CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

La relazione di Angelo Cammi sul “cane da beccacce con particolare riferimento al Setter inglese”

Prova

Considero innanzitutto la caccia come la vera insostituibile base di valutazione di un cane. Ciò che un cane da ferma deve dimostrare al cacciatore costituisce un ventaglio di doti talmente ricco che non è possibile confrontare con alcuna “nota” delle prove riconosciute. La cultura e le sensibilità di un vero cacciatore (inteso come competente conoscitore della razza che impiega, del suo temperamento e del suo metodo di educazione) sono un sicuro riferimento per capire come gli obiettivi di oggi non possono essere paragonati a quelli di qualche decennio addietro: obiettivi legati innanzitutto ad un corretto utilizzo dell’ausiliare per godere delle sue tipiche prestazioni, considerando l’abbattimento non l’obiettivo principale, ma solo un momento necessario per il completamento della formazione.

Le condizioni ambientali attuali si sono decisamente modificate, addirittura stravolte. Cercare beccacce un tempo in ampi boschi ad alto fusto era un godimento alla vista delle preziosità che il “nostro” Setter dimostrava in virtù di una cerca moderatamente estesa, con un giusto ritmo e buon collegamento: sempre a contatto visivo.

Oggi il sottobosco dell’Appennino non permette più cacciate del genere ma, così stando le cose, obbligare il Setter a svolgere un lavoro da Spaniel, può gratificare qualche nostalgico che – a differenza di quanto ho accennato poc’anzi – è soddisfatto solo quando riempie il carniere. Però se è vero – come è vero – che la caccia di oggi deve servire soprattutto (e vorrei dire esclusivamente) a capire il potenziale del Setter per doti venatorie e stilistiche, noi non lo possiamo obbligare a strappare spine con i denti o ad incastrarsi fra giunchi e cespugli di biancospino: snaturerebbe la sua personalità. È quindi lecito domandarci come e perché questo Setter sa adattarsi a diverse condizioni, quali caratteristiche gli consentono di mantenere e modulare ritmi diversi mantenendo un buon livello di rendimento. Questa domanda apre la strada all’approfondimento su questa razza che mantiene il primato fra le razze da ferma. Ogni razza ha un proprio stile di cerca, un metodo tipico di perlustrare in funzione delle caratteristiche tipiche della sua razza. Uno dei motivi per cui il Setter inglese è particolarmente portato ad adattarsi a lavorare in ambienti diversi, è il suo galoppo non impetuoso; l’altro è il suo temperamento. Il temperamento nel cane non è assimilabile al carattere come avviene in umana: il temperamento è strettamente legato al modo di ragionare per architettare la soluzione che lo porta all’incontro nel modo più consono al suo ”essere Setter” anche nella costruzione. Il compianto dott. Barbieri definiva queste interiorità come “valori morali”. La psiche, il temperamento, l’intelligenza costituiscono il bagaglio di tipicità operativa che fa esprimere la razza in caccia.

Dicevo di un cane “ragionatore”: le razze da ferma inglesi – in particolare Setter inglesi e Pointer – essendo galoppatori veloci su lunghe distanze, quindi dotati di molto fondo, dovrebbero in teoria essere quelle meno disponibili all’adattabilità. Ma il non essere impetuoso, e tantomeno velocissimo, consente al Setter falcate con ritmi meno nervosi, che si potrebbero definire meno tambureggianti, per cui i tempi delle frequenze respiratorie sono relativamente più lunghi. Questi tempi lasciano spazio a riflessioni nel contatto con le emanazioni; egli riesce pertanto a mantenere la concentrazione anche modificando i ritmi di galoppo. Diceva Ciceri che il Bracco italiano trotta col cervello, per cui si può capire il peso delle doti morali, che sono anche quelle più difficili da mantenere. E questo autocontrollo è prezioso in quanto serve per soddisfare le più svariate esigenze di caccia … purché abbia a disposizione un terreno che gli consenta di galoppare.

Si dice che il Setter a beccacce perda “pezzi di stile”, ma ciò dipende dalla capacità del cacciatore di saperlo mantenere nelle condizioni che non penalizzino la sua meravigliosa tipicità espressiva. Ed oltre a ciò dipende dalla stoffa del cane. Comunque non bisogna consentire fasi di dettaglio, bisogna ottenere ubbidienza pronta e sin dall’inizio metterlo in condizioni di capire che per fermare bisogna cercare l’emanazione nel vento; ed una volta volta capito ciò, il Setter saprà cercare in ogni ambiente che gli conceda lo spazio minimo per potersi destreggiare alla bisogna.

“Lo stile che conta”, figlio della psiche, è quello che il Setter dimostra quando aggancia l’emanazione e come la conclude. L’equilibrio e l’intelligenza con cui conclude la ferma, che amalgamati costituiscono il segreto del mantenimento della sua freschezza, sono l’essenza del suo stile.

E lo stile nel galoppo?
Questa partita viene giocata soprattutto nelle prove in cui, oltre alla regolarità della cerca, la qualità del galoppo, ovvero la sua tipicità, la sua velocità, la sua radenza ecc, è oggetto della maggior attenzione. Parlando di prove, il cacciatore che avesse avuto occasione di utilizzare dei trialer in accoppiamenti con femmine beccacciaie, ha spesso sperimentato l’alto grado di insoddisfazione che gli hanno procuratoi figli di queste “avventure”.

I campioni della grande cerca sono figli di accoppiamenti la cui finalità era di ottenerne altri cani da competizione. E cani da competizione erano i loro ascendenti per molte generazioni. La selezione ha cioè fissato comportamenti originariamente ottenuti con addestramento specifico, avendo come obbiettivo la velocità elevata (perché quella colpisce sempre il pubblico e forse anche le Giurie), nessuna “distrazione” per decifrare un’emanazione (che sarebbe una perdita di tempo) e particolare attenzione alle caratteristiche del galoppo. Queste impostazioni consolidate nel tempo sono diventate i criteri di selezione ed è inutile soffermarsi a considerare quanto di venatoriamente valido possano contenere. Vedendo sulle riviste certe foto di Setter al galoppo e relative didascalie che li rappresentano come punto di riferimento, ci si pone in primis la domanda: “ma il Setter inglese non dovrebbe avere un galoppo non impetuoso?”.

La risposta è affermativa per poter cacciare e dimostrare il grande valore venatorio ed intellettivo di cui il Setter è dotato, cosa di cui dubito possano essere dotate povere vittime obbligate a saettare come macchinette telecomandate . Queste mie considerazioni sono il frutto di esperienze vissute che purtroppo mi hanno fatto perdere anni, e che – volendo essere ottimisti sul bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno – mi hanno confermato quali sono le strade da seguire. Mi accorgo di aver tralasciato – laddove ho parlato della preparazione del cane – di commentare il valore fondamentale che assume la fiducia reciproca fra cane e padrone: quando il cane si fida totalmente di te, quando gli parli e lui capisce, quando lo indirizzi e lui va per accontentarti, lo fa anche perché è felice di assecondarti. A questo proposito il “Mago” Gianni Puttini si diceva convinto di poter ottenere tutto da un cane a patto di poterlo tenere sempre con sè: come dire che la fiducia è una cosa seria!!!

E veniamo al consenso che per essere redditizio e sicuro deve essere innato anche se trasse origine da continui e ripetuti insegnamenti; ma dopo circa 200 anni non è sbagliato pensare che si possono considerare naturalmente trasmissibili. Termino con qualche accenno alla costruzione. Una razza è tale se rappresenta nel complesso le tipiche caratteristiche morfo-funzionali. Ogni parte, ogni regione del corpo ed ogni comportamento sul terreno hanno ragione di essere se interagiscono tutti per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo, ovvero di arrivare sul selvatico in un modo specifico. E questa specificità – che è poi lo stile – è facilitata da una costruzione tipica. La sola costruzione con un temperamento abulico da “vitellone”, che non sa come ammazzare il tempo, da sola non realizza alcunché, anche se li fa apparire belli. Per contro il grande “cane-cacciatore” che sprizza ardore da ogni pelo ma con una costruzione da “Abbastanza Buono” in classe lavoro (ammesso che esista ancora nelle esposizioni questa qualifica) ebbene questo soggetto avrà magari un rendimento alto ma indefinibile … tanto da farci chiedere a cosa servano le razze. Nè per converso è pensabile mirare ad aver soggetti che sono il massimo sia in costruzione che nello stile di lavoro, perché sarebbe impossibile … o tanto raro da non poter rappresentare un obbiettivo realistico. Ed anche se la presunzione umana non conosce confini, Madre Natura pone dei limiti che ridimensionano le nostre smodate ambizioni!

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1 Comment

  1. Salvatore Selvaggi

    Caro Angelo, per tanti anni ho avuto la fortuna di poter discutere con te di Setter. L’artI colo pubblicato esprime le idee di base che dovrebbero essere capite e seguite da chi fa selezione e da chi desidera acquistare un cucciolo.
    Purtroppo non sempre è così e le prove importanti non valutano quello che secondo noi è importante. Però fanno tanto spettacolo. Preferisco anch’io le prove di caccia quando trovo giudici che la pensano come te.
    Ma come prima cosa ritengo che il cane vada “fatto” sulla selvaggina vera, che purtroppo oggi diventa sempre più difficile trovare.
    Per fortuna restano ancora le nostre amate beccacce. Ciao. Salvo

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