i nostri comportamenti in funzione delle condizioni ambientali così da non infierire su di lei, soprattutto nei periodi climaticamente critici. In questo contesto rientra l’impegno per organizzare convegni di approfondimento sulle migrazioni, sugli inanellamenti, sulle zone di rifugio … insomma tutto fuorché decantare l’attività venatoria. Anzi, il messaggio rivolto dal Club ai beccacciai è immancabilmente improntato alla moderazione nei prelievi, così da ridurre quanto più possibile l’effetto negativo sulla conservazione della specie.E non è un messaggio semplice perché non può essere ridotto all’elementare invito a non sparare, o quantomeno a sparare il meno possibile, ma deve sostituire le tradizionali motivazioni del reperimento finalizzato all’abbattimento con altri scopi che hanno come fine il controllo della specie, del suo stato di salute, dell’identificazione e dell’andamento dei flussi migratori, della sua conservazione: in altre parole la grande passione della caccia alla beccaccia deve far posto ad una altrettanto grande passione del culto della beccaccia; o se preferite, ad una moderna forma di caccia con finalità diverse dall’abbattimento. Una passione specialistica che lascia il posto ad un’altra passione ancor più specialistica, che ha per oggetto un uccello pieno di fascino, il cui futuro vogliamo condividere. In questa cultura, il cane da ferma diventa l’indispensabile partner che condivide il nostro impegno ed oggetto egli stesso della nostra passione di cui però dobbiamo appagare l’istinto predatorio che lo motiva, premiandolo occasionalmente con qualche abbattimento. Dico “qualche abbattimento”, ma non più di tanto perché, da vecchio cinofilo, posso assicurare che per soddisfare il suo istinto predatorio tre o quattro capi incarnierati in un anno son più che sufficienti. Non così purtroppo per una gran quantità di cacciatori …e proprio per questo dico bravi a quelli del Club della Beccaccia, che si impegnano nel tentativo di educarli … cosa di cui hanno tanto bisogno. Tornando quindi alle fondamentali finalità comunicazionali che il Club della Beccaccia assolve, vorrei fare un proposta: Proprio per scoraggiare l’acquisizione di abbondanti carnieri di beccacce, tutti coloro che collaborano a questo impegno evitino l’esibizione del carniere conquistato ed invitino le riviste specializzate a non pubblicare fotografie che mostrano beccacce morte. Se qualcuno è in grado di fotografare viva e vegeta la “regina del bosco” in volo, ben venga la riproduzione su carta stampata o in video di quel magico momento. Ma le foto delle beccacce morte …no, basta. Quante ciascuno ne incarniera è una questione che riguarda la nostra coscienza e la nostra sensibilità. Ma da ora in poi facciamo almeno in modo che non diventi motivo di esibizione e di emulazione. (tratto da “Il giornale della Beccaccia)

Previous

“Uno stile di vita” di David Stocchi

Next

“Sintesi della stagione 2010/2011” di Silvio Spanò

2 Comments

  1. gianni castellani

    Bravo Davide.

  2. filippo

    Egregio prof. Bonasegale, ho letto e riletto il suo scritto. Semplicemente “splendido”…ma i destinatari dei suoi consigli pensa che avranno “orecchie per intendere? Qualcuno si è comprato la casa in Croazia, altri (in Croazia) ci vanno una decina di volte per stagione venatoria fino a tutto febbraio (con fucile e cartucce). Questi personaggi come li educhiamo a dei carnieri moderati? Solo il “collare da …… addestramento” potrebbe sortire un qualche apprezzabile risultato. Non aggiungo altro. Con affetto e stima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

Welcome!

Alcune foto e articoli presenti su www.setterfoto.com ora cacciatori di montagna e di beccacce sono in parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione potranno segnalarlo all’ amministratore – astroepier@gmail.com – che provvederà prontamente alla rimozione del materiale utilizzato.

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi