L’amico Romano Pesenti mi ha fatto dono di questa chicca sull’addestramento al riporto del cane, ringrazio Romano e lo metto a disposizione di tutti.

Dario Bergonzi ex carabiniere addestratore dei cani della polizia, guardia di  finanza ecc. (ha lavorato anche in Germania) specializzato nell’ubbidienza dei cani. Cacciatore di beccaccini, in pensione, ha addestrato anche cani da caccia di amici..

IL RIPORTO A COMANDO con note e appunti personali.

Il riporto a comando corretto consiste nel fare riportare al cane qualsiasi tipo di selvaggina di ragionevole peso, a secondo la razza del cane che stiamo addestrando. Il cane deve riportare a comando in qualunque circostanza. Non deve danneggiare la selvaggina; deve andare e tornare senza divagare, sedersi davanti al cacciatore e porgere il selvatico in mano senza opporre nessuna resistenza.

Incomincio la lezione possibilmente in luogo chiuso affinché l’allievo non possa distrarsi.

Le prime lezioni le svolgo con il cane al guinzaglio legato attorno alla mia schiena per evitare che scappi, per circa una settimana, poi non serve più. A questo punto mi siedo, faccio sedere il cane di fronte a me e con il pollice e l’indice schiaccio leggermente le labbra sui denti della mascella inferiore facendogli aprire la bocca, metto fra le mandibole una palla di cotone o un riportello comune, grossi come una tortora. Se il cane li rifiuta o li sputa, li rimetto di nuovo in bocca tante volte finché non si decide a trattenerli un istante. Solo allora pronuncio a bassa voce ( porta ) ritiro la palla o il riportello, premio con un buon bocconcino terminando la lezione con tante carezze.

Non è raro che si debba sostenere qualche breve lotta con soggetti ribelli, bisogna fargli tenere l’oggetto in bocca. Qualche caparbio tenta anche di mordere per liberarsi, i timidi si buttano gambe per aria in difesa passiva, i permalosi si trincerano in ostinata passività se non riescono a scappare.

Si deve continuare impassibili la lezione due volte al giorno la prima settimana, in seguito più volte al giorno, ma appena si notano segni di stanchezza interrompere.

Bisogna conservare la massima calma qualunque cosa succeda, procedendo con pazienza e costanza finché il cane tiene la palla in bocca senza fare opposizione. Con l’esercizio continuato diminuisce gradatamente l’avversione fino a che l’allievo subisce rassegnato l’operazione che avviene contro la sua volontà. Bocconcini e carezze regolarmente somministrati lo inducono prima a tollerare ed in seguito avanzare la volontà di abboccare la palla per mettere fine all’operazione. A questo punto è stata vinta la resistenza maggiore, è fatto il passo più duro e più difficile.

Piano piano il cane si adatta alla lezione prima con diffidenza, poi con buon volere, ben presto l’accoglierà con piacere. È molto importante non perdere mai la pazienza e non demoralizzarsi mai, ogni volta che capitano momenti di particolare tensione sospendo la lezione per riprenderla il giorno dopo. 

Quando il cane esegue bene aprendo la bocca da solo e cerca di prendere la palla di stracci o il riportello, il miracolo è fatto. In seguito allungo il braccio poco per volta allontanando l’oggetto da riportare, costringendolo ad alzarsi per prendere l’oggetto. Il cane caparbio, il timido, il permaloso, l’aggressivo, con il tempo si adattano tutti.

Quando ha compreso l’ordine e lo esegue bene, lo metto al guinzaglio, gli metto la palla in bocca, ordino — porta- e lo conduco a spasso per il giardino, pochi passi (due). Se dovesse lasciarla cadere la rimetto in bocca e farò un solo passo, se non sbaglia lo farò sedere e prendo la palla premiandolo con bocconcini e tante carezze.

In seguito ripeto un po’ di lezioni con solo due passi, poi tre, cinque, dieci, cinquanta, ma ogni volta che sbaglia diminuisco di qualche passo e ripeto la lezione poi riprendo fin quando riporta a qualsiasi distanza.

Da ora in poi comincio con il far sedere il cane e stare fermo, porto io la palla a una certa distanza, un paio di metri, ritorno dal cane e al guinzaglio lungo ordino di riportarla. Il guinzaglio lungo deve servire per non farlo allontanare e non per tirarlo verso di noi, il cane deve venire convinto e non costretto.

Insisto con pazienza finché non riporta correttamente. Il comando sarà solo la parola ( porta ) . Il dire altre parole come : vieni qui, dammi qua, vieni bravo, ecc.. ecc… non fa altro che confondere il cane.

E’ arrivato il momento di sostituire la palla e il riportello con altri oggetti. Va bene di tutto, leggeri e pesanti a secondo della statura e dalle forze del soggetto. I riportelli possono essere delle palle di stracci, di diverse grandezze e peso, palle di gomma, di cuoio, pezzi di legno di misure diverse, i classici cavalletti in legno di diverse misure, pelle di coniglio imbottita per appesantirla, pezzi di legno ricoperte di piume e infine un giochino in gomma che schiacciandolo emette un suono, serve per i cani dal dente duro.

Dopo 30 o 40 giorni circa di addestramento con un buon allievo tutti questi oggetti verranno riportati. Con i soggetti dal dente duro faccio nel seguente modo: gli metto il giochino in bocca, e appena schiaccia e lo fa suonare, grido “no!” ad alta voce e me lo faccio consegnare. Niente premio, niente carezze lo rimprovero a voce alta e lo porto in macchina o nel box se sono a casa. Ripeto la lezione, se mi è possibile, dopo un paio d’ore. Continuo le lezioni, appena lo tiene in bocca senza farlo suonare (da fermo lo fanno abbastanza presto), ripeto l’esercizio con il cane seduto a due metri di distanza, lo chiamo e se lo fa suonare grido a voce alta “no!”, vado verso di lui e me lo faccio consegnare, niente premi o carezze, una sgridata ad alta voce e poi lo riporto in macchina o nel box. Ripeto la lezione dopo un paio d’ore. Continuo a ripetere l’esercizio finché non sbaglia più. 

A questo punto, sempre col cane fermo, ripeto l’esercizio utilizzando il selvatico, un piccione morto, tenendo pronto il giochino in tasca. Appena schiaccia faccio suonare, solita correzione per una settimana circa, dipende sempre dal soggetto. Quando non lo fa più suonare da fermo, ripeto il tutto da capo con il cane in movimento tenendo il giochino i tasca, pronto a farlo suonare quando sbaglia.

Potrebbe sembrare una procedura lunga, ma non è così. Se fatta bene con calma e senza trattare male il cane in quindici o venti giorni si risolve il problema per sempre.

Per trattare male intendo sguinzagliate, tirate d’orecchi calci, sberle ecc..

Per gli esercizi di riporto, il terra, il seduto e la ricerca di una traccia di animale ferito, (quando si insegna il recupero), fare solo la correzione a voce alta. Quando il cane riporta perfettamente in cortile bisogna cambiare posto, ad esempio nei vari campi di addestramento della zona. Alla fine sempre con molta prudenza e progressioni facciamo il riporto dall’acqua, usando particolare attenzione con quei soggetti avversi ad entrare in acqua. Conviene iniziare dove c’è poca acqua, magari entrare con lui, buttare qualche biscotto nell’acqua, i savoiardi vanno benissimo, e piano piano, quando ha preso confidenza, aumentare la distanza dalla riva.

Sostituire in seguito i biscotti con oggetti galleggianti ed il gioco è fatto. Una raccomandazione: il cane non va mai gettato in acqua, anche se a volte la tentazione viene. La sottomissione voluta nell’addestramento al riporto, se condotta con giudizio e senza fretta, si ripercuote nei suoi effetti in tutto il complesso dell’educazione. Disapprovare sempre ciò che è malfatto rimproverando l’allievo. Incoraggiare e premiare la buona esecuzione dei comandi e le buone abitudini. La costanza nel disapprovare il malfare e premiare il benfare è già di per sé elemento validissimo di educazione.

SECONDO PERIODO RIPORTO CON LA SELVAGGINA

Con il cane che ha superato bene il riporto sia con gli oggetti e sia con il piccione senza dar segno di dente duro, per un periodo di tempo faccio fare il seguente esercizio in giardino usando un piccione morto con il cane sul furgone. Butto il piccione a breve distanza in modo che il cane lo veda, lo faccio scendere al guinzaglio per prendere il piccione e lo accompagno sul furgone e proseguo in modo che sia lui a precedermi per salire. Poco per volta allungo la distanza. Solo quando lo fa molto bene lo mando senza guinzaglio. Il cane deve andare e tornare senza fermarsi. A volte può capitare che tenti di fermarsi per aggiustarselo. Non bisogna permetterlo: anche se gli cade bisogna proseguire, riportare il cane in macchina, chiudere, togliere il colombo e solo dopo si manda a riprenderlo per fargli capire che se lo lascia non lo ritrova più.

Proseguo l’esercizio ancora con il cane al guinzaglio, porto con me un colombo morto in giardino e faccio vedere al cane dove lo butto cambiando periodicamente di posto (in un cespuglio, dietro un vaso ecc..) Riporto il cane sul furgone aspetto un attimo e comando “porta” accompagnandolo andata e ritorno al guinzaglio, premiandolo con bocconcini e carezze. Ho notato che questo giochetto il cane lo fa molto volentieri. Dopo qualche lezione non faccio più vedere dove nascondo il piccione e quando l’esercizio lo fa bene ritardo a farglielo trovare, a volte non lo metto, lo tengo nascosto nella cacciatora o in una borsa facendo molto attenzione affinché il cane non si accorga. Comando “porta” e lo mando a cercare. Controllerà i vari posti più volte. Lo lascio fare ma appena rallenta la cerca, senza farmi vedere quando è lontano butto il colombo da qualche parte, lo chiamo e gli indico con un cenno della mano dove si trova . Con il passar del tempo il cane acquista in noi la massima fiducia (noi siamo più bravi di lui perché sappiamo sempre dove si trova) e quando sentirà l’ordine “porta” non smetterà di cercare finché non l’avrà trovato. Ripeto l’esercizio nei vari campi d’addestramento, con quaglie piccioni starne e fagiani. Per un certo tempo farà degli errori: quello che faceva bene in cortile, cambiando di posto, a volte non gli riesce più; ci vuole pazienza, è normale in posti nuovi con nuove distrazioni. Ripetendo le stesse correzioni iniziali dopo il quarto o quinto posto cambiato finirà tutto bene e in seguito difficilmente sbaglierà.

Parlando con gli amici di addestramento, faccio spesso l’esempio di una camminata in montagna per raggiungere una baita a 2000 metri. Partendo da valle ci sono tre sentieri di due, quattro, otto ore. Anni fa, era il 1960 a Firenze presso la scuola addestramento cani poliziotto dei Carabinieri, mi insegnarono il percorso più lungo senza pericoli in modo che a fine corso tutti i cani pur con qualifiche diverse fossero promossi. Gli altri sentieri erano proibiti perché nascondono rischi, e sono adatti solo per scalatori professionisti. Da allora ho sempre insegnato l’obbedienza a cani di tutte le razze, compresi quelli da caccia, percorrendo sempre il sentiero più lungo.
D.Bergonzi