CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Inglese da primato di Angelo Cammi

Asia della Trabaltana

Il setter, da sempre in testa nelle iscrizioni Enci. Sa mantenere in tensione l’azione anche quando deve cambiare marcia, affrontare terreni diversi: bosco, siepe, stoppia, tagliata, padule.

È il primo nelle iscrizioni Enci del gruppo 7, quello delle razze da ferma; e in testa c’è da sempre. Se si volesse fare un sondaggio fra i cacciatori che abitualmente lo utilizzano praticando diversi tipi di caccia, molto probabilmente si avrebbero le stesse risposte: “È un cane che si adatta a tutte le cacce”. È vero, lo vedi in alta montagna che primeggia nelle prove e nella cosiddetta caccia cacciata, a beccaccini dove il suo impiego è in altissime percentuali, a beccacce idem e così pure nella caccia mista del cacciatore che in autunno va a rosse, in inverno a beccacce e in tutto l’arco della stagione venatoria… va a tutto.

Ma perché lui sa adattarsi a tutte queste discipline venatorie a differenza delle altre pur bravissime razze da ferma?

Se il pointer è considerato un cane che soffre il bagnato e il freddo (in altro articolo ho riferito che mie esperienze, sia pure di decenni fa, sono arrivate ad opposte conclusioni), il setter soffre il caldo ed ha bisogno di acqua più di altri. Questo si dice. Però è vero relativamente perché il caldo dà fastidio a tutti i cani di tutte le razze, forse al setter un po’ di più per il fatto del pelo lungo che fa da pelliccia, ma dipende più che dalla razza, dai singoli soggetti.

Dicevo che alle mie prime licenze ho avuto tre pointer, due femmine bianco nere e un maschio bianco arancio. Il maschio, in particolare, proveniente da “una linea di sangue” (cani allevati da decenni in alta Val Perino scelti fra i migliori che erano anche i più atletici e rigorosamente senza carte) che produceva cacciatori instancabili, nel vero senso della parola. Allora si cacciava tutti i giorni e la selvaggina era abbondante, parlo dei primi anni ’60, e lui, di cui non ricordo il nome, era sempre pronto. Col freddo e col bagnato non cambiava nulla; prima di metterlo nel box lo asciugavo e sembrava che gli rompessi le scatole più che fargli un favore.

Ho avuto due bracche italiane che soffrivano il caldo più del freddo ed una setter inglese che in piena estate sui monti saltava i ruscelli mentre gli altri facevano bagni e docce prolungate. Quindi, sempre per mia esperienza, posso affermare che i problemi legati al disturbo prodotto dalle diverse condizioni ambientali sono soggettivi più che identificabili con le razze. Soggettivi perché strettamente legati alla passione: chi ce l’ha sente solo il bisogno di incontrare, ma se manca ogni pur minima cosa dà fastidio. Quante volte si sono visti cani che per togliersi una lappola sono disposti a rinunciare a tutto pur di liberarsi del pungiglione? Quelli non fateli riprodurre. Il temperamento del vero cacciatore, sia pointer o setter o qualsiasi altro è tutt’altro.

Tentando di dare risposta alla domanda iniziale, potrei dire che il setter fa derivare questa capacità di adattamento dal fatto che sa mantenere in tensione l’azione anche quando deve cambiare marcia, affrontare terreni diversi: bosco, siepe, stoppia, tagliata, padule. Il suo galoppo non impetuoso lo aiuta in queste diverse circostanze. Questo modo di muoversi trae origine dalle caratteristiche psicofisiche che sono alla base della propria costituzione.

Il Laverack che lo fece nascere lo volle un cacciatore senza limiti, veloce ma non squilibrato nel senso dell’eccessiva velocità che gli fa interrompere il contatto con i meccanismi che alimentano l’apparato operativo. Quello tipico del setter inglese. Spingendolo oltre il consentito si verifica la cancellazione della filata e si fissano le ferme nevrili. Pretese un cacciatore super e scelse di conseguenza un apparato locomotore confacente. Il problema è che questa caratteristica (il galoppo non impetuoso), in armonia ed equilibrio con le altre pregiate prerogative di grande cacciatore, si sta perdendo perché l’uomo, per natura arrivista e desideroso di “mission impossible” per vincere in prova, sta snaturando questa meravigliosa macchina da caccia, “nata per essere la migliore” come la definì il grande anglosassone, suo creatore.

Le falcate, o meglio da come si susseguono nel galoppo, o ancora di più da come si manifestano in relazione alla costruzione, danno delle frequenze respiratorie che, inserite in un contesto che deve produrre l’uso dell’olfatto e conseguenti reazioni, permettono al setter di ragionare ed esprimere la sua tipicità nel contatto con l’emanazione. Il nostro galoppando senza impeto è in grado di ridurre la velocità o, quando è necessario, riprendere il ritmo con la medesima concentrazione, e questa concentrazione comanda “il naso”, per cui anche in diversi ambienti, o meglio in condizioni di variabilità di terreno che si susseguono, lui lo sa usare e sa realizzare e trovare e fermare mantenendo un alto livello di rendimento e stile. Che è il supporto al suo pregevole lavoro.

Queste sue caratteristiche gli consentono di cacciare sempre e con ottimo rendimento nelle più disparate condizioni. Dicevo, e chiudo, che se però l’uomo nella sua vanità e per suo esclusivo piacere di vincere stravolge questo meccanismo imponendo galoppi esasperati come succede in discipline sportive (e poco selettive), allora cambia musica e i risultati non saranno più gli stessi.

Previous

SETTER INGLESE Il grande cacciatore Autore: Angelo Cammi

Next

tratto da: IL POINTER – Stefano Vitale Brovarone – Editoriale Olimpia

2 Comments

  1. Giorgio Lugaresi

    Ho letto e condivido, perché il Setter inglese è il cane da caccia che conosco meglio. Però, ora che da una decina di anni uso anche lo Spinone, posso affermare che pur in modo molto diverso per le note differenze di razza, anche questo Continentale italiano può essere riconosciuto come generico. Infatti i miei Spinoni, ma anche quelli di alcuni amici, cacciano con soddisfazione la tipica alpina, la stanziale, la beccaccia, il beccaccino, ecc. Se, prima di fare questa conoscenza con lo Spinone da caccia, me lo avessero detto, avrei fatto veramente fatica a crederci! La morale è che in entrambe le razze ci sono soggetti, sempre piuttosto pochi, che fanno sempre la differenza a caccia. Ciao

    • Da poco ho una spinona (sicuramente sono stato fortunato) ma ne traggo le tue stesse considerazioni, però il problema è quello che citavi sono pochi quelli che fanno la differenza, su 5 sorelle la mia è l’unica con la marcia in più. Ciao Mirco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

Welcome!

Alcune foto e articoli presenti su www.setterfoto.com ora cacciatori di montagna e di beccacce sono in parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione potranno segnalarlo all’ amministratore – astroepier@gmail.com – che provvederà prontamente alla rimozione del materiale utilizzato.

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi