CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

INTERVISTA A GABRIELE DI GIUSEPPE “ALLEVAMENTO DELLA CESINOLA”

ioperseo e bruno1) Quale è stato il motivo che ti ha portato a selezionare ed allevare il setter?

Prima di iniziare a scrivere voglio ringraziare  setterfoto per avermi invitato a partecipare a questa sua intervista.
Ne sono onorato.
Avevo 9 anni, quando vidi e tenni in braccio uno ad uno per ore ed ore senza mai esserne stanco, una cucciolata di setters inglesi bianco neri quasi tutti teste di moro…..per me allora bellissimi, nella soffitta di casa di quel vecchio saggio di mio nonno. Da quel primo incontro ne restai stregato ed incantato… ed anche per questo sono stato grato ed ho voluto un bene dell’anima a quel vecchio e saggio cacciatore…. a me caro signore di altri tempi. Da allora in poi negli anni, ho conosciuto anche altre razze da caccia, dal pointer al bracco italiano, dal kurzhar allo spinone…. tutte razze meravigliose.


Ma il Setter Inglese per la sua dolcezza e sensibilità, per il suo sguardo, per la sua eleganza nei movimenti, per l’azione brillante che conduce, per la sua grande versatilità, sagacia, per le sue tipiche interrogazioni dell’aria e prese di punto con guidate da cardiopalma, per la sua equilibrata prudenza nel saper gestire il forte istinto predatorio, mi prese completamente il cuore e l’anima e l’ho ritenuto ideale ed insostituibile per la caccia alla regina, quella caccia a cui ho dedicato tutta la mia vita con grande passione e credo vissuta sempre con grande rispetto ed etica.

Nell’anno della mia prima licenza di caccia presa a 16 anni, ho iniziato ad acquistare cuccioli e cuccioloni tra i migliori allevatori d’Italia e nei primi 9 anni, mentre in quel periodo studiavo e lavoravo, feci 3 cucciolate. Quando mi iniziarono a nascere i primi cuccioli provavo una soddisfazione gioiosa, la speranza del futuro che vedevo in ognuno di loro. Mi piaceva molto vedere nascere ciò che avevo voluto in quegli accoppiamenti; mi piaceva molto vederli crescere ed allevandoli con amore poter scegliere i migliori per avidità venatica da portare avanti per me nella caccia a beccacce in montagna e poi nel bosco.
Verso i 25 anni, iniziai a tentare una selezione con metodi allevatoriali più attenti, rivolti al TIPO, ai galoppi, al motore ed al ritmo, ai portamenti, alle prese di punto, allo stile delle posture di ferma, all’intelligenza venatica, a valutare chi maggiormente possedeva la capacità di saper controllare il forte istinto predatorio con la giusta prudenza ed equilibrio.
Quindi cercai di unire la forte mentalità venatica allo stile ed alla psiche del Setter Inglese. Iniziai a selezionare il MEGLIO tra le femmine che mi portavo a caccia per giornate intere e che rispondendo alle mie esigenze sarebbero diventate le mie fattrici.

2) Quali sono i parametri che utilizzi e reputi più importanti nella selezione del Setter?

Nel mio lavoro allevatore, tento di fare selezione avendo molta cura nella scelta delle femmine, future fattrici e quindi responsabili in buona parte della trasmissione ereditaria. Credo fermamente che siano il successo in una linea genetica. Esse devono essere prima di tutto dotate di:cervello e quindi di spiccata intelligenza venatica; di ottima costruzione meccanica sia nei raggi ossei che nelle angolazioni posteriori ed anteriori con buone proporzioni braccio/avambraccio; buone teste e colli , bei codoni lunghi; groppe larghe, possenti e reni corti ; forti cacciatrici incontriste, avide ed instancabili con capacità di recupero fisico per la giornata successiva dalle fatiche della giornata precedente; di buone qualità di razza con ottimi atteggiamenti setter nelle interrogazioni del vento, con belle ed espressive filate, guidate feline, tipiche posture di ferma, per concludere con accostate sicure. Ritengo sia molto importante includere e tenere in grande considerazione una forte attitudine materna, la cura morbosa della prole che si trasmette ereditariamente da madre in figlia e che è fondamentale ai fini allevatoriali, perché senza non ci sarebbe riproduzione e prosieguo genetico. Pur essendo consapevole che tutte queste caratteristiche non è facile ottenerle in un unico soggetto, il mio intento ed il mio impegno è quello di tentare di ricercarle e fissarle nei miei cani. Non ricerco in riproduzione accoppiamenti a tutti i costi con il campione rinomato del momento, lavoro con maschi miei che conosco profondamente nei pregi e nei difetti soprattutto per poi cercare di migliorare e quando decido di uscire mi oriento sempre su riproduttori esterni anche campioni in prove di lavoro ma che abbiano caratteristiche di razza ben fissate e che siano fondamentalmente setters che vanno anche a caccia VERA per giornate intere in mano ai loro proprietari e che abbiano unitamente quelle doti che io ricerco.

3) Quale è il soggetto da te allevato che si avvicina di più al prototipo del setter?

Ho adoperato in riproduzione negli anni passati qualche campione proclamato in prove di lavoro, come il Ch.Trialer Lerry, come il Ch. Argento del Binario, il ch. Gaetano del Binario(diverse mie femmine discendono da loro) come il ch.Cris del Varo, con il quale volli accoppiare Mery del Binario, (figlia appunto di Gaetano del B. che acquistai insieme ad un suo figlio Cappio , padre del mio Brus , avente come padre il ch.Picasso del Binario) ed in questa cucciolata mi nacque Orso, condotto al derby dal dresseur Sig.Michele Iazzetta con una soddisfacente prestazione andò a richiamo e ne fui orgoglioso e grato al bravo conduttore; ero molto legato ad Orso, ma dovetti prendere una decisione se tenerlo con me per sempre o fargli fare la carriera agonistica, continuò il mondo delle prove in mano mia, condotto dal Sig.Severino Traina con ottimi risultati e siccome meritava di continuare la carriera nella nota della Grande Cerca, credetemi era uno stillicidio per me tenerlo lontano e non vederlo quasi mai, decisi definitivamente di cederlo a 2 anni e più di età ed in mano al nuovo proprietario Sig.Locatelli fu condotto dal Sig.R.Lombardi al titolo di campione Italiano,vinse anche la coppa di Francia 2002 e poi la Bouleomme….e fu proclamato campione TRIALER e se non ricordo male selezionato anche come riserva per la nazionale italiana di coppa Europa. Ho adoperato il ch.Radentis Fangio con la mia Panda,ho dei loro figli importanti beccacciari e dotati di ottimo stile e qualità; ho adoperato il ch.Ramses di Val di Chiana con ben 4 mie fattrici, Ugola, Panda, Dora, Morinensi’s Ursula attualmente ho in mano diverse femmine ed un maschio Perseo della Cesinola, che in buona sostanza ritengo abbiano molto di tutte quelle caratteristiche che richiedo nei mie setters.
I miei setters sono richiesti prevalentemente da cacciatori, ma posso dire che attualmente qualche mio giovane Della Cesinola è nelle mani anche di cinofili che hanno voglia e passione per il mondo delle prove e che li hanno affidati a mani di professionisti ed esperti dresseur .

Ho avuto tanti soggetti in questi quarant’anni e più.
Li ho amati tutti !!

Ho sempre nei miei ricordi Laika di sangue Crismani (1980)- Kira, figlia del Ch.Sole a sua volta figlio del Campionissimo Lopez della Bassana(1985)- ed il mio meraviglioso Bum….il professore,nipote del Ch.Agadir del Sole(1988)….loro mi hanno fatto cacciatore di beccacce.

Ma alla tua domanda caro Mirco, rispondo che il mio prototipo di setter e per me setter da beccacce è stato BRUS. Brus mi nacque nel 2003 dal mio Cappio(ch Picasso del Binario x Mery del Binario) x la mia Puma detta Ala(ch.Taro dei Felini x Brina)
Per me e non solamente per me….è stato un beccacciaio unico, meraviglioso nell’azione, sulle rimesse e nel saperle trattare con i guanti, andandole a prendere a distanze impensabili ed “imbalsamandole” fin quando non riuscivamo a servirlo io ed il mio caro compagno Franco Parlato, a volte dovevamo scapolare diverse creste per rintracciarlo…ti ricordi amico mio delle bestemmie che gli mandavamo per la fatica ed il sudore ….ma poi tutto si concludeva con lo “spettacolo” fatto da un” grande attore di teatro” che solo lui era capace di regalarci.

E’ stato un faro, una guida per i giovani che gli mettevo a fianco affinché gli desse un imprinting veloce.

Con Brus eravamo certi di incontrare sempre…..e racchiudeva tutto ciò che ho sempre desiderato nel setter da beccacce.
Devo molto a lui…..oggi ho molto della sua genia, Bruno, concentrato genetico di Brus, perché figlio di Brus x Panda(Ugola x Brus)….più stilista del padre e forte quanto lui.

4) A che età inizi a mettere sul terreno i tuoi setter e su che ambiente e selvaggina inizi a dressare ?

A 6/7 mesi inizio il cucciolo sui terreni aperti e pianeggianti, non aspri, per fargli prendere la giusta intraprendenza, iniziativa, conoscenza del nuovo, il giusto collegamento con me, senza fargli ricevere traumi che possano incidere negativamente sul prosieguo e sull’addestramento più specifico. In queste varie uscite giusto un paio di contatti su gabbiarola per fargli iniziare a capire come e perché usare il naso nel vento. Dopo, se il periodo dell’anno è quello giusto, lo metto a contatto con i croccoloni(starnotti) e poi inizio con le quaglie selvatiche, non in maniera da definirlo ma solo come approccio, perché le ritengo una buona palestra per i giovani e credo siano anche un test per verificare qualità di razza o carenze e difetti nascosti; come fase di dettaglio continuata, portamento di testa a segugio per seguire la traccia della pedinatrice invece di prenderle nel vento e sempre a testa alta anche se su una flebile emanazione; scodinzolio continuo o per carenza di naso o per poco discernimento o addirittura per ipereccitazione e quindi poco controllo ed equilibrio invece di portamenti di code ingessate sinonimo di classe e sicurezza nei propri mezzi.

Si arriva quindi all’approccio autunnale in montagna con le prime beccacce di passo di entrata e qui verificherò di che pasta è fatto. A me interessa che si definisca su questo selvatico.

La caccia a beccacce in montagna,dai 900 ai 1200 mt, è quella che preferisco più di ogni altro ambiente e che continuo per tutta la stagione fino alla chiusura, casomai scendendo un po’ di quota, per giocoforza, ma mai al di sotto dei 6/700 metri. Non scendo mai nei fossi sporchi, nei roveti e nelle fiumare, non è una caccia che mi appartiene per fare numeri e mattanze nei periodi di gelo o neve forte. Le Roverelle aperte con sottobosco di bassi pungitopi nel periodo post Immacolata 8 dicembre, quando ormai il passo è quasi terminato, le frequento e mi piacciono perché non svilisce l’azione fluida dei cani che posso seguire .

I crinali dell’Appennino meridionale del basso Salernitano e Lucano sono i posti storici di tutta la mia vita di beccacciaro a cui sono molto legato. Le faggete Cilentane e Lucane, gli altopiani dove l’ontano copre a chiazze la pietra carsica e quindi a macchia di leopardo,le spallette di carpino nero e gli scorritori d’acqua sorgente e piovana tra le marruche (da noi chiamate “callavrici”) ed i carpini bianchi sono il palcoscenico magico in cui vivo con miei setters la mia grande passione per la “Regina”.
Insieme ai miei cari compagni di caccia Franco Parlato ed Enrico de Sortis, abbiamo vissuto giornate piene per annate ed annate, macinando chilometri di montagne e boschi non avendo mai la certezza dell’incontro ma quello che è certo sempre incontri sudati, lavorati con sacrificio da cani maestri e da noi che eravamo e siamo spinti da una enorme passione.

5) Quale rapporto hai con i tuoi setter nella vita di tutti i giorni?

Ho dedicato tutta la mia vita a loro anche quando avevo maggiori impegni imprenditoriali rispetto ad adesso che ho solamente una piccola impresa. Ho con i miei cani un rapporto umano e quotidiano; tutti della mia famiglia hanno un amore per loro e non potrebbe essere diversamente. Li governo ed allevo personalmente. I box, sempre puliti e spaziosi, mai sovraffollati li tengo a 50metri dietro il giardino di casa. Tutti i soggetti che ho in canile, mediamente 4/5 fattrici, 2 maschi adulti, alcuni giovani cuccioloni tra maschi e femmine, 6 soggetti in media, vivono per 16 ore almeno in galoppatoi profondi ed ampi e di notte vengono spostati nei loro box.

Controllo sanitario dei veterinari a scadenze fisse.
Disinfestazioni e disinfezioni periodiche.
Buona alimentazione secca mista a carne cotta di pollame.
Tanto sole e movimento per i cuccioli nei loro galoppatoi.
Per l’addestramento e gli allenamenti, almeno 4 volte a settimana e mi affiancano amici fidati e capaci che condividono con me questa passione.

6) Tu e le beccacce quando è iniziata questa passione?

In casa di mio nonno, con mio padre e gli amici si parlava di grandi cani da beccacce e dei magici posti del Salernitano e del Cilento in particolare. La notte non dormivo e se dormivo sognavo setters e beccacce. Avrò letto una trentina di libri di cinofilia e cinognostica dei più grandi ed importanti autori.

Ho sempre ringraziato il Padreterno per avermi dato questa enorme passione e sono certo che mi ha aiutato a non traviarmi per strada in adolescenza con droga ed altro,come purtroppo tanti tra amici e conoscenti sono stati colpiti. Questa voglia di conoscenza per i cani ed il mondo della caccia,mi ha fatto sempre vivere con gente adulta e quindi ho potuto imparare e maturare molto e subito, rendendomi responsabile sulle scelte della mia vita. Il mondo della caccia,quella fatta di etica, di tradizioni, di lealtà, di rispetto e conoscenza per la natura e per gli uomini, di amore e dedizione per i cani…dovrebbe essere proposta come disciplina di vita e non purtroppo il contrario come avviene oggi. Ma io ai miei nipoti cerco di trasmettergli questo come lo è stato per me. Comunque presi a 16 anni la licenza di caccia ma poi a 18 iniziai la caccia vera a beccacce e per decine di annate è stato sempre un crescendo di passione e ricordi scolpiti nella mente e nel cuore. Dopo tanti anni penso fermamente che i cani forti si debbano valutare con pochi selvatici ed in ambienti duri, dove il sacrificio della fatica seleziona uomini e cani.

Previous

TROFEO “ SALADINI PILASTRI “ 2015 di Vanni Mantegari

Next

A beccacce in solitudine di Mirco Peli

1 Comment

  1. Stefano Ricci

    Mi sembrano discorsi di sostanza che non lasciano dubbi su come condurre una passione per cani da lavoro come i Setter inglesi. Condivido in pieno l’intero discorso con le varie specificità sul sistema di allevamento e conduzione del cane sui campi di caccia vera.Un plauso a Di Giuseppe capace di avere creato un solco profondo nella storia della cinofilia italiana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

Welcome!

Alcune foto e articoli presenti su www.setterfoto.com ora cacciatori di montagna e di beccacce sono in parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione potranno segnalarlo all’ amministratore – astroepier@gmail.com – che provvederà prontamente alla rimozione del materiale utilizzato.

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi