I fattori che interferiscono sul rendimento del cane atleta sono molteplici e possono essere ascritti a tre grandi gruppi: la genetica, l’ambiente, l’addestramento. L’alimentazione rientra a tutti gli effetti nel gruppo che abbiamo definito ambiente e deve considerare tre importanti fattori: il fabbisogno energetico, lo stress ossidativo e la disidratazione. L’ATP è la molecola dell’energia che è presente nei muscoli e deriva dai processi anaerobici alattici o lattici e dai processi aerobici.

Nei primi due minuti di lavoro il cane utilizza il metabolismo anaerobico servendosi dei glucidi presenti a livello muscolare. Inseguito, gradualmente, si instaura il metabolismo aerobico che prevede l’uso di grassi. Le prove di lavoro, che solitamente prevedono una durata di 10-15 minuti, si trovano a metà, come tipologia di sforzo, tra i due estremi: la corsa dei levrieri e la corsa con la slitta. Durante un turno di lavoro di 10 minuti il cane utilizza sia i grassi che gli zuccheri, il tipo di lavoro in effetti è a cavallo tra il moderato e l’intenso. Il cane lavora tra il 70 e il 90 % della sua frequenza cardiaca massima. Un allenamento specifico può aumentare il valore di soglia anaerobica che rappresenta il limite oltre al quale si creano criticità nell’eliminazione dell’acido lattico.

In fase di preparazione atletica, il tipo di esercizio e la sua durata influenzano il metabolismo energetico e soprattutto la formazione di fibre muscolari a rapida contrazione (prevalente metabolismo glicolitico) piuttosto che quelle a lenta contrazione (prevalente metabolismo ossidativo). Il cane riduce la prestazione durante il turno perché l’acido lattico causa bruciore nei muscoli. Nei casi più gravi una grande produzione di acido lattico in seguito a scarso allenamento può causare edemi muscolari, rabdomiolisi mioglobinuria fino ad arrivare alla demineralizzazione ossea. Alcuni soggetti subiscono danni permanenti. Occorre ricordare che nel calcolo del fabbisogno energetico del nostro compagno è fondamentale valutare l’intervallo accettabile dell’assunzione dei principi nutritivi che si colloca tra due valori estremi di carenza e di assunzione massima oltre la quale si instaura la tossicità.

I fabbisogni del cane sono così riassunti: di mantenimento, di accrescimento, di lavoro, di gravidanza e lattazione. Il fabbisogno di lavoro dipende dal tipo di lavoro e dall’intensità, dalle caratteristiche del suolo, dalla pendenza, dalla temperatura ambientale, dall’umidità ecc. Esiste per contro una grande variabilità individuale. Ci sono cani che presentano forte eccitabilità, altri che si muovono tutto il giorno in box consumando molte energie, altri che evidenziano una frequenza cardiaca molto altalenante in corrispondenza di stimoli ambientali forti.

Insieme ad alcuni colleghi del Dipartimento di Scienze Veterinarie di Torino abbiamo valutato il carico di lavoro di alcuni cani inglesi e continentali impegnati nel censimento della pernice bianca in alta quota. Abbiamo osservato come cambia la produzione di lattato e glicemia in rapporto a diversi alimenti, tipo mantenimento e alta energia. Lo studio scientifico delle prestazioni ci consente di effettuare molte valutazioni sul lavoro, sulla fisiologia e sul razionamento migliore. Entrando nel dettaglio del razionamento diremo che nell’attività intensa e duratura i grassi possono arrivare anche al 30-40% della dieta. Le proteine per contro non devono aumentare troppo (fino al 30-35 % della razione) in quanto esse hanno prevalente funzione plastica di mantenimento e ricomposizione del tessuto muscolare. La funzione energetica arriva solo al 10%. Sono i carboidrati che possiamo aumentare negli sforzi brevi ed intensi fino al 50%. Negli sforzi prolungati costituiranno invece il 30-35% della razione. È importantissimo dare al cane sempre molta acqua che compensa le perdite della polipnea termica e evita la concentrazione eccessiva del sangue permettendo una buona irrorazione dei muscoli.

Oltre al cibo vi sono delle sostanze che possono essere somministrate al cane per migliorare il suo rendimento. Occorre subito fare chiarezza per dividerle in due grandi gruppi.: Doping e non Doping. Nel Doping sono inclusi tutte le sostanze vietate quali anfetamine, la caffeina, l’efedrina, la cocaina, le trasfusioni di sangue, gli steroidi anabolizzanti, gli ormoni della crescita, l’eritropoietina, gli antibiotici, gli antiinfiammatori non steroidei (FANS) i cortisonici. Per il non doping invece includiamo molte sostanze. Per alcune di esse ormai la scienza ne ha testimoniato i benefici, per altre non ancora: L- carnitina, la creatina, le maltodestrine, la condroitina solfato, la glucosamina, lo zolfo disponibile, la vitamina E, quelle del gruppo B, il ferro, il rame, il cobalto, gli aminoacidi ramificati, gli omega 3 e 6 e gli elettroliti. Diciamo subito che occorre avere il supporto di un nutrizionista esperto di alimentazione animale perché anche gli integratori se usati male possono creare seri problemi di salute.

 I tempi di transito del cibo e della digestione del cane sono diversi rispetto all’uomo. Possono arrivare fino a 21 ore dall’ingestione nel cavo orale fino all’espulsione delle feci. Questo ha delle ripercussioni sui tempi di somministrazione.  Per concludere vengono elencati alcuni suggerimenti:

1 suddividere il cibo in 1/2 pasti meglio 1 di sera

2 aumentare i carboidrati nello sforzo di breve /media durata

3 reintegrare a fine sforzo con acqua contenente zuccheri (il glucosio unito al sodio velocizza l’assorbimento dell’acqua da parte delle cellule per azione osmotica rispetto all’acqua pura

4 evitare il carico di carboidrati prima del lavoro che causa l’andatura rigida per eccesso di produzione di acido lattico

5 aumentare i grassi per lavori di resistenza e con basse temperature

6 inserire gradualmente i grassi almeno un mese prima della stagione per consentire un adattamento enzimatico ed ormonale all’utilizzo degli stessi

7 l’apporto proteico deve essere contenuto per evitare un sovraccarico metabolico con ulteriore carico di lavoro per i meccanismi di detossificazione (inutile e dannoso aggiungere carne macinata alle crocchette)

8 mai iniziare il lavoro con lo stomaco pieno: alimentare il cane non meno di 4-5- ore dall’inizio del lavoro e almeno 2 ore dopo il lavoro (con l’aumentare del lavoro diminuiscono le secrezioni acide dello stomaco ecco perché dopo un lavoro intenso e prolungato il cane spesso rifiuta il cibo

9 la quota aggiuntiva va ripartita su tutta la settimana e non solamente nei giorni in cui il cane lavora

10 evitare la disidratazione del cane

11 somministrare cibo ad alta densità energetica (ossia tante Kcal su 100 g)

Per informazioni contattare Dott. Angelo Lasagna   e mail lasaang@tiscali.it   cell.3498432704

Relazione presentata al convegno di Lazise 2018 e già pubblicato sulla Gazzetta della Cinofilia