Ivana Letic-Pajkic presenta Cyrus of Hunting House Pajkic Campione Serbo e Italiano di bellezza, e campione internazionale.

Il Campionato Italiano di Bellezza per le razze da ferma sottoposte a prova di lavoro si conclude quando il cane ha conseguito cinque CAC tra esposizioni nazionali e internazionali e ha superato con almeno molto buono o CQN la prova di lavoro valida per il Campionato Italiano (la prova deve avere in palio il CAC e dev’essere svolta in zona doc designata dall’Enci). Completa il percorso il deposito del campione biologico del cane presso un laboratorio accreditato Enci.

Sull’utilità dei controlli sanitari sui soggetti in Italia si discute da tempo nell’ambito dei setter e a più livelli ma non sono ancora diventati di prassi a livello istituzionale e pertanto, sono appannaggio di chi ne riconosce e ne sa riconoscere la validità ai fini selettivi; per tutti gli altri, resta solo l’incognita dell’esenzione da malattie genetiche (siano esse identificabili in patologie dello scheletro o in patologie oculari come la PRA variante rcd4 per il Gordon). In quest’ottica, i controlli sanitari andrebbero a coprire un’importante area, cioè la salute del cane, mentre i Campionati vanno a coprire un’area altrettanto importante come l’aderenza allo standard morfologico o di lavoro. E’ chiaro che nell’ottica di una selezione di soggetti con ottime caratteristiche, queste aree non possono andare a compartimenti stagni, ovvero un soggetto non può essere soltanto sano o soltanto Campione per poter partecipare a quella schiera di eletti che andranno a tramandare i caratteri della razza ai posteri. E’ bene invece, o sarebbe bene, che un soggetto di ottima qualità abbia tutte le carte in regola per essere considerato un degno rappresentante della razza: ottima struttura fisica, ottime doti emotive e mentali, ottime doti comportamentali ed esenzione da patologie ereditarie.

Questa premessa descrittiva è indispensabile per arrivare al nocciolo del problema: di fronte ad un esemplare di una razza in particolare, quali parametri andiamo a valutare? Il parametro istituzionale è ben chiaro (anche se abbiamo visto che al momento trascura ancora un importante tassello come quello della salute): quattro o cinque giudici di esposizione (a seconda dei casi), valutano il soggetto per come appare, per come si muove al trotto dentro ad uno spazio ridotto come quello dei ring; tre o quattro giudici di prova (a seconda del sesso del cane), valutano il soggetto nel suo comportamento sul terreno e nella manifestazione dei suoi “comportamenti di razza”; il proprietario/allevatore si dovrebbe poi occupare di sua iniziativa e secondo la sua coscienza di testare il soggetto dal punto di vista sanitario.

Nell’ambito morfologico le criticità principali sono da identificare nell’inevitabile soggettività di giudizio del giudice; tutti sappiamo che non ci dovrebbe essere, ma di fatto c’è, la dobbiamo tenere sempre in considerazione. A quanti di noi è capitato almeno una volta di vedere un nostro soggetto passare in brevissimo tempo da termini elogiativi e di grande apprezzamento a giudizi molto tiepidi, indice di un mettere in luce principalmente i difetti seguiti a grande distanza da pochi pregi… Eppure, sappiamo tutti benissimo che ciascun soggetto, sia nostro che altrui ha sicuramente la sua percentuale variabile di pregi e difetti, ma sicuramente i punti di vista da cui partire sono sempre diversi. Affidarsi ad un occhio esperto esterno come un giudice ha il grande valore di fornirci un punto di vista diverso dal nostro; dovrebbe aggiungere elementi che al nostro occhio abituato spesso non sono evidenti. Sono però comunque, fermamente convinta che il miglior giudice per i nostri cani dobbiamo essere noi, ancor prima che un giudice esterno, sia in qualità di proprietari che di allevatori; dobbiamo essere in grado di vedere quali sono i pregi e i difetti di un nostro soggetto e saper effettuare un’analisi comparativa di caratteristiche da valorizzare e difetti da sminuire e fare in modo che siano in secondo piano, se i pregi sono di grande valore, non solo perché sono caratteristiche soggettivamente per noi importanti. Non è facile, ma possibile; occorre un’approfondita conoscenza tecnica della razza, aver visionato un consistente numero di soggetti, aver passato molte ore sul terreno e aver notato e soppesato con occhio critico attitudini e comportamenti di un vasto numero di esemplari di diverse linee di sangue, di diversa provenienza e differente contesto “sociale”.

Questo ulteriore passaggio ci porta al livello della discussione iniziale: un Campionato di Bellezza è un riconoscimento di forte connotazione per il cane o per il proprietario? Se consideriamo un Campionato di Bellezza isolato dagli altri fattori (ottima struttura fisica, ottime doti emotive e mentali, ottime doti comportamentali ed esenzione da patologie ereditarie), inevitabilmente andremo a premiare il proprietario piuttosto che il cane; vale a dire che in quest’ottica è più l’impegno e la costanza del proprietario che fanno giungere il cane a questo risultato. Diverso è invece, il caso in cui ci si approccia al “problema” in un’ottica integrata, cioè considerandone tutti gli aspetti (salute, bellezza e mentalità). Ma qua entriamo nell’ambito di competenza, onestà e lucidità del proprietario/allevatore… E’ sicuramente più facile seguire il percorso del riconoscimento dei titoli del cane ai fini della conclusione di un Campionato Italiano di Bellezza…

Dott. Maria Stella Porcu