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Leggo spesso che i Social Network non rispecchiano la realtà: in cinofilia, ad esempio, si discute spesso di questo. Le frasi più ricorrenti sono: “sulla tastiera si è tutti leoni”, “in foto sono tutti campioni” e via così.

I Social Network, specie per la cinofilia sono uno strumento potente, ci forniscono una quantità di informazioni e dettagli che diversamente sarebbe molto difficile reperire.

La rete annulla le distanze, si possono seguire eventi, cucciolate e risultati all’altro capo della terra. La rete favorisce la socializzazione: risultati, decessi dei nostri cani, problematiche legate all’educazione, all’alimentazione, alla salute del cane, possono essere condivisi tra persone che realmente non si conoscono e gli spunti che ne derivano sono tanti; ci si può avvalere contemporaneamente dell’esperienza di più persone e risolvere piccoli problemi quotidiani o di peso maggiore. I Gruppi sono un esempio di aggregazione per similarità; si entra nei gruppi di razza o nei gruppi specifici di un determinato tipo di alimentazione, oppure che trattano tematiche di cinofilia ancora più specifiche. I cosiddetti post non sono nient’altro che l’apertura di una discussione su tematiche di vario genere a cui tutti i membri del gruppo possono partecipare esprimendo le proprie opinioni e le proprie esperienze. Un post è un invito alla partecipazione.

Fin qua tutto bene, è una descrizione asettica di quello che avviene quotidianamente sui Social, ma i Social e i suoi Gruppi sono frequentati da umani, una grande varietà di individui di età, professione e background differenti. L’incontro di tante menti genera movimento, si può deviare dal tema principale e aprire nuovi argomenti, si scoprono affinità, esperienze in comune, si evidenziano soluzioni nuove.

Il canale di comunicazione nei Social si può pensare che sia solo quello verbale, cioè la comunicazione scritta, manca la relazione diretta, così ricca di gesti, sguardi, posture e anche… odori. Ma i Social sono uno strumento sofisticato: ci permettono di segnalare i nostri stati d’animo col pulsante del “mi piace”, le emoticon sono assortite, possiamo anche selezionare il commento al quale stiamo rispondendo per non generare confusione nell’intersecarsi delle risposte e non da ultimo, abbiamo la possibilità di vedere immagini, video e tutta una serie di corredi iconografici che arricchiscono le nostre esternazioni.

La comunicazione scritta è uno strumento ricco di sfaccettature: l’uso della punteggiatura, il tipo di verbi e termini che utilizziamo, la correttezza di quello che scriviamo sono tutti segnali per chi ci legge. E come avviene in ogni canonica interazione, i segnali che inviamo sono colti da chi legge e vede l’insieme dei segnali. Questi segnali generano a loro volta delle reazioni. In una situazione cosiddetta “reale” avviene il medesimo processo. Anche nei Social, quindi, in una realtà “virtuale”, i partecipanti reagiscono a determinati stimoli, mostrano il ruolo che vogliono impersonare (partecipativi, meno partecipativi, prudenti, esagerati nelle manifestazioni, ecc). Infatti, anche nelle discussioni virtuali si può essere in disaccordo e come in ogni interazione umana che si conviene si può essere in disaccordo per una moltitudine di motivi: non apprezziamo le persone che hanno fatto il commento (non il concetto espresso in sé), quel giorno ci siamo alzati con la luna storta, vogliamo tendenziosamente far passare un messaggio occulto che agli occhi di chi legge comunque, non verrà percepito… Non voglio dilungarmi oltre, ma per rispondere alla domanda del titolo, si può affermare che la realtà virtuale è veramente reale, la vedo semmai come un’evoluzione di quello che erano le precedenti interazioni de visu e con una gamma di possibilità largamente estesa.