CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

LA BECCACCIA E’ IN DIMINUZIONE? Mirco Peli & Silvio Spanò

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Prendendo spunto da  una lunga antologia di osservazioni sul campo di Mirco, alcune rivolte all’evidente diminuzione locale di molte specie, ed alle sue conseguenti considerazioni sull’impatto relativo della caccia – in particolare nelle sue montagne bresciane – ho deciso di intromettermi nella discussione che si rivolge soprattutto a quanti invece sostengono tesi contraria, sulla beccaccia in particolare, al punto che la Commissione UE ha deciso di trasferire la specie da vulnerabile in inverno a “least concern” (minima preoccupazione).

Per far ciò saranno alternati pezzi (dritto) di Mirco con considerazioni (in corsivo) del sottoscritto (Silvio)…e vedremo dove andremo a parare, sorreggendoci l’un l’altro!

Tentare di fare un quadro sulla consistenza della specie beccaccia, basandomi sulle osservazioni personali è sicuramente improponibile, troppe sono le componenti che influenzano una popolazione che copre un territorio ampissimo, una delle cause che attualmente più incide a complicare le osservazioni è il cambiamento climatico, che determina un  ritardo sul passo.  Infatti nelle mie zone di montagna dove per anni Ottobre è stati il mese di maggior passo, ora in questo mese è divenuto scarsissimo, però a quote inferiori è generalmente migliore della normalità Novembre, e inoltre nella mia realtà è aumentato il numero delle beccacce svernanti. Il passo è influenzato da una miriade di fattori, pertanto non pretendo di affermare una verità generale, ma registro quello che vedo, e al massimo posso fare affermazioni che hanno valore a carattere locale ma che confrontate fra decenni/secoli qualcosa potranno dire, cosi come è significativo il confronto di questi dati con i alcuni che più avanti riporto risalenti al 1800.

I dati territoriali riassunti nelle due tabelle, che riguardano la presenza delle beccacce nei vari periodi dell’anno, sono stati rilevati con un metodo riconosciuto affidabile, cosi che possano essere di riferimento anche in futuro.

Il territorio sul quale facciamo le osservazioni, prende a riferimento a Nord i confini Trentini del parco Alto Garda Bresciano e buona parte della Valle Sabbia, a Est le colline moreniche fino a Polpenazze Carzago, a Sud/Ovest le ultime montagne di Gavardo/Paitone. 

Il lago di Garda da sempre influenza il clima della zona, e il territorio in questione mantiene quasi intatto l’ambiente montano, anche se ai giorni nostri è pochissimo pascolato.  Meno ben conservato, è invece il territorio collinare, ma con clima invernale certamente favorevole. La combinazione clima mite (dovuto al lago e ultimamente intensificato per l’effetto serra) e un territorio ancora sufficientemente idoneo, permette alla beccaccia di svernare. L’ambiente preferito a questo fine è situato a piè di monte sui versanti rivolti a Sud delle Prealpi e nei piccoli boschi delle colline moreniche; quando il terreno ghiaccia o e coperto di neve, la beccaccia frequenta rigagnoli boscosi a ridosso del lago. La vegetazione preferita per lo svernamento in questa realtà è composta di alberi giovani, o non troppo alti, carpino nero misto a roverelle sono i preferiti. La beccaccia svernante, inoltre pretende  la presenza di un sottobosco fitto, composto di un intreccio di spine, ancore più gradito se misto con sempreverdi, agrifoglio, ginepro, pungitopo. Lo svernamento avviene costantemente nelle stesse zone anno dopo anno, tuttavia la sosta in un singolo ambiente, è condizionata dalle caratteristiche climatiche dell’inverno e dall’abbondanza o meno di alimentazione, ma anche dal disturbo subito. La caccia alla beccaccia in Lombardia chiude il 31 Dicembre, ragion per qui pochi cacciatori escono con il cane successivamente e le segnalazioni di presenze cessano.  Questo non significa che le beccacce a Gennaio non siano presenti, anzi, poiché non sono più cacciate, là dove il territorio è idoneo a volte sono persino numerose. Sono le uscite con il cane fatte nei mesi invernali Gennaio e Febbraio, quando la caccia è chiusa e il territorio è tranquillo a permettere di censire le beccacce che si fermano a svernare nella nostra area.

La ricerca è facilitata dal fatto che le beccacce frequentano sempre la stessa zona e la media consolidata degli incontri, annualmente censiti, corrisponde a 4 presenze per 100 (ha) di territorio. Va precisato che i 100 (ha) che ispezioniamo, sono scelti fra i terreni migliori adatti allo svernamento e le persone che si dedicano alle rilevazioni invernali sono sempre le stesse. Questo che da un lato è un limite, ha però reso univoco il metodo di conteggio. Di conseguenza il territorio ispezionato costantemente per decenni attribuendogli validità statistica, è solo quello che mediamente due persone possono percorrere e i risultati attestati sono sicuramente inferiori alla reale consistenza d’insieme.

Il censimento delle beccacce che passano l’inverno da noi viene fatto con l’ausilio del cane, unico modo per trovarle, per il metodo di rilevazione ci atteniamo, è quello fornito dal protocollo redatto dal Club della beccaccia. Lo stesso Club in cinque anni di censimenti fatti nel parco del Ticino, ha certificato che la beccaccia sverna in modo abbondante nell’area parco, con una densità di 2,5/4 beccacce per 100 (ha), ma oramai è provato che tutti luoghi idonei dell’area Lombarda sono interessati allo svernamento. Nel comprensorio Gardesano il fenomeno fino a una decina d’anni fa era sottovalutato, nessuno si sarebbe sognato di fare una statistica, ma neanche di credere che le beccacce svernassero numerose, ma posso tranquillamente affermare che il fenomeno era, ed è, simile per densità a territori più noti situati al centro dell’Italia (ove tuttavia sono cacciate anche in gennaio, con i risvolti che ciò può avere sulle considerazioni quantitative).

Va sottolineato che a Febbraio gli incontri aumentano perché sono già iniziati gli spostamenti di risalita. In alcuni anni, nei giorni a cavallo della festa di San Valentino, si sono toccati i 6/8 incontri, con beccacce diverse che prima non c’erano.

Nelle serate di Marzo all’aspetto si contano le virtuali riproduttrici. Durante le nostre uscite abbiamo contato sia le beccacce viste all’aspetto serale, sia quelle trovate con il cane. Essendo però gli incontri con il cane meno affidabili: (cani giovani, variazione del numero delle uscite dovute al mio pensionamento, posti diversi, poco o molto innevamento, ecc.) abbiamo calcolato I.C.A. solo dall’aspetto serale. Essendo questo metodo meno impegnativo, è fatto metodicamente dalle stesse persone tutte le sere di Marzo e viene usato nel conteggio lo stesso criterio da tutti i rilevatori. I dati raccolti con i limiti che presentano: (territorio esclusivamente di passo e pochi osservatori), hanno però un pregio, sono stati raccolti per oltre un ventennio e ritengo interessante riportarli, servirà almeno per fissare le variazioni annuali di ripasso nel periodo osservato . Per rendere i dati confrontabili I.C.A. e stata aggregata in quinquenni, le variazioni appaiono evidenziati nella tabella con un rettangolo rosso. Cosi leggendoli, i numeri, darebbero che il ripasso primaverile è in diminuzione, anche se in alcuni anni si nota un numero totale più alto, dovuto però al numero d’incontri fatti con il cane dal 2007 al 2010.

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 Il fatto che la beccaccia nidifica nelle vallate alpine Bresciane, è meno insolito od occasionale del pensiero comune. Non è un episodio che accade saltuariamente, probabilmente poco conosciuto ma per niente raro, la rarità semmai consiste nello scoprire il nido. Ovviamente i numeri rilevati da Mirco e collaboratori in marzo comprendono per la maggior parte dei casi beccacce di ritorno ai quartieri di nidificazione e pertanto, almeno in parte, predisposti ormonalmente alla riproduzione e pertanto con manifestazione tipiche del periodo (croule di maschi).

Senza dubbio sottolineano la possibilità di nidificazione in loco, visto che la specie comprende soggetti certamente nidificanti a inizio marzo (almeno nella fascia geografica più meridionale.

Il ritrovamento di un nido di beccaccia è un’esperienza personale rara e in genere casuale, e dà la sensazione che sì tratti di un avvenimento isolato; cosi è anche per gli incontri fatti con la regina nei mesi distanti dal periodo di passo. Negli anni della comunicazione in tempo reale, dove il cellulare ti aggiorna in diretta, e tenendo una rigorosa registrazione ti accorgi che: “Un migratore quale è la beccaccia, anche se in numeri minimi è presente sul territorio Gardesano tutto l’anno”. Le beccacce che si trovano nei mesi quando la migrazione autunnale e primaverile è terminata sono poche, tuttavia la presenza di sua maestà “la regina” è certa. L’entroterra Gardesano e la Valle Sabbia con la presenza di montagne che sfiorano i duemila metri coperte da estese pinete miste, con il ceduo che si adatta alle varie quote, sono fondamentali perché la beccaccia nidifichi e soggiorni nei mesi estivi. In un insieme ambientale costituito da pinete ed estesi boschi misti, la beccaccia dà la preferenza ad alcune vallate in particolare e in queste vi nidifica regolarmente. Sono oramai trent’anni che incontro la beccaccia nelle prime uscite per l’addestramento dei cani, o durante i censimenti al gallo forcello che si fanno il mese d’Agosto. Gli incontri avvengono in particolare alle quote milletrecento, millecinquecento sul dorsale nord del monte Carzen, oppure sul versante Nord/Ovest del monte Manos, ma anche sul monte Tegaldine, Laghetti di Bruffione, in selva di Gardò Vaiale, nei boschi delle Pertiche ecc. Questi incontri precoci sono sicuramente con beccacce che hanno nidificato in zona, spesso inoltre, s’incontrano più individui nella stessa area e ciò è tipico delle nidiate. Ho avuto l’opportunità di verificare che la beccaccia nidifica sporadicamente anche a quote più basse, il 6/9/69 feci la seguente annotazione: “Trovate tre giovani beccacce in località Selva di Monte Magno a quota ottocento in un’estesa tagliata di due anni, primavera/estate piovosa”.

Porto com’esempio delle covate rinvenute soli alcuni casi censiti negli ultimi tempi, poi altri né riferirò ripercorrendo i ricordi. Il primo Maggio da sempre è dedicato alla raccolta degli asparagi alle quote 1300/1500. Nel 2002 sul versante est di monte Zingla, località Montrì, a pochi metri dal sentiero alto, in mezzo agli asparagi Gian Franco invola la beccaccia che sta covando quattro uova; verificato in seguito, il nido purtroppo è stato abbandonato. Un altro ritrovamento era stato fatto a fine Aprile 2002 in località Monte Baremone, il nido di beccaccia che conteneva tre uova, era situato nei pressi della nota arena di canto del gallo forcello. Il venti Agosto 2002 in un posto inconsueto per la stagione, a quota 900, esattamente fra Eno e la Fobbia, sempre ai piedi di monte Zingla, troviamo la beccaccia con tre piccoli che ancora faticano a volare. Forse una seconda nidiata ritardataria per ovviare all’abbandono della prima? Infatti, siamo a un volo da dove il quindici di Maggio, abbiamo trovato il nido abbandonato fra gli asparagi. Trenta Aprile 2006 uscita per censire al canto il gallo forcello, rilevo invece una beccaccia che all’alba canta allegramente sorvolando il valico di Vesta. Il verso in questo caso è prevalente il crou, crou, tipico del maschio in amore e visto il periodo d’avvistamento, credo sì possa immaginare che il nido non sia distante.

Negli ultimi quaranta anni 1970/2010, la pressione venatoria esercitata su tutte le specie è stata davvero eccessiva e la beccaccia non è sfuggita all’irrazionale aumento di tale pressione. Il fenomeno ha reso le beccacce sempre più diffidenti e restie a trattenersi sui luoghi di sosta temporanea, tuttavia le abitudini rispetto alla nidificazione e allo svernamento sono pressoché immutate.

Spanò sostiene che: la beccaccia è in grado di far nascere individui che riescono da soli a garantire la sopravvivenza della specie, ma rimarca che la capacità di mantenere il capitale riproduttivo a livelli accettabili, dipende sempre del nostro modo di agire. Probabilmente negli anni sopravvivono e si riproducono i soggetti che frequentano habitat protetti o più difficili, meno classici, soggetti più nervosi, meno propensi a tenere la ferma e trasmettono queste caratteristiche ai loro discendenti; le beccacce buone che frullano a candela nei luoghi tipici sono sempre più rare.

Beccacce sempre più leggere.

La pressione venatoria attuale, determina la caccia sistematica alla beccaccia per quasi tutto l’anno, come noto, ancora oggi 2013 la caccia alla beccaccia è vietata da tutti i calendari venatori Europei solo durante il mese di Giugno. Maggio ancora sì caccia alla croule in Russia e a metà Luglio già si fa l’apertura in Svezia. Cosi oltre ai danni che una tale pressione causa alla specie, la continua presenza sul territorio di cacciatori, infastidisce il selvatico rendendolo irrequieto e di conseguenza riduce il periodo di sosta lungo la direttrice del passo.

L’eccessivo disturbo cui sempre di più sono sottoposte, rende le beccacce leggere, il cane ferma ma lei è già partita. Se non si porrà un freno a questo disturbo, negli anni a venire le poche superstiti produrranno soggetti talmente leggeri che non sarà più possibile cacciarli con il cane da ferma? (In realtà le cacce alla croule, oltre ad insistere su un arco di poche giornate, magari differenti a seconda della Nazione, si fa all’aspetto e quindi senza l’uso del cane, tutt’al più tenuto “al piede” per il riporto).

Oggi cacci e puoi scovarne parecchie, ciò nonostante durante il giorno saranno talmente infastidite che al crepuscolo s’involeranno, e se non ci sono nuovi arrivi, il giorno seguente rischi il deserto. Trovare nel Bresciano in terreno libero, un habitat non battuto dai cacciatori, offrendo alla beccaccia la possibilità di sostare, è pressoché impossibile. Con la caccia ancora aperta solo le beccacce che arrivano a Dicembre riescono ad insediarsi sul territorio, perché il quel periodo sono più portate a fermarsi e il terreno frequentato, ricco di spine, scoraggia alcuni cacciatori. Ho costatato con esplorazioni in alcune zone protette, che la beccaccia se non è infastidita sosta parecchi giorni già da Ottobre, alcune si trattengono fino a svernarvi se l’ambiente si presta. In assenza di disturbo tutte le rimesse idonee sono occupate, aumentando di molto la densità. Osservazioni personali nel Basso Piemonte, dove fino ad un decennio fa la maggior parte dei cacciatori codaioli si interessava poco alla beccaccia essendo la regione ricca di stanziale pregiata, confermano pienamente quanto Mirco scrive per il Bresciano.

L’anno 1998, nell’allora istituendo parco alto Garda Bresciano dopo notevoli traversie, l’apertura della caccia fu possibile solo dopo il primo di Novembre; il fatto che le beccacce di passo fino a tale data non fossero state disturbate, permise ai cacciatori locali di realizzare carnieri fino a superare la decina.

Incontrare beccacce ferme da alcuni giorni e poterle cacciare notando che divengono sempre più diffidenti, è un fatto raro, il giorno che non c’è passo il setter per ore non muove la coda. L’assenza di sosta per qualche giorno, nei medesimi posti toglie il gusto della sfida, il piacere di misurarti con un uccello che conosci e che già ti ha fatto dannare. Ogni tanto è bello cacciare una beccaccia che sai dove trovare, e sapere anche che scoprirà un modo nuovo per mettere in salvo le penne. Le rimesse permettono di aumentare gli incontri, che servono al cane giovane per smaliziarsi e il cacciatore beccacciaio, si distingue per la capacità di ribattere più volte la medesima beccaccia. Il mese d’ottobre di parecchi anni fa, (1985) una beccaccia era di casa nella valletta più grande del monte Carzen. La beccaccia presumibilmente non pesava più di duecentocinquanta grammi. Il peso è approssimativo, perché nonostante l’abbia trovata una o più volte il giorno per più di dieci uscite, non sono mai stato capace di metterla sulla bilancia. Era divenuta a tal punto smaliziata, che per non eccitare inutilmente il giovane setter, di prima mattina mi tenevo lontano dalla località che frequentava. Preferivo sperare nell’arrivo di beccacce fresche, poi sul tardi per una ragione o l’altra ci provavo, a volte da solo, trattenendo vicino il cane, dopo aver introdotto una foglia a fargli tacere il campano, altre in compagnia, ma la beccaccia, la sempre fatta franca. Non era un essere soprannaturale né un mito e per l’esattezza ebbe la sua porzione di fortuna. Cacciai, infatti, un paio di giorni, con il fucile che faceva partire il colpo di prima canna una volta sì e una no, ma cercare il secondo grilletto dopo il “tic” di prima canna, le dava un bel vantaggio. La mancai pure, un paio di volte, con il risultato che alzata una volta poi il massimo che ti concedeva era la ferma del setter su calda. Pur tuttavia è una delle beccacce che ricordo con piacere, più d’altre bonaccione appena arrivate.

Oggi come affermavo la pressione venatoria, suggerisce alle beccacce di superare di tutta fretta la provincia di Brescia. Modificando le abitudini loro e dei cacciatori, riducendo le giornate di caccia ai soli giorni di passo, senza permetterti di misurarti con beccacce che chiami per nome.

Una buona densità di selvaggina rende il cacciatore galantuomo

La beccaccia in questi anni è l’unico vero selvatico sufficientemente diffuso con densità ancora accettabile, ma quanto durerà, visto che ha il potere di spingere tante persone alla sua ricerca. Ancora oggi ci sono cacciatori che per scelta o per necessità aspettano che le beccacce arrivino nei propri boschi; cercandole in posti ristretti che conoscono come le loro tasche. S’intestardiscono a sfogare la loro passione in un ambiente che non n’ospita più a sufficienza per tutti. In genere sono innamorati del territorio che praticano fino al punto che vorrebbero gli appartenesse, dato che lo frequenta da anni e conserva il ricordo degli incontri fatti. Cercano di marcare con la presenza costante la zona, aspettandosi che gli altri cacciatori li rispettino. Tuttavia nessuno di loro rinuncia a sconfinare in qualche occasione, con il risultato di infastidirsi a vicenda.  Simili elementi, quando perdurano nel tempo creano effetti singolari:

  1. Brama di conoscere tutte le notizie attinenti a dove e chi hanno incontrato una beccaccia, tuttavia ogni incontro fatto dagli altri, corrisponde ad un pugno nello stomaco.
  2. Necessità di non sprecare neanche un incontro e pertanto non accettano le loro padelle.
  3. Durante la stagione di caccia si rivolgono a terze persone per conoscere cose di caccia che potrebbe chiedere direttamente.

Oramai da anni i mezzi a disposizione sia essi tecnologici che economici sono accresciuti, e con loro i cacciatori che seguono il passo della regina. Spostandosi razionalmente nelle zone più favorevoli, in funzione del clima e del periodo; alcuni di questi spaziano addirittura dalla Lapponia alla Crimea. Questa categoria di cacciatori è meno legata al territorio, frequenta spazi più ampi e in genere incontra più selvaggina.

I cacciatori quando la caccia e chiusa per lo più, sono delle bravissime persone, ma i sentimenti che provano durante la stagione di caccia, spesso li cambiano e non in meglio; questa seconda categoria, riesce però a mascherarli meglio, perché:

  1. Possono contare su un numero d’incontri sufficiente a non soffrire la mancanza cronica, perciò sopportano le padelle senza soffrirne troppo, sapendo che avranno occasioni per rifarsi.
  2. Possono permettersi d’esseri cordiali con i colleghi che vedono due volte l’anno, almeno finché incontrano più di loro.
  3. Potrebbero chiedere direttamente il carniere degli altri, perché il loro raramente e vuoto, ma non lo fanno perché sanno che si sentirebbero raccontare una balla.

 La siffatta divisione in categorie dei cacciatori, come noterete, non vuole evidenziare che ci sono buoni o cattivi perché essi ci sono in entrambi. Dimostra solamente, che è la quantità e la qualità di selvatici presenti nel territorio a determinarne l’umore e il rapporto con gli altri cacciatori.

Paragonando i numeri degli incontri attuali, sia di beccacce sia di selvaggina di montagna, con i dati contenuti in un diario degli anni 1824/1826  (Tratto da La caccia nel Bresciano di Carlo Sabatti) (gli uccellatori del Garda Bresciano da sempre tengono un registro delle catture) credo si possa realizzare un’idea della diminuzione complessiva della selvaggina. Le testimonianze riportano anche di carnieri fatti ai galli senza distinzione se maschi o femmina, se si tiene conto che strade, mezzi di trasporto, armi e i cani non sono paragonabili a quelli moderni, si riesce a cogliere quanto sia drammatica oggi la situazione.

28 agosto 1817 – Andando a caccia, a Limone, ritorniamo qui (a Bogliacco) in tutto con venti galli forcelli, un cedrone; purtroppo un cane è precipitato nel vallone.

21 agosto 1819 – Giacomino con Battista Vallotti sono da qui partiti (Bogliacco) e sono giunti a Limone e sulle rocce di Tremalzo e hanno preso 16 coturnici e 16 galli; in una giornata e mezza hanno ucciso 22 galli, dei quali sei ne fecero presente al dott. Zaccaria.

23 ottobre 1824 – Le uccellande sono piuttosto abbondanti e già si è toccata la punta di 1000 uccelli il giorno. Nessuna lepre, molte beccacce, fino a 16 in un giorno. Tempo bello e mite.

1 novembre 1826 – Le beccacce prese a tutt’oggi sono numero 102.  (Roccolo di Ranzone di Monte Gargnano)

16 novembre 1826 – Le prese di quest’anno al roccolo di Ranzone ammontano a più d’ottomila uccelli, 120 beccacce 4500 tordi, autunno piuttosto fortunato sebbene con molte stravaganze di neve, vento e freddo.

Probabilmente una simile densità di selvaggina, ha permesso ai nostri avi di essere cacciatori “gentiluomo”, creando il mito del cacciatore e fissando regole scritte o no dei comportamenti. Solo la selvaggina vera e un altro forte calo di cacciatori, potrà salvare la caccia e creare i nuovi cacciatori galantuomo?

Fino alla fine del 1950 i beccacciai erano pochissimi; le località di caccia si raggiungevano a piedi con ore di cammino. L’esigenza di trovare carne da mettere in tavola, faceva sì che i più si dedicassero alla caccia della lepre o al bracconaggio. Dopo la seconda guerra e fino verso la metà degli anni sessanta il bum economico, portò molte persone a lavorare in fabbrica, e i turni di lavoro permisero la formazione di squadre di beccacciai, queste ebbero modo di divertirsi cacciando beccacce dai primi d’Ottobre al 31 di Marzo. Le squadre di beccacciai più costanti incarnieravano dalle quaranta alla settanta beccaccia per ogni anno. Il territorio fino allora difficile da raggiungere con mezzi motorizzati era sufficiente per tutti. In zona Alpi i locali continuava a preferire la caccia alla lepre.

I cacciatori che frequentavano la montagna con il cane da ferma, avendo a disposizione una buona quantità di voli di coturnici e numerose nidiate di galli forcelli, lasciavano tranquille le beccacce; le quali fungevano da serbatoio a calate successive. I buoni carnieri decembrini nelle località adiacenti al lago in quegli anni erano la regola. Poi vennero gli anni della caccia facile con lanci settimanali di centinaia di fagiani, i cacciatori con il cane aumentarono a dismisura, armati con carabine a cinque colpi e cani iscritti, invasero ogni ambiente e i colorati fagiani tentarono anche le squadre dei beccacciai. Iniziò la gara di chi n’ammazzava di più, si esaltavano i carnieri colorati e voluminosi. I lanci di fagiani, decisivi ad aumentare il numero dei cacciatori con il cane da ferma, sono stati deleteri per la beccaccia, soprattutto quando i polli colorati lanciati rapidamente si esaurivano (o anche non soddisfacevano i veri cacciatori) e tutti si sono concentrati sulla beccaccia. Il dato più indicativo che emerge, non sta tanto nella riduzione del numero delle beccacce, che ha cominciato a farsi notare dopo il 1970, bensì l’enorme aumento dei cacciatori. Basti pensare che le licenze di caccia rilasciate nella provincia di Brescia siano state: 9.894 nell’anno 1930, per diventare 55.000 nel 1975. (Dati estratti da Monelli, Migrazione e cacce- Milano, e Provincia di Brescia, assessorato caccia e pesca, 1979). 

Fortunatamente dopo questo “picco” vergognosamente promosso dalla condizioni economiche contingenti e supportato dagli operatori del settore, a inizio del nuovo millennio s’è verificata una forte contrazione dei numeri di fruitori (quasi un dimezzamento in Italia, nel complesso).

Ma non bisogna dimenticare l’impatto della chimica e della moderna agricoltura sulla diminuzione  evidente dei piccoli uccelli, che hanno subito un forte calo; in proporzione maggiore della beccaccia.

Nelle tiepide sere del mese di Marzo negli anni sessanta/settanta, era sufficiente attraversare i prati inframmezzati ai boschi, per vedere svolazzare centinaia di tordi. In questi ultimi anni cercando le beccacce il mese di Marzo in un’intera giornata riesco sì e no a scorgere un paio di tordi e tre pettirossi.  La sera aspettando la beccaccia alla croule, solo se mi piazzo in alcuni punti di affilo, mi accorgo che i tordi stanno facendo il ripasso primaverile.

Voglio ricordare la mia esperienza personale sulla diminuzione degli uccelli nelle campagne del Basso Piemonte: quasi tutti i piccoli canori ivi nidificanti (cardellino, verdone, verzellino, fanello, ma anche allodola, strillozzo, averla piccola, balestruccio ecc. ) non ci sono più, una rarefazione tragica, con parallela crescita di gazze, ghiandaie, cornacchie e…gatti vaganti…. In autunno, cacciando con il cane da ferma, vedere un tordo o un merlo…è un miracolo!

La vita media della Regina, in terreno soggetto alla caccia è di un solo anno e tre mesi; più alta la speranza di vita nelle zone protette, che portano la media complessiva a due anni. Alcune beccacce che svernano nelle zone protette arrivano a vivere fino agli undici anni; in condizioni ottimali la vita della beccaccia può superare i quindici anni (record noto 19 anni). Una buona gestione per favorire la sosta della beccaccia prevede: il taglio dei boschi troppo vecchi e la pulizia delle radure e dei sentieri, nei boschi giovani; importanti sono le mandrie al pascolo, che facilitano la pulizia del bosco e favoriscono lo sviluppo degli insetti utili al nutrimento della beccaccia. Per mantenere la specie in condizioni di stabilità/ripresa servirebbe che almeno in tutta Europa oltre alle zone protette si chiuda la caccia alla fine di Dicembre, senza trascurare chiusure anticipate alla presenza di forti ondate di gelo.

La Commissione UE aveva avanzato un progetto gestionale a favore della beccaccia (2006) , mai attivato, mentre, nel frattempo, forze potenti sono riuscite a togliere la Beccaccia dalla lista di specie “vulnerabili” per  inserirla in quella “least concern” (minima preoccupazione) e quindi nessun bisogno di apposito piano gestionale, che è stato ritirato (diciamo così). Non si sa come mai miracolosamente la Beccaccia , come specie nel suo enorme areale (ovviamente), non abbisogni più di particolari misure di conservazione!…Io non ne sono convinto….

Il Grafico I.C.A. che segue, tiene conto degli incontri fatti con il cane negli ultimi venticinque anni, senza pretesa di verità assoluta perché I.C.A. risente di notevoli varianti, sembra indicare che dopo il 1990 ci sia un assestamento e una sostanziale stabilità che coinciderebbe con i dati degli studi citati; mentre gli ultimi cinque anni 2006/2010 danno un’ulteriore diminuzione.

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Purtroppo gli studi scientifici ufficiali sono contraddittori, la mia personale esperienza e i dati da me raccolti, mi portano a credere che siano più veritieri quelli che evidenziano negli ultimi anni la specie in difficoltà. I miei dati, danno come media complessiva degli anni censiti trentotto beccacce l’anno trovate con il cane, la media delle beccacce catturate corrispondono a 17.

Preso atto che negli ultimi cinquanta anni in contemporaneità all’aumento del numero dei cacciatori le beccacce sono diminuite, è altrettanto sicuro che nei prossimi anni saranno i cacciatori a diminuire. Pertanto un buon piano di gestione, applicato a livello Europeo, grazie anche alla grande capacità di recupero che fino ad ora la beccaccia ha mostrato, potrebbe invertire la tendenza; tanto da rendere possibile la sua caccia anche in futuro.

Caccia all’estero, i carnieri che svengono sbandierati, suscitano qualche inquietudine fra i veri beccacciai, preoccupati che alla lunga ciò possa incidere sul contingente beccaccia che migra sui nostri territori. Vediamo di chiarire scientificamente questo aspetto.

Spulciando vari siti internet fra cui (www.labeccacciascientifica.it/di Enrico Cavina) ho trovato i seguenti dati, che danno la dimensione in numeri confrontabili, sia delle stime sulla popolazione beccaccia, ma anche dei prelievi fatti nei vari paesi. Prima di proseguire con i dati complessivi voglio mettere in evidenza che dai tesserini regionali risulta che nel solo comparto alpino C7 Valle Sabbia dove caccio, ogni anno sono abbattute mediamente 1.300 beccacce.

I dati si prestano a diverse considerazioni e possono essere letti in più maniere. Esempio: 1.300 beccacce prelevate da 500 cacciatori con cane da ferma in Valle Sabbia danno una media di 2,6 beccacce a testa; le stesse beccacce 1300 prelevate all’estero da 40 cacciatori che si possono permettere la trasferta danno un carniere di 32,5 beccacce a testa. Le beccacce morte sono le stesse, ma i carnieri di 40 cacciatori all’estero fanno impressione .

In Europa includendo anche la Russia Europea per un territorio globale di circa 10 milioni di Km/quadrati, le stime danno una popolazione di beccacce intorno a 15 milioni, con un trend considerato stabile negli ultimi quindici anni.  ( Non tutti i ricercatori sono d’accordo sulla stabilità )

Dei 15 milioni di beccacce presenti in Europa e Russia Europea;

–          Il 90 % nidifica in Russia, Bielorussia, Scandinavia e la migrazione che effettua questo contingente è a lunga distanza;

–          Il 10 % nidifica più a Ovest e Sud-Ovest (Francia, Isole Britanniche, Centro Europa) e nel periodo invernale può migrare su corte distanze e quindi ha opportunità di contatti con le popolazioni più Nordiche, “mischiandosi” al più grande contingente (90%) migrante e svernante in aree in comune; in tal senso è quindi cumulabile nel potenziale venatorio globale;

–          Il prelievo venatorio nelle aree di nidificazione avviene al 75% in Primavera ma non più in Francia, Ucraina e Paesi U.E. perché vietato;

–          La stima del prelievo venatorio Europeo annuale si colloca in una forchetta tra 3-6 milioni; rimane da stabilire quanto di questo prelievo avviene nei luoghi propri di definito e solido svernamento e quanto avviene invece nei luoghi propriamente di transito migratorio;

–          In Francia il prelievo venatorio, scientificamente studiato, si evidenzia maggiore e più stabile nel periodo proprio di svernamento. Il prelievo Francese (1.200.000 capi annui, che rappresentano il 30-40% di tutto il prelievo Europeo) essendo questo prelievo realizzato principalmente a Ovest, Sud-Ovest, così come anche nella Spagna N/W, Portogallo e Marocco, è intuitivo riferirlo principalmente al contingente che ha finito la migrazione ed è “residente svernante”;

–          In Italia il prelievo venatorio si collocherebbe in una forchetta approssimata tra 500.000-1.000.000/1.500.000, e dobbiamo tener conto che la popolazione stimata svernante è solo tra 50.000-100.000 uccelli;

–          questo potrebbe valere anche per la Grecia che ha una stima (verosimilmente in difetto) di 500.000 uccelli cacciati.

 Appare quindi evidente che in Italia e Grecia il prelievo venatorio avviene per oltre l’80 % sulle beccacce in transito migratorio, o in migrazione terminale da Nord e dai Balcani “calate da gelo”.

Nel bacino del Mar Nero il prelievo avviene in fase iniziale di svernamento (costa Nord e Crimea) o di consolidato svernamento (Turchia, Georgia): il prelievo è di certo legato in buona parte al turismo venatorio (comunque molto localizzato ad aree ristrette – leggi Crimea) ma soprattutto dovuto all’enorme pressione locale serotina con caccia all’aspetto, che si sviluppa per migliaia di casolari e siti contadini per centinaia di chilometri sulla costa turca o dovuto alla caccia in battuta (cacciatori locali) in presenza di “calate” da gelo o addirittura con fari nelle zone di pastura notturna. Rispetto a questo fenomeno “locale” il prelievo da turismo venatorio è solo un ago in un pagliaio. Condizione analoga è rilevabile nel bacino del Mar Caspio (Atzerbajan, Iran) ed è, però, da riferire molto di più alle popolazioni nidificanti a Est dei Monti Urali e migranti lungo o attraverso le coste del Mar Caspio.

Il gruppo di ricerca del DIP. TER. RIS dell’Università di Genova ha analizzato 88 fegati di beccacce uccise, da cacciatori specialisti del Club della Beccaccia Italiano in differenti luoghi: 10 in Scozia, 22 nei pressi di Uppsala (Svezia), 14 nei dintorni di Alessandria (Italia settentrionale), 19 sul monte Amiata (Italia centrale), 12 in Lucania (Italia meridionale), 8 nella penisola di Sinopoli (Turchia) e 3 in Crimea (Ucraina).  Dal risultato delle analisi risulta che le beccacce che svernano in Lucania e nella Turchia sono geneticamente ben separate dalle altre esaminate, che costituiscono un gruppo geneticamente più omogeneo.

Si può così ipotizzare che le beccacce che arrivano durante l’autunno nel nord e nell’ovest dell’Italia provengano da popolazioni europee nord-occidentali; quelle che arrivano nel sud del paese verrebbero da altre regioni (più orientali), cioè che le popolazioni che svernano in Italia non sono dappertutto le stesse e ne consegue che la pressione di caccia è più diluita e quindi probabilmente meglio tollerata

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1 Comment

  1. giancarlo benericetti

    essendo rimasta l unica preda vera ci vorrebbe una maggiore tutela x la regina…e non permettere più il turismo venatorio alle specie migratorie

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