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Fra cime selvagge e boschi dorati è la quarta fatica letteraria di Franco Subinaghi ed è un libro nato da una certa ponderatezza, essendo intriso di bellissimi momenti introspettivi, senza andare però a scapito della grande dedizione della sua creazione, che ha caratterizzato anche i lavori precedenti.

Fra cime selvagge e boschi dorati aggiunge una nota poetica e introspettiva inedita nel modo di scrivere di Franco, a cominciare dall’azzeccatissimo titolo, che rappresenta la visione perfetta del luogo in cui avviene il miracolo de Il Mistero, titolo del racconto simbolo di tutto ciò. Infatti, alcuni passi di questo libro, vedono un Franco Subinaghi nuovo, che ha cercato di diversificare il suo modo di scrivere, come ad esempio in France du Sud, ove fonde le sue tre passioni: caccia, scrittura e pittura, regalandoci immagini narrate quasi da bozzetto impressionistico, o da pittore macchiaiolo. Ma il libro si diversifica non solo nello stile narrativo, ma anche per alcuni temi: senza anticipare nulla, passiamo da una Regina del Bosco… ad una Regina degli Abissi, un racconto molto originale e che si stacca nettamente dal resto del libro.

Alcuni racconti, come i due d’apertura Pioggia e Orizzonti Lontani, lasciano spazio a chi li legge (specie a chi caccia) di immedesimarsi pienamente nelle descrizioni dall’ampio respiro, o di perdersi in un ricordo similare, sintomo di avvenimenti comuni a tutti noi, eppure così diversi a seconda di chi li vive in prima persona.

Collegato a questo tema, troviamo in modo preponderante anche il tema del distacco, che sia da un cane come in Ombra silente e Quando… o da una persona cara e buona, come in Per un amico, Franco ci regala pagine davvero toccanti e molto commoventi, che sono riuscite, lo ammetto, a strapparmi qualche lacrima dolorosa. Anche in altri racconti, come il Venditore di sogni, traspare, oltre che il distacco e l’amicizia, il ritratto dell’Italia di una volta, principalmente ambientata nella Bassa di un tempo che fu e che, ahinoi, non sarà più.

Inedita in questo libro è anche la visione spirituale di Franco, specialmente nel bel racconto Wind Up, ove, nuovamente con lo sfondo della sua beneamata musica degli anni ’70, ci spiega la sua originale visione in materia. Approdiamo poi ad un vero proprio panegirico in Noir-et-feu, in cui il nerofocato diviene bandiera, mito, leggenda: il suo amore infinito per i suoi cani, come negli altri libri, è palpabile e genuino.

Da questo libro traspare l’immagine in diverse sfaccettature di uomo e cacciatore grato alla vita e ai suoi affetti per quello che ha ed ha avuto, felice della sua bella storia venatoria vissuta finora, un cacciatore che vede sempre il bicchiere mezzo pieno e guarda al mondo, il suo mondo, il nostro mondo, fatto di monti e lago, con una visione carica di poesia, rendendolo un po’ filosofo. E questo è il grande punto di forza del libro che state per leggere. Brian Subinaghi

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