Uno dei pericoli, per gli amanti della montagna, è rappresentato dai fulmini. In montagna l’arrivo di un temporale è sempre qualcosa d’impressionante: nubi nere e cariche si spostano velocemente accompagnate da lampi e fulmini, il cielo rapidamente si oscura e si fa quasi notte. Una nuvola temporalesca viene a formarsi quando l’aria calda è costretta a sollevarsi e si raffredda rapidamente. Ad una determinata altezza, l’aria raggiunge una temperatura alla quale diventa satura di vapore acqueo; il vapore si condensa e forma la nuvola. Se nell’ascesa la temperatura dell’aria scende al di sotto di 0°C, le gocce d’acqua gelano e dalla formazione di ghiaccio nelle nuvole dipende lo sviluppo di grandi quantità di elettricità. Quando il campo elettrico raggiunge un valore sufficientemente alto (circa 10.000 v/cm), l’aria si ionizza e la scarica elettrica può avvenire.

Il fulmine è la scarica visibile di elettricità tra due nubi o tra una nube e la superficie terrestre. I fulmini rappresentano la seconda causa di morte per eventi naturali, dopo le alluvioni e provocano circa 1000 morti all’anno nel mondo, di cui circa 15 in Italia. La maggior parte degli incidenti avviene in montagna e sono prevalentemente a carico di escursionisti, pastori, cacciatori e pescatori. I fulmini sono attirati dalle zone dov’è più facile il corto circuito: le cime delle montagne, rocce e alberi isolati, l’imboccatura delle valli, luoghi dove ci sono correnti d’aria calda (anche prodotta da falò o fuochi da campeggio o da assembramenti di persone o animali). Durante un temporale non ci si deve mai riparare sotto ad un albero o vicino ad esso e neanche sostare vicino a grosse rocce isolate o sotto a pareti, soprattutto se bagnate. Anche le grotte sono pericolose perché l’aria ionizzata può attirare le scariche, così come gli oggetti metallici (quali tralicci, croci, ripari in lamiera, fucili e canne da pesca specie se in carbonio). Manteniamoci sempre distanti dall’acqua e ricordiamo che anche le corde tese bagnate sono potenziali pericoli.

Non bisogna mai stare ammassati e in marcia manteniamo una distanza di almeno 50 metri l’uno dall’altro, senza mai correre. In caso di pericolo sediamoci sullo zaino in modo da isolarci dal terreno, piegandosi “a riccio” (tenendo i piedi uniti e la testa fra le ginocchia e appoggiando solo un piede per terra). Quando il fulmine tocca terra si crea un campo di tensione che si espande verso l’esterno. Se noi tocchiamo il terreno con entrambi i piedi, specie se a gambe divaricate, tocchiamo due punti a differente tensione e quindi saremo attraversati dalla corrente. Curiamo però di togliere dallo zaino e dalle tasche tutti gli oggetti metallici e i telefoni cellulari, che devono essere prudentemente spenti appena si avvertono le avvisaglie di un temporale. Le microonde emesse dal trasmettitore, infatti, attirano i fulmini. Se ci fermiamo, gli oggetti metallici, i fucili e i cellulari vanno sistemati a debita distanza (almeno 50 metri), se invece camminiamo vanno riposti nello zaino. L’arrivo di un fulmine è indicato da segni premonitori: il campo elettrico fa elettrizzare i peli e i capelli che si drizzano, sulla pelle scoperta si ha la sensazione di solletico, mentre gli oggetti metallici emettono un ronzio. Sulle croci o su aste metalliche si formano i fuochi di S. Elmo sotto forma di fiammelle azzurrognole. Il fulmine può produrre un’energia che è valutata nell’ordine di milioni di volt e di oltre 20.000 ampere. Generalmente le persone o gli animali sono colpiti da scariche vaganti e, per ogni individuo ucciso dalla folgore, ve ne sono almeno tre che sono colpiti da un fulmine senza conseguenze letali. Gli individui colpiti dal fulmine possono mostrare lesioni diverse, a seconda che siano colpiti dalla scarica principale o dalla scarica laterale, che in genere ha un’intensità e una tensione molto inferiori. Alcuni effetti possono prodursi anche se il soggetto non è stato investito direttamente dal fulmine.

La folgore, data la sua elevatissima intensità, ha un effetto termico molto elevato, per cui può provocare spostamenti d’aria o combustioni. Si spiegano così alcuni casi d’individui sbalzati a distanze notevoli dal punto in cui si trovavano, privi di abiti, ustionati o variamente traumatizzati. Molte persone colpite da una folgore sono semplicemente stordite e possono avere difficoltà transitorie di tipo motorio, uditivo o sensoriale.

Alcune ricevono delle ustioni nei punti d’ingresso e di uscita del tragitto percorso dalla corrente della folgore (marchio elettrico). Le probabilità di recupero sono massime quando né il cervello né il cuore si trovano sul tragitto percorso dalla corrente. Terminato lo shock elettrico, il cuore si rilascia e riprende le contrazioni spontanee, mentre i centri respiratori cerebrali restano bloccati (a volte per giorni). Se non si procede ad un’immediata respirazione artificiale, a volte protratta per ore, il cuore va in asistolia (si ferma) per asfissia. Cerchiamo pertanto di essere accorti nell’avvicinarci alla montagna nei giorni nelle suddette occasioni. La montagna ci è amica ma dobbiamo saperla rispettare, a volte anche con timore.