823408_269979236460208_1947004198_oIo vado a caccia perché ho una grande passione che mi brucia dentro………. e so trarre dai luoghi che frequento, dai selvatici che caccio e soprattutto dai miei cani, tutta la felicita di cui ho bisogno e non ho quindi alcuna necessità di condividere con degli sconosciuti questa mia felicità.

Io vado a caccia perché la caccia, mi fa star bene, mi libera la mente, mi regala un grande senso di libertà, che apprezzo ancor di più quando caccio da solo… ma la mia libertà non é anarchia e quindi la mia “libertà” mi impedisce “d’offendere” gli animali che sto cacciando.

Da quando non ho più bisogno del plauso degli altri, la caccia e diventata per me molto, molto più bella, rilassante, appagante ……

La sera torno sempre felice

IL grande problema Italiano é quello che il popolo dei cacciatori in questi anni non é cresciuto culturalmente.

Da un lato la tecnologia in pochissimi anni ha fatto passi da gigante, fucili sempre più efficienti, cartucce dispersanti che oltre ad uccidere di più feriscono sicuramente di più, abiti sempre più tecnici che permettono di uscire in modo efficiente con qualsiasi tempo ad un numero crescente di cacciatori anche di una certa età, che solo vent’anni fa non era pensabile, cani, secondo me migliori, aggeggi elettronici che ci permettono d’usare in modo concreto cani che solo vent’anni fa non erano neppure presi in considerazione per certe caccie ……per carità non dobbiamo fare l’errore di rivendicare un passato che sicuramente non tornerà più, dobbiamo solo crescere culturalmente ed usare tutti questa tecnologia per divertirci di più senza necessariamente uccidere di più .

Dobbiamo cominciare ci piaccia o no a ragionare in termini di ritrovamenti e non di abbattimenti

Per molti purtroppo TROPPI ancora oggi l’unica cosa che conta sono i numeri dei morti, non importa come raggiunti, e secondo me, é su questo punto che bisogna lavorare, più che aggiungere altre norme altre restrizioni senza che vi sia la pur minima possibilità di far svolgere un adeguata sorveglianza atta a farle rispettare, soprattutto dove sarebbe particolarmente necessaria.

Le guardie provinciali sempre più spesso le vediamo lungo le strade a dirigere il traffico la forestale non si conosce che ruolo avrà dopo l’aggregazione all’arma dei carabinieri e non mi sembra di aver mai sentito nessuna associazione che teoricamente ci rappresenta, alzare una ben che minima protesta. Sono convinto che non ne verremo mai fuori da questo, come da altri problemi, che affliggono la caccia in Italia, fino a quando la selvaggina sarà di tutti e quindi di nessuno……..

TROVO infine ridicola l’idea che a gennaio ci sia qualcuno che può ancora andare a caccia e altri no. O spostare l’ora di inizio caccia come se i cacciatori italiani o meglio i bracconieri italiani, che oggi vanno tranquillamente alla posta ad ore antelucane, colpiti sulla via di Damasco..dal provvedimento inizino a cacciare alle otto o alle nove di mattino, come tanti soldatini ubbidienti.

Lo faranno sicuramente chi già oggi non si sognerebbe mai di cacciare una beccaccia se non di giorno con il proprio cane…………………lasciando ancor più tranquilli i bracconieri postaioli…….

Il lavoro da farsi invece è lungo e difficile, anzi difficilissimo, cambiare la testa dei cacciatori secondo me è una delle imprese più ardue, soprattutto nel contesto socio-economico in cui siamo cresciuti negli ultimi trent’anni, con una cultura rivolta alla competitività e ai risultati, che purtroppo si è trasferita anche a settori dove questa logica é assolutamente deleteria.

Non vedo però altre strade percorribili, se non appunto quella della persuasione, della collaborazione con i cacciatori che la pensano ovviamente in modo diverso da coloro che cacciano di notte, chiedendo ai cacciatori di sporcarsi le mani, denunciando apertamente chi commette infrazioni e a tutte le riviste del settore, supportate dal mondo dell’artigianato e dell’industria legato alla caccia, di promuovere una campagna permanente e martellante contro la fucilazione delle beccacce (voglio ricordare a chi fosse sfuggito che si tratterebbe, oltretutto nel medio e lungo periodo, di un ottimo investimento pubblicitario in termini d’immagine, per le aziende e se portato anche sui giornali nazionali, per  tutto il mondo della caccia). Io trovo che sarebbe compito di tutti, ma soprattutto dei vari Club e/o Associazioni, fare un po’ più di chiarezza, (con una maggiore onestà intellettuale di quanto non sia stato fatto fino ad ora), facendo, quanto meno conoscere, le stime sugli abbattimenti nazionali e transalpini, in modo che i cacciatori si rendano conto in modo chiaro e persuasivo qual è l’eventuale problema da affrontare.