Albania Gennaio 2017 grazie a Gjurmuesi Shenja che ci ha fornito questa testimonianza fotografica.

Nel 1991 sul Notiziario del Club della Beccaccia (“La Regina del Bosco”) Mirco Ragaini, noto pittore e scultore e pertanto profondo osservatore della natura, riportò osservazioni sull’argomento in titolo, ulteriormente aggiornate in occasione dell’Assemblea del Club del 1992. Confermò così autorevolmente quanto di tempo in tempo veniva (e tuttora viene) affermato da qualche beccacciaio, di aver cioè aver sentito frullare una beccaccia da un albero e , ancora, di averla vista appollaiata, soprattutto alla biforcazione dei rami più grossi (è nota infatti una scarsa prensilità delle sue dita).

L’altezza dal suolo non sembra aver regola fissa (da mezzo metro a 7-8) su essenze di specie diverse (es.pino, leccio, querciolo, carpino); forse più osservazioni fatte nei mesi tra dicembre e marzo avevano fatto avanzare l’ipotesi di una maturazione dell’esperienza per un nuovo sistema di difesa. D’altra parte già Ostermeyer e Ferrand (1979) in un loro lavoro sulla “croule” avevano riportato il caso di un maschio “in canto” che tutte le sere si posava sulla cima di un degli abeti presenti nell’arco di una decina di metri da cui s’involava per poi tornare a posarcisi emettendo suoni.

Nel 2003 Fokin e Zverev nel loro libro “La beccaccia e la sua caccia” (in russo) hanno pubblicato una fotografia di beccaccia posata all’apice di un tronco capitozzato, probabilmente in primavera (visto il contesto con altre immagini nella stessa pagina).

Albania Gennaio 2017 grazie a Gjurmuesi Shenja che ci ha fornito questa testimonianza fotografica.

Ora, queste immagini recenti invernali, di una beccaccia posata sui ramuscoli di un cespuglio del sottobosco, incurvati da una recente abbondante nevicata, con un bel pointer in rispettosa ferma (e forse con espressione un po’ incuriosita), oltre a confermare la possibilità di posarsi non solo a terra, contempera le osservazioni precedenti e la loro interpretazione: l’utilizzo del comportamento per sfuggire a un predatore (come fanno anche altri uccelli terragnoli), con l’uso di un punto sopraelevato donde dominare un più vasto panorama del suo spazio territoriale primaverile, sottolineandolo dall’emissione sonora anche da posato. Una cosa comunque è piuttosto chiara, quanto sopra non ci dice che le dita della beccaccia siano prensili, tant’è vero che questi documenti – tutti, come il fatto che la madre trasporti i pulcini in volo stretti fra le cosce e non tramite le dita – riguardano posatoi a “base piuttosto larga”; anche in quest’ultima immagine l’insieme dei ramuscoli arcuati del cespuglio, tra loro ravvicinati e appoggiati ad uno più grosso, hanno consentito, un po’ con l’aiuto iniziale delle ali, di trovare una soluzione di equilibrio, addirittura accovacciandovisi. Non so come sia andata a finire la storia, perché sarebbe immorale che qualcuno l’avesse poi sparata …comunque è già assai poco etico disturbare in momenti climaticamente così negativi un uccello che, si vede chiaramente in basso a destra, aveva trovato un angolino privo di neve dove alimentarsi!