CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Galliformi alpini-Il piano di prelievo- di Angelo Lasagna

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Il Piano Faunistico-Venatorio, documento di riferimento per la gestione faunistica provinciale o regionale, ha il compito di dettare le linee guida per la tutela della fauna selvatica presente sul territorio, in ottemperanza alle leggi nazionali e regionali. Nel contempo il documento cerca di soddisfare gli interessi dei cacciatori, sia di quelli che praticano la caccia di selezione che di quelli che si cimentano nella caccia ai lagomorfi o ai galliformi con l’ausilio del cane segugio o da ferma.

Questo importante documento di pianificazione fissa gli obiettivi gestionali per ogni singola specie o gruppo di selvatici. La ricerca scientifica, infatti, deve supportare la gestione della fauna selvatica, che, almeno in Italia, è considerata dalla legge nazionale 157/92 una risorsa di tutti i cittadini (res communitatis) e non merce di scambio per una parte di essi come in qualche caso avviene. Come tutte le altre risorse naturali, andrebbe quindi gestita nel modo più trasparente e nel più stretto rigore scientifico.

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Fatta questa doverosa premessa, scendiamo nell’argomento in oggetto ovvero quello della pianificazione del prelievo dei galliformi alpini.

I piani, laddove presenti, recitano ” mantenere il tetto di abbattimento basato sui risultati dei censimenti primaverili ed estivi” e ancora ” suddividere il tetto di abbattimento su comprensori di dimensioni adeguate”. Trovano spazio anche altre indicazioni gestionali. Ad esempio i miglioramenti ambientali per i galliformi, la riduzione delle cause di mortalità, l’istituzione di zone di protezione e altre indicazioni sulla raccolta dei dati di censimento, più in generale sul monitoraggio delle popolazioni. Ma soffermiamoci sui primi due punti.

Quali sono i criteri da tenere in considerazione per realizzare un piano di prelievo che possa considerarsi cautelativo e orientato alla conservazione sul lungo periodo? Le strade da seguire sono diverse e in Italia, sull’arco alpino, non esiste un metodo unico per la formulazione dei piani. L’ISPRA, organo di riferimento nazionale, non definisce con precisione una strada da seguire ma si limita a dare indicazioni di carattere generale. Ogni regione o addirittura provincia sceglie un metodo differente nel calcolo del tetto di abbattimento. In alcuni casi sono state elaborate delle linee guida che definiscono i criteri per la formulazione dei piani al quale tutti i comprensori alpini si rifanno (esempio regione Piemonte: Criteri per la formulazione dei piani di prelievo della “tipica fauna alpina”).

In Francia, in molti “Départements” si è scelto di stabilire il “Plan de chasse” sulla base del successo della riproduzione. Al di sotto di un certo indice riproduttivo si sospende la caccia, mentre con indici migliori il prelievo può aumentare. In questo modo il piano è realmente commisurato al reale andamento della popolazione. Queste sono suscettibili di variazioni annuali anche piuttosto importanti e il prelievo segue questa fluttuazione (in contrasto a questa opzione vi è la scelta di determinare il piano anche sulla base de “il prelevato dell’anno precedente”).

Appare subito evidente l’importanza di verificare con precisione l’indice riproduttivo durante i censimenti estivi. Questo è possibile solo allorquando si riesca a distinguere bene le classi di età (giovani e adulti). Appare di fondamentale importanza uscire con i cani in una data che consenta allo stesso tempo di differenziare le classi di età e ridurre le possibilità di abbocco dei cani su pulcini, ancora troppo piccoli per involarsi a distanze considerevoli. Uscire per la Coturnice o la Pernice bianca dopo il 10-15 agosto da questo punto di vista ha poco senso. Si contano degli uccelli indeterminati nell’età. Ma l’obiettivo è quello di trovare il rapporto giovani adulti e quindi di ridurre al minimo la quota di soggetti indeterminati.

Le date migliori per il censimento della pernice bianca e della coturnice sono quindi comprese tra il 1 e il 10 agosto. L’accrescimento dei pulcini di queste specie infatti è rapidissimo (ricordo che un fagiano di monte centuplica il proprio peso nell’arco di tre mesi, passando da qualche grammo alla nascita ai 1,1 kg verso il mese di ottobre) e oltre tale data è difficile, molto difficile, distinguere i giovani dagli adulti. Specialmente quando gli uccelli si involano a distanze considerevoli. Differente invece la situazione del fagiano di monte. Per questa specie infatti le possibilità di realizzare i censimenti sono distribuite su un arco temporale più ampio, direi su tutto il mese di agosto. Anche a fine mese si riescono a differenziare i giovani (specialmente i maschi) dagli adulti.

A questo proposito ricordo che il censimento estivo con i cani da ferma non è da considerarsi una giornata di addestramento per i nostri ausiliari. L’approccio mentale e l’impostazione dei cacciatori e dei cani sul terreno è completamente differente.

Ma torniamo all’argomento principale ovvero alla pianificazione del prelievo. Quello dei galliformi alpini è definito come “piano di prelievo numerico non selettivo”. Questo significa che non vengono stabilite delle percentuali di prelievo fra le classi di età, come avviene per gli ungulati, dove si scelgono oltre all’età anche il sesso degli animali. In questo caso, come nel prelievo dei lagomorfi del resto, si stabilisce un tetto numerico tra tutti gli individui della popolazione (fatta eccezione per la femmina di fagiano di monte per la quale c’è il divieto di abbattimento).

16880329_10208404596857165_1820105413_oMa riferendosi in particolare a coturnice e pernice bianca, oltre all’indice riproduttivo che cosa bisogna considerare? Di fondamentale importanza è l’analisi critica delle densità primaverili espresse dal rapporto maschi cantanti (o coppie)/superficie. A questo proposito uno degli obiettivi è quello di determinare tali densità sulla superficie potenziale. Il dato raccolto attualmente, infatti, troppo spesso restituisce un’ informazione esclusivamente numerica sulle coppie presenti. Contare 80 coppie tout court o stimare una densità di 2,5 maschi/100 ha su una determinata superficie ha un valore differente. Approssimativa e incompleta la prima, più esaustiva e rispondente ai parametri di popolazione la seconda. Occorre precisare che in condizioni di densità primaverili troppo basse (meno di una coppia ogni 100 ha) è doveroso sospendere il prelievo. Così come è doveroso sospendere il prelievo qualora ci si trovi nel caso di popolazioni isolate e con meno di 200 riproduttori. È questo il caso della coturnice appenninica, che, almeno in alcune province, soffre a causa dell’eccessiva distanza tra nuclei di riproduttori.

Vi sono inoltre differenze importanti tra coturnice e pernice bianca. Specialmente per quanto attiene la sopravvivenza degli adulti e il successo nella riproduzione. Studi francesi autorevoli, appena pubblicati, hanno evidenziato nella pernice bianca un minor successo riproduttivo ma un maggior tasso di sopravvivenza negli adulti (70-75%). Questo spiegherebbe in parte il mantenimento delle popolazioni nel tempo. Nella coturnice il tasso di sopravvivenza sembra inferiore, circa 60%. Per contro il numero di uova deposte e l’indice riproduttivo è superiore. Non è così raro imbattersi in covate anche numerose di 7-10 individui o più. Questa specie in effetti, rispetto alla pernice bianca, evidenzia delle dinamiche più marcate, anche da un anno all’altro. Subisce drastici cali nel giro di poco tempo ma è ugualmente in grado di riprendersi piuttosto velocemente in annate favorevoli.

16833450_10208404596017144_1331522906_oPer il fagiano di monte, che al contrario delle due precedenti è specie poliginica, si considerano aspetti leggermente differenti. Difficile parlare in primavera di densità di maschi per questa specie che, in effetti, si raduna in parte su arene di canto e la cui distribuzione è quindi influenzata dal display riproduttivo. La densità (maschi 100 ha) in questo caso aumenta se consideriamo superfici piccole e diminuisce se consideriamo una area più vasta. Detto in altre parole la densità di maschi in primavera diminuisce all’aumentare della superficie considerata. In alcune province sono monitorate da quasi 30 anni arene storiche e non conosciamo quale sia la percentuale di maschi che cantano isolati. Il dato che abbiamo in possesso è il numero di maschi su arena o comunque contattati uditivamente e visivamente nell’area campione. In altre realtà alpine per contro si stima una densità di maschi su superfici non inferiori ai 1000 ha. Entrambi i metodi di censimento hanno i loro pregi e difetti per quanto riguarda precisione e accuratezza.

Il dato più importante nel censimento estivo è il rapporto dei giovani sulle femmine adulte. E sottolineo tutte le femmine adulte, sia quelle con la nidiata che quelle senza. Più della metà delle femmine la perde o comunque non porta a termine l’allevamento dei pulcini. Ecco perché durante i censimenti estivi è indispensabile ispezionare tutti i settori in modo da reperire tutti gli uccelli, specialmente le femmine sole e isolate. Ci sono altri indici rilevati come il numero di giovani per nidiata, la percentuale di giovani sul totale degli adulti ecc. Il prelievo a solo carico dei maschi potrebbe, in popolazioni fortemente soggette a pressione venatoria, destrutturare la popolazione a favore delle femmine. Anche per il fagiano il piano di prelievo è legato strettamente alla riproduzione. Potremo prelevare una certa quota di maschi sul totale di maschi contati in estate che comprendono sia gli adulti che i giovani. Non dimentichiamoci però di considerare anche il dato primaverile, l’unico in grado di darci il reale andamento della popolazione.

Un’ultima considerazione valida per le tre specie. Nel calcolo del piano occorre considerare ed inserire una quota di animali che sono feriti e non recuperati. Si stima che questa percentuale si aggiri intorno al 25-30%. Ovvero su 100 capi sparati a caccia solo 75 sono recuperati dai cani o dal cacciatore. Sono generalmente uccelli feriti in modo non mortale (es ad un arto) che poi vanno a perire di stenti o morire per impossibilità di involarsi a causa di un’ala rotta, rendendosi quindi più vulnerabili ai predatori. Anche questa quota di uccelli deve pertanto essere inserita nel conteggio.

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Al fine di migliorare ulteriormente la gestione attuale e distribuire il prelievo su superfici di dimensioni adeguate, occorre incrociare le superfici potenziali con le densità e gli altri dati censuari rilevati di anno in anno. Questo passaggio molto importante richiede delle competenze specifiche.

Si può desumere da ciò che precede come la pianificazione del prelievo di galliformi alpini sia una fase piuttosto delicata e complessa. Bisogna considerare molti aspetti e conoscere la reale situazione della popolazione. Un approccio di tipo adattativo in effetti prevede di tenere in considerazione non solamente i dati censuari e in particolare quello del successo riproduttivo, ma anche altri indicatori della popolazione (variazione della distribuzione, esame dei carnieri, analisi andamento del prelievo). Queste specie sono a ragione considerate bioindicatori dalla comunità scientifica, molto importanti da un punto di vista estetico, biologico e naturalistico. Oggi possiamo affermare che la caccia a queste specie, laddove regolamentata seriamente, non rappresenta una delle cause maggiori di regressione. Si può tuttavia affermare che molto può essere fatto per migliorare l’attuale gestione. Per questi selvatici il tempo delle decisioni approssimative, superficiali e non confacenti alla reale situazione delle popolazioni è finito. La loro gestione dovrà pertanto essere trasparente per tutta la collettività, basata su un approccio sempre più tecnico-scientifico. Solo in possesso di dati comprovati, raccolti con metodi condivisi, la loro caccia potrà essere possibile e giustificata in futuro. Se i dati raccolti sono rappresentativi allora potremo costruire dei piani di prelievo attendibili, altrimenti si rischia di costruire castelli su fondamenta di sabbia. L’esiguità del numero di cacciatori che vi si dedicano e dei capi abbattuti annualmente, consentirebbe di far diventare questa forma di prelievo un modello di gestione da seguire. Il lavoro da fare non manca!

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1 Comment

  1. Silvio Spanò

    Molto bene, bravo Lasagna! Sono articoli del genere che dovrebbero migliorare sensibilità e metodologie da parte dei gestori dei Galliformi alpini! Questo è un primo passo, poi ci vuole la realizzazione pratica.
    Silvio Spanò

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