CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

LA BECCACCIA ED IL FREDDO- Ondate di gelo- di Silvio Spanò

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La definizione di “ondata di gelo” ed il suo impatto sulla popolazione delle beccacce. Il protocollo che in Francia regola il controllo della caccia alla beccaccia allorché si verificano tali condizioni climatiche. Tutti gli anni si fa un gran parlare del rischio che corrono determinate specie in relazioni ad anomale ondate di freddo e neve, ma in pratica nulla di realmente serio è stato mai codificato.

Solo quando il terreno è tutto o nella maggior parte coperto di neve la caccia viene sospesa (con eccezioni per ungulati e tetraonidi). Inoltre quando si parla di “maggior parte” manca l’altro termine di definizione: maggior parte di cosa? Del territorio comunale, provinciale, dell’ATC, della zona che si riesce a controllare a vista?. Non si tiene poi conto che per alcune specie, tra cui la beccaccia, non è tanto pericolosa la neve in sè, quanto il gelo (anche senza neve) allorché continuo e prolungato. Conviene pertanto approfondire l’argomento, visto che la stagione è adatta, sperando che i responsabili della gestione faunistica leggano queste righe e decidano di prendere azioni realmente pratiche così come hanno fatto in Francia, come risulta da quanto segue, estratto da documenti del Réseau Bécasse dell’Office National de la Chasse et de la Faune Sauvage (ONCFS) e da un intervento tenuto a Genova dal suo Direttore Yves Ferrand in occasione di un colloquio internazionale sulla Beccaccia in inverno.

Impatto delle ondate di gelo. L’impatto delle ondate di gelo si ripercuote sulla fisiologia, sul comportamento e sulla dinamica di popolazione della specie (per approfondimenti vedere i recenti studi di Boos (2000, 2005) e di Duriez (2003, 2004)

a) Impatto fisiologico: quando il peso di una beccaccia scende al di sotto di 290 grammi, essa ricava il 90% delle sue energie dai grassi di riserva. In caso di digiuno il tempo di sopravvivenza varia tra 4 e 11 giorni. Tra 290 e 240 grammi la sua fonte di energia si trasferisce verso le proteine (in pratica a carico dei propri muscoli) e sotto 240 grammi le proteine contribuiscono al 50% del suo fabbisogno energetico. A questo punto la sopravvivenza, continuando il digiuno, non supera 3 giorni. In realtà le beccacce cercano di raggiungere il miglior stato fisico in gennaio, periodo in cui è più elevato il rischio di un’ondata di gelo.

b) Impatto comportamentale: con l’abbassamento delle temperature, non ancora definibile come ondata di gelo, le beccacce tendono a restare di notte nel bosco e comunque a limitare gli spostamenti al minimo indispensabile (risparmio energetico) concentrandosi sull’attività di alimentazione. Quando il freddo si afferma, compaiono comportamenti anomali: concentrazioni lungo i corsi d’acqua, attività alimentare in pieno giorno allo scoperto e in luoghi non abituali. Al limite si verificano spostamenti massivi verso zone climaticamente più miti (questi spostamenti comportano d’altra parte cospicuo dispendio energetico). Tuttavia alcune beccacce restano sul posto ad affrontare il gelo (che prevedibilmente non dura in media più di una settimana, che è il tempo di digiuno che riescono a superare). Si tratta di due diverse risposte della specie utili alla conservazione delle popolazioni.

c) Impatto sulla dinamica di popolazione: col prolungarsi del gelo si verificano mortalità notevoli, ed è pertanto verosimile che dette condizioni climatiche possano incidere sui tassi di sopravvivenza di determinate annate. Tuttavia a livello europeo non è stato finora rilevato con assoluta evidenza che la mortalità di inverni pesanti abbia poi fatto crollare il numero di presenze negli inverni successivi. Non è comunque da escludere che ondate di gelo ripetute in più inverni successivi nelle stesse zone possano avere influenza negative a lungo termine.

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Criteri di definizione di “ondata di gelo” -Le temperature devono crollare bruscamente (10°C in 24 ore) -Le temperature medie devono risultare inferiori a quelle normali stagionali -Le temperature minime devono essere molto basse -Le temperature massime devono essere negative (tali da rendere impossibile il disgelo) -La durata del fenomeno climatico è stimabile in 6-7 giorni o più.

Protocollo “Ondata di gelo” Beccaccia Persegue l’obiettivo di fornire in tempo reale alcune informazioni biologiche a supporto di eventuali normative da mettere in atto (in Francia delegate ai Dipartimenti, in Italia potrebbero essere demandate alle Regioni o, meglio perché più “snelle”, alle Province): in pratica occorre definire il momento in cui il comportamento delle beccacce può esser considerato anomalo rispetto a quello di una stagione di sverno media. La procedura riguarda tutte le regioni litorali ed un campione di quelle dell’entroterra.

1-All’inizio di ogni stagione di sverno tutti i dipartimenti (in Italia: Regioni o Province) del litorale definiscono (o confermano) un sito di osservazione notturna (con faro) su un Comune costiero e un altro sito su un Comune a più di 30 km dalla costa. Sono auspicabili da uno a tre siti di controllo anche in regioni completamente continentali.

2-Questi siti devono esser visitati una volta ogni 15 giorni da inizio dicembre a fine febbraio, facendovi un conteggio delle beccacce per una durata di circa due ore di sopralluogo. Il metodo deve essere identico ad ogni sopralluogo e fatto dallo stesso osservatore. I dati saranno utilizzati all’inizio di un’ondata di gelo. Le date di sopralluogo sono fissate come segue: nei giorni 7 o 8 e 22 o 23 di Dicembre, nei giorni 7 o 8 e 22 o 23 di Gennaio, il 7 o l’8 di Febbraio.

3- L’allerta è dato dall’amministratore del Réseau Bécasse (in Italia potrebbe essere l’INFS, o un apposito Osservatorio) sulla base delle condizioni meteo seguite da un ufficio che fa capo all’ONCFS. Le informazioni d’ordine biologico sono trasmesse da uffici tecnici delle delegazioni regionali, tenendo in considerazioni anche le osservazioni degli interlocutori tecnici dipartimentali e dei membri di associazioni venatorie specializzate (es.Club National des Bécassiers, in Italia Club della Beccaccia).

4- A partire dal giorno successivo dell’allerta i siti prescelti sono oggetto di sopralluoghi più ravvicinati: uno ogni tre notti. I risultati devono essere trasmessi al responsabile del Réseau la mattina seguente utilizzando un apposito schedario da inoltrare ad un determinato indirizzo di posta elettronica (o per Fax ).

5- I risultati sono sintetizzati lo stesso giorno e ritrasmessi con apposito bollettino agli interlocutori tecnici dipartimentali (regionali) che dovranno informare (in Francia) il Prefetto (in Italia il destinatario dovrebbe essere chi detiene il potere decisionale sul territorio, es. la Provincia) che potrà emanare l’ordinanza di sospensione temporanea della caccia. Parimenti questa sintesi dovrà essere trasmessa anche alle associazioni specialistiche, alla Federazione Nazionale dei Cacciatori e alla Direzione dell’ONCFS.

6-La fine dello stato d’allerta verrà segnalata dall’amministratore del Réseau agli interlocutori tecnici dipartimentali ed ai delegati regionali dell’ONCFS.

7-L’annuncio ufficiale del termine dell’allerta è tanto delicato da definire quanto – e più – dell’inizio. Infatti il ritorno delle condizioni miti non coincide con l’immediata fine del fenomeno e le concentrazioni degli uccelli persistono per qualche giorno: occorre circa una settimana per consentire agli uccelli di ridistribuirsi su tutta l’area di svernamento disponibile. Una riapertura della caccia troppo rapida porterebbe a prelievi eccessivi. Pertanto questo lasso di tempo è il più importante e difficile da gestire perché è difficile farlo comprendere ai cacciatori.

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In definitiva appare innegabile che in vista di ondate di gelo debbano essere prese tempestivamente misure eccezionali di sospensione della caccia per non indurre una pericolosa mortalità aggiuntiva – eticamente inaccettabile – la cui responsabilità ricade sul cacciatore. È ovvio che il protocollo sopra descritto, già applicato più volte in Francia, è piuttosto complicato da attuare e presuppone una rete organizzativa sul territorio che in Italia non esiste. Ciò non significa però che non si debba aprire finalmente una discussione al fine di creare una efficiente organizzazione analoga che – ricordiamolo – supererebbe di fatto e razionalmente l’annosa diatriba sulla chiusura della caccia alla beccaccia a fine gennaio o a fine dicembre.

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5 Comments

  1. Silvio Spanò

    Siamo al 10 gennaio 2017 e grosso modo dall’Epifania che si è riversata sul nostro Centro-Sud (soprattutto adriatico) la “solita” ondata di neve e gelo che da qualche anno si accoppia ad una precedente stagione mite. Freddo intenso comunque anche sul resto d’Italia e ovviamente sui Balcani. Non so ancora cosa sia successo: localmente mi risultano 3 giorni di sospensione caccia in Puglia (intanto penso fosse “terreno coperto)-che sono troppo pochi- e nulla altrove. In un’isola greca sono state viiste arrivare decine di beccacce dalla Turchia….
    Sono stufo di ripetere la solita storia, ma fermo restando che il gelo forte e prolungato è il peggior nemico della beccaccia, in un paese come il nostro (ma anche in altri!), ripropongo la mia idea: chiusura alla beccaccia il 31 dicembre…l’unica “secca” e funzionante! Ne parleremo più a lungo
    Silvio Spanò

    • Silvio

      Buon giorno. Sono un cittadino pugliese appassionato alla caccia con cane da ferma. In questi giorni di avverse condizioni meteo che attanagliano la Puglia, hanno costretto me e altri onesti appassionati a lasciare il fucile a casa. Fin quì sembra tutto consigliato dal buon senso per preservare la specie beccaccia. Non sono però daccordo sulla chiusura al 31 dicembre considerando che noi appassionati pugliesi, a differenza di altre regioni del nord Italia, iniziamo a trovarle non prima di novembre inoltrato. Per noi sarebbe troppo restrittivo e costringerebbe molti ad abbandonare questa attività.
      Silvio Di Sciore

  2. Silvio Spanò

    Capisco il problema del mio “omonimo” Di Sciore, pugliese, ma in realtà se nel Sud arrivano un po’ dopo, ne arrivano molte di più e in momenti assai più rischiosi per la specie. Comunque sarebbe accettabile un prolungamento a gennaio, come attualmente, solo se si potesse attuare seriamente un protocollo nazionale “Ondate di gelo”, applicato tempestivamente (oltre che per un tempo sufficiente) e non solo sull’area dove cade la neve, ma anche in quelle adiacenti dove le beccacce si rifugiano (sennò diventa una trappola!). Inoltre i controlli dovrebbero essere reali e le sanzioni pesanti (ritiro licenza) e applicate realmente. Altrimenti si torna alla necessità del 31 dicembre! …Quest’anno poi si aggiunge il rischio aviaria….
    Quanto alla risposta a DIKANNO , in greco, mi piacerebbe avere una traduzione!
    Silvio

  3. Silvio Spanò

    L’allegato in greco è solamente la traduzione del mio pezzo sulle ondate di gelo da parte di un appassionato e corretto giovane collega greco, per renderlo accessibile ai connazionali, che non leggono l’italiano, soprattutto in occasione dell’ecatombe che s’èverificata in occasione del recente gelo, appunto, che poi ha portato in quel Paese alla sospensione della caccia …col solito ritardo che rende inefficace un intervento indubbiamente utile se tempestivo e sufficientemente prolungato (E. Gontikas, com.pers.)
    Silvio

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