La fase riproduttiva sembra essere stata ottima, le nidiate sono cresciute senza grosse perdite e con i censimenti di agosto e settembre ci siamo caricati come molle. Il cane è valido e ci soddisfa, e decidere dove iniziare la stagione venatoria è solo una questione di gusti personali: il mio primo compagno di caccia Nello, nostalgico coturnat, non resiste a quella che è stata la passione di una vita intera. Solo la nebbia rischia di rovinarci la giornata, ma all’apertura siamo più forti anche della natura. Giornata ottima, per quest’anno con le coturnici la nostra quota è fatta. Bisogna ricordarsi sempre di non esagerare.

Quindi l’obiettivo della seconda giornata è vedere un bel lavoro del cane su un gallo. Si potrebbe ancora trovare la nidiata tutta assieme, ma noi come tutti sogniamo il vecchio gallo solitario. Partiamo con una bellissima alba sentendoli cantare un po’ ovunque attorno a noi, ma stavolta la nebbia non ci perdona e oggi vince lei. Siamo in quota e la giornata la facciamo lo stesso, ma in montagna non si scherza. Questa nebbia rende irriconoscibili e fa sembrare sconosciuti posti che solitamente potremmo fare anche se ci bendassero. Troviamo tanti galli, la gran parte di questi a causa del tempo ci aspetta sui larici e li sentiamo solo partire, qualcuno lo vediamo o meglio vediamo un’ombra….. qualcuno si lascia anche fermare, forse le femmine o forse i novelli, ma bisogna regolarsi con l’udito perché la vista non c’è. Cacciare così ha poco senso.

Solo la passione ti fa restare lì a camminare, però in questi casi solo un’occasione particolarmente fortunata può permetterti di raddrizzare la giornata. Comunque con tutti i galli visti, e soprattutto con nessun altro cacciatore nella zona, non possiamo che rimandare l’appuntamento. Deve essere la nebbia a lasciarci tranquilli, poi per il resto ce la possiamo cavare. Mercoledì 13 Ottobre, non ha senso cambiare posto. Nemmeno ora riusciamo a cacciare con il sole, ma almeno la nebbia fitta non c’è. E anche oggi, strano ma vero, siamo soli.

Ormai è giorno, ma dobbiamo ancora decidere da che parte iniziare il nostro giro e abbiamo ancora il cane al guinzaglio quando nel silenzio più assoluto un capriolo maschio con un palco pazzesco si alza poco davanti a noi e schizza via verso l’alto tagliando in due il costone che avremmo voluto fare, come se fosse inseguito da un branco di lupi. Lo seguiamo con lo sguardo mentre salta con una inspiegabile agilità in salita, in mezzo a veri e propri muri di rododendri.

Sono i suoi salti a far volare un vecchio gallo, investito dalla furia del capriolo.

Gli occhi si dimenticano del capriolo e passano subito addosso al forcello, seguendo il suo volo che si dimostra più breve del previsto. Punta semplicemente il costone a fianco, per poi stringere la piega e risalire parte di un canalone prima di ributtarsi in un mare di lamponi. E adesso che fare ?

Non siamo ancora partiti e già ci dobbiamo fermare, abbiamo un gallo marcato al millimetro a poche centinaia di metri, anche se va detto che non sarebbe una scelta intelligente andargli subito addosso. Conviene far passare qualche momento, tanto nessuno ci può passare davanti, e se comunque arrivasse qualcuno noi sappiamo quale strada prendere. Quindi colazione, mentre un sole un po’ annebbiato si inizia ad alzare.

La giornata è incredibilmente asciutta, non ci sarebbe nemmeno bisogno delle ghette. Il cane, che come noi ha visto tutta la scena, è seduto e guarda fisso il punto in cui il gallo è sparito. E’ nel pieno delle sue forze, e sta anche iniziando ad essere veramente a posto per la caccia.

Un paio di biscotti, un po’ di cioccolato e un sorso di grappa per far passare quasi mezzora, è la colazione più lunga della mia vita, poi finalmente decidiamo di partire.

Teniamo il cane al guinzaglio fino a circa metà strada tra il punto in cui eravamo e quello in cui è atterrato il gallo. Niente campano e beeper silenzioso, cerchiamo di seguirlo con gli occhi e poi speriamo in bene. Lui è fresco come una rosa, passa nel rododendro che mi arriva alla pancia esattamente come se stesse correndo su un prato inglese, lui fa dieci metri avanti e io ne faccio uno indietro. Passa veramente poco tempo prima che prenda l’emanazione, sapeva bene dove andare e quindi….. è inchiodato, in piedi e testa alta, gli arriva l’aria buona, e adesso sono io che devo muovermi. Faccio segno a Nello di salire alla mia sinistra, ma è molto difficile che il gallo, se c’è ancora, prenda quella direzione. E comunque, anche se avesse in mente di prenderla, devo provare io a impedirglielo perché sono io quello che tra i due è piazzato meglio.

Arrivo sul cane faticando in una maniera vergognosa, ho fatto il possibile per avvicinarmi “in silenzio”, gli sono dieci metri sotto e leggermente a destra. C’è una gran pendenza, ho deciso che qui sono messo bene e quindi non mi muovo più, perché comunque se parte viene all’ingiù. L’ideale sarebbe se partisse leggermente laterale, o a destra o sinistra, ma senza caricarmi: in questo caso, invece, con molta probabilità l’avrebbe vinta lui.

Tutto tace, e riesco a riprendere fiato e respirare come un uomo normale.

A questo punto non saprei dire se sono passati 30 secondi o dieci minuti, la concentrazione è così elevata che perdo la dimensione temporale, ma siamo rimasti immobili per un po’. Potrebbe capitare una brutta cosa in momenti simili: iniziare ad avere dubbi sulla propria posizione rispetto al cane e auto convincersi che potrebbe esserci un piazzamento migliore, iniziare a muoversi cercando di fare piano ma in realtà facendo solo dei danni, guardare dove appoggiare i piedi per potersi spostare, magari anche solo di un metro…. ossia, pensando al tiro utile di una cartuccia del 7, tutto assolutamente inutile.

Per fortuna nonostante la mia poca esperienza, ho un senso abbastanza sviluppato per quanto riguarda le situazioni di caccia e in alcune circostanze anche se mi trovo a viverle per la prima volta in realtà mi comporto come se le avessi già vissute, come se avessi già imparato la lezione. Se il cane continua ad essere fermo, sto fermo anche io. Se il cane rompe e inizia a guidare, quello è un altro discorso. Quindi non mi muovo di un millimetro, la calma è la virtù dei forti.

Il problema è che in questa mattinata anomala ci ritroviamo nel pieno dell’azione di caccia praticamente “a freddo”, ed è l’unica cosa che mi scoccia. Mi sento un po’ legnoso, preferisco che l’occasione si presenti quando abbiamo camminato un po’, quando mi sento più caldo.

Il silenzio in questa distesa di larici ontani lamponi e rododendri è improvvisamente rotto da un rumore simile a una mitragliata: aveva deciso di partire. Lo vedo uscire dal verde esattamente dove pensavo che fosse e dove indicava il cane, non mi carica e prende una piega leggermente laterale, lo vedo benissimo, è a tiro anzi fin troppo vicino e ho tutto il tempo che voglio. Tutto perfetto, non ci può essere occasione migliore, ne capitano poche così. Arriva il momento in cui bisogna concludere l’azione ma forse aspetto troppo o forse non lo so, è talmente maestoso che mi sembra sempre vicino, e per essere metà ottobre ha una coda che lo fa sembrare lungo un metro ma……..

I pallini del sette volano, e anche il gallo continua a volare. Non ci posso credere. Mi sparisce dietro le punte dei larici e vorrei sotterrarmi. Che fare?

Vado verso Nello, mentre penso che un colpo avrebbe potuto tentarlo anche lui visto che ha tenuto la sua parte… chissà, magari non lo ha nemmeno visto. Quando intravedo il suo cappellino colorato sento dire “Bravo!”. Mi avvicino ancora e mi dice “è sceso laggiù, planando. Ma l’ho seguito fino a quando ha toccato terra, vai giù con il cane e io ti guido da qui con la radio”. Considerando l’impressione che mi aveva fatto quel gallo, che cioè mi sembrava enorme, decido di scendere col cane al guinzaglio perché se avesse preso solo qualche pallino e fosse intatto, vorrei farlo imbalsamare.

Per fare la strada che il gallo aveva fatto planando in pochi secondi noi ci mettiamo un’ora, ma in questi casi -quando si tratta di recuperare un selvatico abbattuto- non ci deve essere nessun dubbio: bisogna andare, sempre, anche a costo di perdere parte della giornata e fare tanti passi.

Finalmente lo vedo, disteso con le ali aperte, riflette quel magico colore blu dalle sue piume. E’ atterrato in un prato in cui le mucche avevano tenuto l’erba ad un altezza di pochi centimetri, quindi non ha avuto nemmeno un ostacolo nella sua discesa. E’ spettacolare, non gli manca nemmeno una piuma. Sicuramente se fosse atterrato nei rododendri si sarebbe rovinato un po’ di più, e non avrei avuto tutta questa facilità nel ritrovarlo: avrei dovuto utilizzare il cane, che lo avrebbe certamente recuperato ma non avrei avuto un gallo che sembrerebbe morto di vecchiaia. Sono contento, la mia giornata potrebbe quasi chiudersi qui…. ma siamo in due, abbiamo fatto tanti chilometri in macchina e pensandoci bene la giornata deve ancora iniziare. Quindi apro lo zaino e sistemo il gallo al meglio per non rovinarlo, e finalmente andiamo a caccia.

Purtroppo non posso dare la soddisfazione al cane di abboccarlo, perché un animale così perfetto chissà se mi capiterà ancora…. tutto non si può avere.

Pensandoci bene gli orari sono quelli di una giornata normale. Iniziamo veramente a cacciare alle nove. La differenza rispetto alle altre giornate è che abbiamo già un gallaccio nello zaino. Sono le giornate migliori, queste: puoi permetterti di cacciare rilassato e godere del lavoro del cane, del paesaggio, dell’ambiente, dei selvatici che se ne vanno prima che arrivi il cane e va tutto bene lo stesso perché comunque la fortuna ti ha già dato una grossa mano. E proprio per il poter cacciare con una calma insolita, si rischia di fare ancora meglio.

La zona è per noi abbastanza familiare, sappiamo dove andare per trovare la nidiata e dove per trovare i maschi vecchi. La natura è così, abitudinaria. A volte ti sorprende, ma sono le eccezioni che confermano le regole.

I vecchi sarebbe meglio cercarli quando il sole è alto e magari hanno la pancia piena, però al cane non gli si possono spiegare queste cose……. e anche oggi decide lui il giro che dobbiamo fare. Sarebbe bello riuscire a dargli la soddisfazione di un bel riporto, in fondo è il cane che mi spinge ad andare in montagna perché della fucilata ne farei anche a meno. Facendo i conti sono decisamente più numerose le uscite che faccio a caccia chiusa rispetto alle giornate di caccia.

Però è giusto che per completare il lavoro ci sia bisogno della simbiosi cane cacciatore, è quella la goduria, il lavoro simultaneo del cane che capisce quello che vorremmo che lui facesse, magari solo da una nostra occhiata.

Non ho mai capito quelli che vanno col cane e viaggiano con il fucile spianato pronti a fare fuoco in ogni momento.

Il fucile andrebbe caricato solo con il cane in ferma. So bene che è più facile dirlo che farlo, però quella è una caratteristica dei grandi, di chi ha fiducia del cane, di chi ha calma, sicurezza in quello che fa, esperienza…. e infatti è roba per pochi, roba da Signori. Non a caso io ho sì il fucile in spalla, ma carico. E per fortuna è carico: mentre il cane, poco sopra di me, taglia una costa di rododendri alti e fitti si inchioda sul sentiero creato dalle vacche al pascolo. Levo il fucile dalla spalla e nel mentre tolgo la sicura: sono pronto.

Rimango dove sono, a 30 metri dal cane, immobile, e alzando una mano faccio segno a Nello di salire di corsa per piazzarsi dall’altra parte perché io non ho possibilità di spostarmi e poi in montagna si sa che due fucili sono meglio di uno. Dopo i primi momenti di adrenalina a mille, anche se il cane continua a indicare un punto preciso e non si muove di un millimetro, io penso che potrebbe facilmente essere una femmina: un costone esposto al sole, come questo, senza alcun larice: è quasi pulito se escludiamo il tappeto di rododendri, non è il posto “ideale” dove andare a cercare un vecchio maschio. E, soprattutto, una ferma interminabile:, Nello era abbastanza distante però ha il tempo di arrivare, di piazzarsi come si deve e di riprendere fiato.

In montagna questi scatti improvvisi tagliano le gambe e i polmoni.

Molte volte il maschio non regge per così tanto tempo, anzi succede proprio raramente. Mentre mi convinco di queste fantasie e perdo un po’ di concentrazione parte un gallo gemello di quello del mattino, quando si alza contro il cielo gli vedo le caruncole rosso fuoco e lo vedo già nello zaino assieme all’altro. Nonostante l’immagine della macchia rossa (a dimostrazione del fatto che era abbastanza vicino, o almeno a tiro), inspiegabilmente non sparo. Taglia sopra Nello, sulla sua linea di tiro migliore 20 metri, massimo 25. Lo guardo seguendolo con la bindella mentre il dito automaticamente passa al secondo grilletto, e due cannonate di Nello rimbombano fino a fondovalle. Io non sparo nemmeno il secondo colpo, e guardo il gallo volare via con quel suo battito di ali che a volte si interrompe e ti fa pensare che stia per cadere….. e invece cambia zona, cambia montagna, per oggi ha deciso che sentire fischiare due fucilate è stato sufficiente.

Era di Nello, doveva prenderlo lui che era messo veramente bene.

Con una insolita calma mi chiede cosa aspettavo per sparare, io non ricordo cosa ho risposto ma in effetti avrei potuto provarci. Pazienza. Mi dispiace per il cane, quello sì. Continuiamo il giro mentre la giornata si mette quasi sul bello, non c’è il sole pieno ma si sta bene, cacciare in camicia è la cosa che preferisco. Qualche gallo vola da solo, qualche femmina si fa fermare e ci fa fare lo sprint per arrivare dal cane, però vietato sparare. Il rispetto per le femmine deve essere sempre assoluto.

Intanto i passi fatti iniziano ad essere una buona quantità, abbiamo ancora tanto da fare però – escluso il gallo di inizio giornata – in tutta la mattinata l’unica vera occasione l’abbiamo sprecata, e non abbiamo nemmeno visto tutti gli animali che ci aspettavamo almeno di vedere. Eppure tre giorni prima nella nebbia sembrava di essere in un pollaio.

Ci fermiamo un momento per mangiare e per decidere quale strada prendere per il pomeriggio: tutto non si può fare, la zona è immensa e quindi bisogna cercare di usare l’esperienza per trovare la soluzione più redditizia. Nello non parla, in questi momenti è come me…. vede e rivede la scena e si mangerebbe le mani per aver sbagliato un gallaccio come quello.

Ripartiamo, decidendo di andare nel versante a est che è molto più brutto ma che è anche la rimessa della maggior parte dei galli che sono volati durante la mattinata.

Qui non ci viene nessuno perché solo chi sa prendere il giusto passaggio riesce ad attraversare questo inferno, e il giusto passaggio lo conoscono pochi..

Ma la più importante ragione per cui nessuno tenta di cacciare qui è che si cammina veramente male, in alcuni punti stare in piedi diventa difficile e bisogna tenere la traccia delle vacche sperando di non doversi avventurare per troppi metri nel rododendro esageratamente alto. La pendenza è tanta, c’è sempre umido e la vegetazione, piegata dalle regolari slavine invernali, fa di tutto per farci cadere.

Ci sono momenti in cui mi chiedo anche perché ogni volta ci dobbiamo massacrare le gambe…. Per avere la fantasia di venire a soffrire sperando di riuscire a incontrare un selvatico, serve un cane che non si faccia impressionare da niente e che abbia il coraggio di immaginare che ci sia l’erbetta al posto del rododendro, altrimenti si può andare a casa e risparmiare tempo e fatica. Noi per fortuna il cane ce lo abbiamo. Lo abbiamo portato qui la prima volta quando aveva due anni e già conosceva bene le difficoltà della montagna: questo posto è al limite dell’ incacciabile, credo che molti cani si rifiuterebbero di cacciare, o meglio non affronterebbero il terreno con la giusta spavalderia. Noi invece abbiamo il lusso di andare anche a servirlo per la terza volta della giornata.

Io purtroppo sono troppo basso rispetto Astro, provo ad uscire dal sentiero tracciato ma non vado avanti, rimango incastrato con lo zaino, con il gilet, con la cinghia del fucile. E’ il posto più brutto in cui io abbia mai cacciato, mi viene voglia di urlare dal nervoso. Nello è più in alto e, considerando il pessimo posto in cui siamo, è anche messo bene. Io continuo a camminare come posso lungo il passaggio cercando di portarmi in una posizione un po’ più utile ma faccio lo spettatore, sono purtroppo tagliato fuori.

Vedo benissimo la scena, sento benissimo altri due colpi e vedo il gallo andare via. Sul rumore delle fucilate ne volano altri due poco sopra, qui è facile trovarli anche assieme i vecchi maschi, e anche in gruppi più numerosi. Un giorno con la prima neve ne abbiamo contati 15. Però è così difficile cacciare che tanto è alta la probabilità di incontrare, tanto è bassa quella di fare una fucilata ben fatta. Sappiamo bene che è così perché così è sempre stato.

Aumenta il dispiacere per il cane, perché stavolta – ancora più delle altre – se lo è proprio cercato, lo ha voluto trovare con una determinazione spaventosa in un posto per niente facile.

Adesso finiamo il giro ma…… la parte buona è andata.

Tornare indietro sugli stessi passi non ha senso, ci dobbiamo abbassare e attraversando i canaletti di larici non si sa mai. La cosa certa è che si cammina e si caccia meglio.

Sono quasi le tre, e siamo partiti dalla macchina alle sei di mattina. La strada per arrivare qui è del pastore e dei proprietari dei pascoli e dei boschi, e il pastore quando porta via le vacche dall’alpeggio chiude la catena e fino all’estate dell’anno dopo questa diventa terra di nessuno.

Non dico che siamo stanchi, però un po’ affaticati sì. Il cane invece mi entusiasma, guardarlo mi da la forza per camminare due giorni consecutivi. Non ne ha mai abbastanza, trova delle energie anche quando da l’impressione di essere in fase calante, e riparte. In questa caccia, in montagna, il cane è tutto.

Lui ci crede come se fossimo appena partiti, noi invece silenziosi pensiamo di più alle occasioni sprecate che a quelle che si potrebbero ancora presentare, è inevitabile quando si è nella seconda metà del pomeriggio.

Arrivare a sparare tre volte in una giornata sotto la ferma del cane, in ambienti come questo non capita tutti i giorni. Almeno, a noi non capita. Poteva andare meglio, poteva andare peggio, ma in ogni caso è stata una bellissima giornata. Da soli in questa immensità, un gallo lo abbiamo preso…. fosse sempre così. Intanto ci siamo abbassati di quota, siamo quasi al limite basso dei rododendri con qualche larice sparso; il posto è da cartolina. Astro è sotto di noi, che camminiamo uno dietro l’altro ormai diretti alla macchina – che è ancora molto distante – e senza più pretese, quando rimane fermo bloccandosi all’improvviso con la testa girata a sinistra.

In un momento di stupidità inspiegabile, addirittura gli dico “sshhh, via ! via !”..

Ci guardiamo con Nello, e un po’ increduli ci piazziamo, facendo due passi per uno e distanziandoci un po’. La nostra direzione era dall’alto verso il basso, e anche il cane è fermo così.

Rimaniamo così un paio di minuti, quando all’improvviso si toglie dalla ferma e con la più totale convinzione si allarga facendo un semicerchio e andando a prendere l’emanazione dalla parte opposta, fermando dal basso verso l’alto, praticamente di fronte a noi.

Ci saranno sì e no 15 metri tra noi e il cane, che ha gli occhi sbarrati e mastica l’aria. Sta fermando un animale che è tra noi e lui, è veramente convinto e quando ha quell’espressione non si sbaglia.

Guardo il mio amico e non dobbiamo nemmeno dire una parola per capirci: lui rimane lì, pronto, e io mi abbasso un po’. Con il rumore del rododendro che scivola sulle ghette e con i miei passi sempre più vicini, se c’è un animale deve volare. Faccio due passi, forse tre e si materializzano due maschi nello spazio di un metro quadrato. Appena si alzano da terra si buttano all’ingiù dividendosi, uno prende la destra e uno la sinistra. Non siamo nella situazione migliore, quando è così non serve molto tempo prima che siano fuori tiro.

Nello è più pronto di me, e sento la fucilata mentre io cerco di non rimanere troppo indietro con quello che ha girato dalla mia parte.

Sento la sua seconda fucilata una frazione di secondo prima di schiacciare il grilletto.

Il mio c’è, lo vedo fare una capriola in aria e d’istinto senza nemmeno seguirlo nella caduta mi giro e vado a cercare quello a sinistra che è ancora a tiro, anche se al limite. Non riesco a portare il fucile più avanti di lui, sparo ma sono nettamente dietro come credo sia rimasto dietro Nello.

Apro il fucile mentre lo guardo andare via, ma sono felice così, guardando Astro che risale nei rododendri con tutta la sue fierezza e il suo orgoglio, soddisfatto con il suo gallo finalmente morsicato, e mentre Nello mi dice “Bravo, meno male che oggi c’eri tu”. Questa è una delle giornate che ricordo con più piacere perché fino ad allora avevo intuito di avere un buon cane ma in quel giorno ho capito di avere un cane che aveva qualcosa in più, e tutti i miei sacrifici iniziavano ad essere premiati. Poi con il passare degli anni, e cercando le beccacce, si è superato lasciandomi senza parole.

Ma quella è un’altra storia.