uno dei grandi cani di Lucio

Le qualità che caratterizzano il grande cane da ferma. La magnifica intesa con il suo padrone-cacciatore.

Se tu entri in un territorio nuovo, dove non sei mai stato, e cerchi beccacce, piuttosto che coturnici, immediatamente sai distinguere i posti dove più facilmente puoi trovarle: l’esposizione, la vegetazione presente su un costone o in una valletta ti dicono subito dove cercarle perché l’esperienza accumulata negli anni ti porta a riconoscere certi ambienti tipici. Certamente è così anche per i cani, con due ulteriori e grandi vantaggi rispetto a noi: Primo, ad un cane bastano una, due o tre stagioni di caccia per capire quello che noi apprendiamo con fatica in quarant’anni. Secondo, l’olfatto non serve solo ad individuare la selvaggina, ma anche a cogliere tutti quegli odori o profumi che, secondo me, possono essere propedeutici al ritrovamento degli animali, in quanto molto spesso presenti dove potrebbe nascondersi la selvaggina.

Mi spiego meglio.

Un certo tipo di vegetazione, di terreno, di erba e foglie in via di putrefazione, con un certo grado di umidità combinati in modo che vermi o insetti possano crescere ed essere presenti in buona quantità, attraggono certamente beccacce o altri uccelli. Ebbene, sono convinto che il cane attraverso l’olfatto sappia cogliere queste differenze e soprattutto attraverso la sua “intelligenza” sappia collegare velocemente certi ambienti e certi odori con la probabile presenza del selvatico. Forse il famoso “senso del selvatico” che indubbiamente i grandi cani da caccia hanno – (e che a noi piace mantenere sotto una cappa di mistero, anzi di magia) forse – e ripeto forse – ha una spiegazione logica che, se anche così fosse, è comunque prerogativa dei cani più intelligenti. Ma, mentre nella stragrande maggioranza dei cani questo processo di “maturare esperienze”, a seconda dei soggetti, si comincia a notare fra i quattro e i cinque anni, e noi con un certo orgoglio diciamo ho un cane “vecchio” (dove per vecchio intendiamo “vecchio di esperienza”), nei Grandi Cani questo processo di accumulare esperienze, trasformandole in fatti concreti (leggi incontri) avviene nell’arco di pochissimo tempo, a volte basta una stagione. Talvolta, se si ha la fortuna di fargli fare molti incontri (solo – ovviamente – su selvaggina vera) si vede quel cane “crescere” con una velocità sorprendente, ed andare agli incontri con sempre maggior sicurezza e straordinaria facilità. Questa é forse la dote più importante, ma comunque non certo sufficiente a definire un cane come “il grande cane”. Per essere tale, il “grande cane” – oltre all’intelligenza – deve aggiungere passione, concentrazione ed equilibrio. Dopo un po’ che cacci insieme a lui, capisci se un cane gira con determinazione, con voglia, se non si fa distrarre dalla eventuale presenza di altri cani, se è concentrato sulla cerca …e vedi subito con che attenzione effettua gli accertamenti sempre a testa alta …e quando non trova comincia ad allargare sempre di più, fino a quando va a trovare selvatici che tu non ti sogneresti neppure. E naturalmente ci vuole il naso. Madre-natura glielo deve aver dato in abbondanza, per sentire quello che gli altri cani non sentono e poi un consenso ed una ferma solida e sicura che non temono l’invasività di altri cani un po’ troppo focosi, così da aspettarti quanto occorre a te per arrivare e piazzarti (naturalmente selvatico permettendo). Devo anche dire, a questo proposito, che mi é capitato spesso di vedere selvatici fermati da alcuni cani, reggere quasi sempre benissimo; viceversa lo stesso tipo di selvatico, nello stesso periodo dell’anno, fermato da altri cani, andar via sempre lungo …. (chissà perché).

A beccacce sanno dare il massimo

Comunque perché un cane possa fare tutto questo, deve – come si suol dire – essere costruito molto bene ed aiutato da un buon allenamento, soprattutto nel primo e nel secondo anno, che lo porti ad uno sviluppo fisico completo, dando cioè tutto quello che geneticamente e quindi potenzialmente possiede. Questo ultimo aspetto gli permette anche dopo ore di caccia di usare il proprio olfatto al meglio, respirando più con il naso che con la bocca, con una conseguente maggiore facilità d’incontro. Ovviamente il recupero ed il riporto non devono mancare, anche se devo dire che sono le cose relativamente più semplici da insegnare. Però perché un cane con grande intelligenza, passione, equilibrio, naso, ferma solida e sicura, recupero e riporto, e costruito molto bene, possa diventare un grande cane, é necessario che avvenga l’incontro fra il cane e il cacciatore di grande esperienza, intelligente e sensibile e con dentro una gran passione ed una grande cultura cinofila e venatoria, che fin dagli inizi sappia capire il carattere del cucciolo, lo sappia legare a sé in modo chiaro e oserei dire indissolubile, e sappia farsi rispettare senza mai ricorrere a certi metodi, che secondo me, troppe volte, hanno tarpato le ali a molti potenziali “grandi cani”. Il corretto sviluppo psico-fisico, e quindi l’equilibrio del cane, quasi sempre dipendono più dal padrone che dal cane stesso. Io sono convinto che un cane ti osserva in continuazione e sa leggere e capire attraverso il tono della tua voce, il modo con cui ti atteggi, la fermezza e la coerenza dei tuoi comportamenti, ciò che tu vuoi da lui. Una carezza al momento giusto molto spesso vale molto di più di un calcio nel sedere (questo non toglie che in certe occasioni il calcio nel sedere rimane la miglior medicina). Se nella vita di un cacciatore dovesse capitare di avere un cane così, è come avere per le mani una grande opera d’arte viva, che si mostra in tutto il suo splendore, finché ne ha le forze, quando tu vuoi, solo per te. Se ci pensiamo bene non esiste al mondo niente di più esclusivo, anche perché, per quanti soldi tu abbia, non potrai mai comprare quel rapporto di ”amorosi sensi” da cui scaturiscono quelle prestazioni che fanno di quel cane IL GRANDE CANE. Purtroppo non dura nei secoli, anzi dura proprio “l’éspace d’un matin” e ti lascia dentro un vuoto impossibile da colmare.