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Prato grande 2016

Ci sono giorni in cui penso alla caccia. O meglio, tutti i giorni ci penso. Ci sono giorni, magari in un periodo in cui ho meno tempo del solito per uscire con i cani, in cui mi si pianta nella testa una situazione particolare, un ricordo, un momento a cui penso così intensamente tanto da rivederlo, rivederlo e riviverlo fino poi ad arrivare ad immaginare azioni epiche che si vivono solo nei sogni.

Praticamente sogno ad occhi aperti. Forse.

Mi torna in mente la serie di prese in giro subite da parte di una beccaccia di quelle che si salvano quando sembra che non abbiano scampo… quando sono appena arrivate e non hanno ancora ben chiaro cosa sia il beeper o il campano… ma che poi diventano incredibilmente furbe e inavvicinabili. Lei sa benissimo che noi la stiamo cercando, il cane sa dove andarla a cercare, io so che Lei non ha voglia di farsi vedere. Però la sfida è stimolante per quello, è quasi scontato uscire sconfitti un’altra volta ma non ci si può tirare indietro . Tarda mattinata, dopo aver già girato qualche ora il richiamo è troppo forte, tutti in macchina e si cambia zona andando a cercare la beccaccia invisibile. Un cane solo è più che sufficiente, serve il più esperto, anche se ha abitudini che faccio fatica a sopportare… ma ogni volta a fine giornata mi convinco che sia più che giusto sopportare la sua sregolatezza.

Sarebbe perfetto usare solo il beeper che suona solo in ferma, ma sono obbligato a mettere sia beeper che campano. Il cane è sempre al limite dell’ingestibile, e il campano mi aiuta molto.

Sgancio ed è già 200 metri avanti o a destra o a sinistra, chissà, non sento più niente ed ho già il nervoso, anche perché mio padre che è un po’ sordo non fa che lamentarsi di questo cane e io che mi sforzo al massimo per sentire il campano ho anche una difficoltà in più con il brontolare del vecchio…. che poi dice sempre le stesse cose… che noia.

Il fatto è che non sentiamo il cane ma andiamo dove dovrebbe esserci la beccaccia, tanto il cane sa già tutto e sarà lì pure lui. Infatti mentre ci avviciniamo inizio a sentire il beeper che sta già suonando. Sono ormai diversi anni che è il cane a portare me dove è la beccaccia. Ben poche sono state le volte in cui io ho portato questo cane sul selvatico. Qualche volta nei primi periodi di caccia, ma si contano su una mano. “Vai tu, non ho più voglia di rincorrere il cane” mi dice Mirco, che in realtà essendo sordo non sentiva nemmeno il beeper e quindi non avrebbe saputo prendere una direzione per arrivare dal cane. Vado io, lasciandolo borbottare come sempre. Arrivo dal cane che è ipnotizzato, per un attimo mi illudo che possa essere veramente lì, ma subito mi convinco che non possa essere possibile.

Vado dritto avanti sapendo che partirà lontana sul rumore dei miei passi, perché di sicuro ha già camminato o fatto qualche piccolo volo.

Il cane è rimasto inchiodato là dietro, lui mi ha portato per l’ennesima volta nel posto giusto ma sembra quasi che abbia capito che da quel punto in poi anche la sua massima prudenza possa essere solo un fastidio. Non si è più mosso di un centimetro, io continuo ad andare avanti, scavalco un piccolo dosso e non sento nemmeno più il beeper anche se solo qualche decina di metri mi divide dal cane. Alla fine, come mi immaginavo, come era già successo altre volte, parte quando camminando rompo un ramo con un piede. La vedo bene ma è distante, d’istinto il dito va subito sul secondo grilletto, poi apro il fucile mentre la guardo prendere lo spazio aperto come raramente fa una beccaccia. Punta la montagna di fronte quasi come se cambiasse zona, un volo simile a quello di una coturnice o di un gallo.

Un volo esagerato. Arriva il cane che avevo lasciato dietro di me e che non aveva visto niente, si è mosso solo sulla fucilata, arriva e si pianta indicando esattamente il punto da cui è volata. Arriva Mirco ovviamente lamentandosi … “con questo cane non combineremo mai niente”, “lo sapevo che non la prendevi perché il cane va troppo distante…”
Probabilmente mio padre tante cose non se le ricorda…. sarà l’età. Non passa molto, il cane si accorge che la beccaccia non c’è più e parte dritto. Corre come un pazzo e pochi secondi dopo sparisce ogni segnale. Lo chiamo e fischio subito ma il risultato è nullo, non sento più il campano, schiaccio in continuazione il tasto del telecomando del beeper per farlo suonare ma zero.

Sento solo Mirco che mugugna, critica il cane e le sue abitudini, le mie abitudini, il campano, il beeper …. per lui niente va bene, è un Bresciano. Il tempo non passa più, non so dove sia il cane e il vecchio non molla con la sua predica.
Non saprei dove andare a cercare quel balordo quindi mi siedo e lo aspetto. Più di mezzora fermo senza sapere dove girare la testa per provare a sentire qualcosa.

Di solito allunga, e pure tanto, quando sa che in un determinato punto c’è una bestia ma questo comportamento è veramente ingiustificabile. Mirco inizia con le sue insopportabili frasi catastrofiche. Io però so benissimo che quel cane ha un solo pensiero, è come me. Nel bosco non ci perdiamo, vuole andare a caccia ed è spietato. Penso solo che mi dispiacerebbe se fosse fermo e io seduto su un tronco di un pino solo perché non l’ho provato a seguire quando è partito, ormai so bene che con quel cane non posso essere io a decidere dove andare, e sarà così fino a quando lui avrà la forza di andare a caccia. E’ massacrante cacciare in questo modo, sono giovane e la fatica non mi spaventa ma alla sera, ogni sera, sono a pezzi. Però merita. Penso che in otto anni solo una volta l’ho inspiegabilmente “perso” dal mattino alla sera, e figuriamoci se si perde qui, adesso che ci conosce a memoria. E intanto mi sembra di sentire il suono del campano, distante. Poi non lo sento più, poi lo sento ancora. Allora sta tornando. Però è strano, ha un’andatura lenta, sta camminando…. che strano. Continuo a sentire il campano in movimento e lo sento sempre più vicino, non lo chiamo e nemmeno fischio, lui sa dove sono io. Mirco finalmente ha smesso di borbottare.

Il suono del campano è sempre più nitido. Lo vedo, mi viene contro e si siede davanti a me. In bocca ha la beccaccia viva.

Mirco non parla più, scuote la testa e dice “Mah!”.

Da più di un paio di mesi provo a capire come possa essere andata, ma non ci riesco. Questa è una delle cose che ho visto e che mai avrei creduto potessero succedere.