IMG_4795Negli ultimi decenni sono arrivati sul mercato i collari elettrici, i “Beeper”, ed i radiolocalizzatori satellitari, che hanno profondamente modificato, sia i sistemi di addestramento, sia la tecnica venatoria dei cacciatori, e indirettamente stanno influendo anche sulla dotazione genetica dei cani.

Poichè nulla avviene per caso, per comprendere ogni nuovo fenomeno relativo alla cinofilia venatoria, occorre che esso sia storicizzato, cioè inserito in un determinato contesto di riferimento, allo scopo di risalire alla sua genesi e alle sue cause.

Questo processo cognitivo non è semplice, perché il territorio, la vegetazione, i sistemi di coltura, le abitudini e gli espedienti difensivi dei selvatici, il modo di cacciare del cacciatore, e per finire il lavoro del cane, costituiscono nel loro insieme, un sistema interconnesso, per cui ogni singola variazione si ripercuote in vari modi su tutti gli altri.

Per poter utilizzare nella caccia pratica un cane occorre anzitutto che esso possegga geneticamente le doti fondamentali e poi ove esso abbia delle esuberanze eccessive, disciplinare queste ultime con adeguate pressioni, cioè con l’addestramento. L’addestramento per il cane da lavoro (nell’agonismo il discorso è diverso) ha una funzione suppletiva rispetto agli eccessi dell’istinto, nel senso che può solo ridurre ciò che è eccessivo ma non certo sopperire a ciò che difetta.

Lo sforzo costante degli allevatori di rispondere alle richieste del mercato è teso ad indirizzare la pressione selettiva (il sistema neuronale del cane è plastico) in modo da rendere superfluo o ridotto l’addestramento per i cani da lavoro.

In effetti i cani di oggi generalmente non hanno bisogno di speciale addestramento, perché hanno acquisito geneticamente tutte le qualità necessarie alla caccia, compresa la spontanea acquiescenza ai desideri del padrone (specie se allevati e tenuti in casa).

Quando nel 1953 ho ottenuto la prima “licenza di caccia” le differenze tra le razze inglesi e quelle continentali erano rilevanti.

Gli inglesi, superiori ai continentali per velocità, ampiezza di cerca, olfatto, ferma solida, consenso spontaneo, avevano un indole esuberante e ribelle all’obbedienza e al collegamento con il cacciatore, tanto che quasi sempre dovevano preventivamente essere addestrati da un professionista, prima di poter cacciare con loro.

I continentali, lenti, con cerca vicina al cacciatore, avevano bisogno solo di essere consolidati nella ferma ma erano preferiti per il loro collegamento spontaneo con il cacciatore. Chi cacciava nel bosco o nei luoghi dove il collegamento “a vista” era impossibile, doveva usare cani dalla cerca ridotta e molto obbedienti, perchè il “campano” era udibile solo a breve distanza (e in assenza di vento).

Come è ovvio la cerca ristretta limita l’esplorazione del territorio e penalizza il risultato, sopratutto se la selvaggina era scarsa come lo è oggi.

Il collare elettrico pur rappresentando una rivoluzione nel dressaggio dei cuccioloni, esige una buona conoscenza della psicologia del cane e un uso accorto, perchè altrimenti può causare gravi inconvenienti (che i dresseur professionisti hanno sperimentato nel suo primo improprio uso). La possibilità di controllare perfettamente il cane da qualunque distanza, richiamandolo quando sparisce alla vista, ha indotto presto i cacciatori a prediligere cani di grandi mezzi e di grande cerca per esplorare più terreno e avere più occasioni di incontro, obbligando per conseguenza gli allevatori a selezionare soggetti più veloci ed esuberanti.

Il “Beeper” che consente di mantenere con il cane un contatto uditivo costante anche a distanza, e di raggiungerlo con sicurezza quando ferma, ha offerto la possibilità ai cacciatori di usare cani a grande cerca anche nel bosco, o nella vegetazione alta.

Il “Beeper” da qualche anno è stato soppiantato dal “radiolocalizzatore satellitare” un congegno di alta tecnologia, che consente di leggere su uno schermo portatile a qualunque distanza tutto quello che fa il cane, come fosse sotto gli occhi: velocità, direzione, distanza in metri, azione o ferma.

Gli effetti più interessanti di questi nuovi strumenti, per il cinofilo riguardano la diversa prestazione venatoria che i cacciatori esigono dal cane. A seguito di appropriata selezione negli ultimi anni è aumentato (secondo la mia esperienza) il numero di soggetti capaci di alte prestazioni, sia sotto l’aspetto atletico (velocità, fondo) sia sotto l’aspetto squisitamente venatorio, perchè il cane di grandi mezzi e che caccia a grande distanza risulta, vantaggioso solo se ha grandi doti venatorie (senso del selvatico, facilità di incontro) e ferma solidissima, (per dare tempo al cacciatore di raggiungerlo).

In conclusione a mio avviso risulta esaltante il ruolo dominante che il cane assume con questi nuovi sistemi di cacciare; anche per la positiva esaltazione delle migliori doti venatorie del cane e quindi, con il miglioramento della razza. Non si può avere “botte piena e moglie ubriaca” ma come cinofilo, ho un pò di nostalgia per la palpitante coinvolgente emozione che si provava un tempo a seguire tutta l’azione del cane, dal rallentamento nella cerca, all’accertamento, alla filata, e infine alla ferma.