L’autore in attesa di un turno del Saladini con le due sorelle Luna (Luce) e Lilli del team Ligusticus. all. Marcello Villa.

Introduzione

Il lavoro svolto dai cani da ferma in montagna, durante i censimenti estivi, risulta fondamentale per valutare il successo riproduttivo delle popolazioni e formulare correttamente i piani di prelievo. Le doti venatorie, la docilità e l’addestrabilità, li hanno portati nel corso dei secoli ad una simbiosi con l’uomo che, grazie alla poliedricità attitudinale, può scegliere la razza più adatta in base al tipo di ambiente e di lavoro richiesti: inglese o continentale. I cani da ferma continentali sono stati selezionati in Europa. A loro viene richiesta un’azione di cerca attenta, in terreni di irregolare configurazione, caratterizzati da vegetazione a volte fitta. I cani da ferma Inglesi invece sono stati selezionati in Gran Bretagna ed in Irlanda, creati per la caccia sportiva con prestazioni di minor durata ma con iniziativa vasta e veloce. Tali razze furono inizialmente concepite per cacciare starne e pernici in ampi terreni aperti, privilegiando l’azione di cerca in coppia.

In letteratura sono reperibili lavori sullo sforzo di caccia; sono tuttavia poche le ricerche che evidenziano con dati oggettivi di natura spazio-temporale la cerca dei cani da ferma. Mi riferisco al lavoro svolto durante i censimenti, a caccia o in una prova di lavoro come può essere quella del trofeo “Saladini Pilastri”. In tali prove è consuetudine che sia un esperto giudice a commentare l’azione svolta dai cani con l’ausilio di una relazione scritta, redatta a fine turno. Nella valutazione, il giudice tiene conto dell’azione, della cerca, della giusta indipendenza, della conformità dell’azione al tipo di prova, del fondo e della correttezza. Il giudice, pur rifacendosi ai regolamenti ufficiali dell’ENCI, mantiene naturalmente con sé una certa soggettività di giudizio. Altrove è il cacciatore che esprime un parere sulla validità del lavoro svolto dal proprio cane durante il censimento o durante un’azione di caccia. Ma qual è il lavoro effettivamente svolto dai cani?

L’attuale progresso tecnologico e l’utilizzo sempre più diffuso di dispositivi GPS e software GIS permettono di ottenere ulteriori informazioni piuttosto dettagliate sul lavoro degli ausiliari. Al fine di valutare tali parametri, ad un campione rappresentativo di cani da ferma abbiamo pensato di applicare un collare munito di rilevatore GPS durante il censimento delle pernici bianche. L’obiettivo che ci siamo posti era quello di valutare con dati spazio temporali oggettivi il lavoro realmente svolto dai cani. Confrontare questi dati con il giudizio dato dal conduttore poteva essere d’aiuto nel rilevare le criticità e migliorare le operazioni.

Materiali e metodi

La ricerca è stata condotta durante i censimenti estivi di agosto in tre aree campione. Sono situate tra i 2200 e i 3000 m di quota, hanno una estensione di circa 600-700 ha e sono interamente comprese nel territorio della Valle d’Aosta.

Solitamente, nel censimento, si comincia dalla parte inferiore del versante e portandosi verso l’alto si effettuano strisciate parallele fino a raggiungere il limite superiore. Ogni operatore o squadra di operatori indaga una superficie di circa 50 ha in un tempo variabile di 2-3 ore. L’operatore annota ogni contatto sulla scheda, precisando ora, posizione, numero di pernici avvistate, grado di sviluppo. A partire da tali dati viene calcolato l’indice riproduttivo (rapporto dei giovani sul totale degli adulti), il numero medio di giovani per nidiata e il numero delle nidiate.

Durante la sperimentazione, ai conduttori veniva consegnata anche una scheda su cui annotare alcune informazioni sul cane (razza, età, peso, grado di allenamento, sesso, tipo di alimentazione). Tutte i dati relativi alla prestazione del cane (km percorsi, dislivello effettuato, velocità media e velocità massima, minuti di lavoro, pendenze affrontate) erano rilevate dal GPS, acceso a inizio turno da ogni conduttore e spento al termine del lavoro.

Analisi dei dati

Le localizzazioni progressive registrate dal GPS, relative al percorso di ogni cane, sono state convertite in formato vettoriale e analizzate con programmi cartografici G.I.S. L’area realmente indagata dai cani è stata calcolata applicando un buffer di 40 metri al tracciato, assumendo questo valore come distanza media entro la quale il cane riesce a contattare l’emanazione. Abbiamo ritenuto opportuno applicare un buffer inferiore a quello utilizzato da altri autori in precedenti lavori perché in ambiente alpino questo valore viene influenzato da fattori quali l’irregolare morfologia del terreno, la mutevole direzione ed intensità del vento, la concentrazione del cane e il suo grado di allenamento. Occorre precisare che la possibilità di contatto dell’emanazione cambia anche in base alla differente prontezza di riflessi di ogni soggetto, al suo portamento di testa e che l’ampiezza di cerca cambia in base alla selvaggina e all’ambiente in cui ci si trova. Inoltre va considerato che l’emanazione si propaga e si espande nell’aria circostante e la rapidità dell’esplorazione rende più ampio il campo utile alla percezione delle molecole odorose sospese nell’aria. La distanza del buffer intorno alla traccia, che rappresenta la distanza utile di contatto con l’emanazione, non è fissa ma va adattata a seconda che ci si trovi in una prateria alpina omogenea a cercare le coturnici oppure se stiamo cercando i galli in una brughiera molto rotta o ancora in un ambiente di morena e pietraia a cercare le pernici bianche. È una distanza media che cambia in continuazione in base alle variabili sopra elencate. A noi è servita per calcolare una superficie in ettari di terreno ispezionato.

Per descrivere in modo obiettivo e sintetico il lavoro dei cani sono stati elaborati 2 indici:

  • lo sforzo di cerca inteso come minuti impiegati dal cane per monitorare un ettaro di terreno.
  • l’efficacia di cerca inteso come ettari monitorati dal cane per chilometro percorso.

 Con questi due valori abbiamo voluto in qualche modo misurare l’efficienza dell’azione, fermo restando che una valutazione non può prescindere dall’osservazione complessiva dell’esperto che considera tutte le prestazioni globalmente. L’azione dell’ausiliare è considerata efficace quando viene indagato gran parte del terreno senza troppi rientri, vale a dire senza che il cane percorra più volte terreno già ispezionato (figura 2). Ad un aumento di inutili rientri del cane corrisponde un valore più elevato del primo indice (sforzo di cerca) e un valore più ridotto del secondo (efficacia di cerca). Il cane, in altre parole, effettua una cerca disordinata, percorrendo terreno superfluo e bruciando calorie inutili. Occorre ricordare che in ambiente montano la pendenza, l’anfrattuosità del terreno e i continui ostacoli che antepongono al cane non consentono di apprezzare il classico percorso geometrico. Il cane in questi ambienti deve dimostrare di conoscere ed adattarsi immediatamente alla speciale natura ed alla configurazione del terreno, adeguandovi il percorso. È sottinteso che esistono molti altri difetti nella cerca che qui vengono volontariamente tralasciati per motivi di spazio.

img_5735-2Figura 2. Confronto tra due cani con differente efficacia lavorativa, il cane B (minore efficacia lavorativa), effettua continui rientri e ripercorre più volte il terreno già ispezionato. Ne deriva un valore più alto dello sforzo di cerca (minuti per indagare un ettaro di terreno), e più basso dell’efficacia di cerca (ettari monitorati per chilometro percorso) rispetto al cane A.

 Risultati

I risultati si riferiscono a 23 prestazioni di 15 cani appartenenti a 6 razze (Bracco italiano, Kurzhaar, Drathaar, Setter gordon, Setter inglese, Pointer inglese) condotti da 12 cacciatori, registrate in 6 censimenti.

Al fine di confrontare più efficacemente le prestazioni delle differenti razze, in tabella 1 sono riportati i valori accorpati per le categorie: inglesi e continentali.

Categoria
N.di prestazioni registrate
Minuti di lavoro (in media)
Km percorsi (in media)
Superficie indagata (ha)
Velocità media (km/h)
Velocità massima (km/h)
Sforzo di cerca (min per indagare un ha)
Efficacia di cerca (superficie indagata/
km percorsi)
Inglesi
11
163
+/-77
15,4
+/-7,3
54,1
+/-23,5
5,9
+/-2,2
26,5
+/-5,3
3,2
+/-1,1
3,8
+/-1,1
Continentali
12
180
+/-61
11,9
+/-4
48
+/-21,3
4,1
+/-1
18,4
+/-3,8
4,1
+/-1,3
3,9
+/-0,6

 Tabella 1. Valori medi e deviazione standard relativi alle 23 prestazioni dei cani suddivisi nelle categorie inglesi e continentali. Sono indicati numero di prestazioni su campo, durata del lavoro, chilometri percorsi, superficie indagata, velocità media, velocità massima, sforzo di cerca ed efficacia di cerca.

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Figura 3. La figura illustra tre settori dell’area campione e il percorso effettuato da due cani (in rosso e in giallo) in occasione di un censimento estivo. Si può apprezzare il buffer di 40 m applicato al percorso degli ausiliari. La metà del settore viene completamente trascurato. Il censimento verrà rifatto.

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Figura 4. In rosso la superficie del settore assegnato in partenza all’operatore e al suo ausiliare. In blu la superficie realmente censita dal cane.

Considerando il buffer di 40 metri, su 2.230 ha da indagare ne sono stati censiti realmente 1170 ha; viene indagato in altre parole in media il 52,5% del settore assegnato.

Discussione

Considerata la natura sperimentale dello studio e l’assenza in letteratura di lavori simili, possiamo ritenere i risultati preliminari particolarmente soddisfacenti. L’applicazione dei GPS e la successiva analisi dei dati in ambiente GIS si è rivelata un metodo efficace per registrare le prestazioni e ottenere dati oggettivi sulla resa effettiva dei cani. Questo potente strumento, oltre a permettere di quantificare il lavoro dei cani, evidenzia i limiti delle normali operazioni censuali. Alcuni comprensori alpini di caccia si sono attrezzati in questi anni per collaudare questa metodica.

La numerosità del campione non ha permesso di effettuare considerazioni più esaustive sulle prestazioni delle singole razze, in quanto per alcune di esse si possedevano solo i dati relativi ad una singola prestazione. Ciò ci ha portati a privilegiare l’analisi delle prestazioni accorpate nelle categorie inglesi e continentali. Le diverse caratteristiche di lavoro dei due gruppi (continentali ed inglesi) sono state confermate anche nella nostra sperimentazione svoltasi in ambiente alpino. Lo sforzo di cerca risulta essere minore per la categoria degli inglesi, data la loro superiore velocità media e massima, ma l’efficacia di cerca è risultata simile fra le due categorie (continentali: 3,9 +/-0,6; inglesi: 3,8 +/-1,1).

Tali risultati devono però essere letti alla luce del limitato campionamento effettuato e del ridotto numero di esemplari rappresentanti le singole razze.

L’utilizzo dei software GIS ci ha permesso altresì di appurare come venga indagata dai cani una percentuale ridotta di terreno rispetto a quello teoricamente da censire nel settore assegnato (in media il 52,5% del settore assegnato in partenza). Tale valutazione ha una rilevante implicazione gestionale in quanto la densità estiva, normalmente calcolata sulla superficie del settore, dovrebbe essere più correttamente relazionata a quella realmente censita. Una simile considerazione è valida in generale per molti altri tipi di censimento e la conoscenza della “sottostima” dell’area censita permette di applicare fattori di correzione ai risultati delle operazioni censuali.

Ma quali sono i fattori che influenzano il lavoro dei nostri fedeli ausiliari su questi difficili terreni?

Io ritengo che possa dipendere in parte dalle qualità naturali del cane, dalla consuetudine a svolgere quel tipo di lavoro in quel particolare ambiente e su quei determinati selvatici. Ancora credo siano importanti il senso dello spazio e la sagacia intesi come capacità di leggere in senso spaziale il terreno e di esplorarlo disegnando il percorso più utile nel modo meno dispendioso. Sono questi i cani che noi cerchiamo. Faticano di meno e si stancano di meno, mantenendo la lucidità intellettiva aumentando così la resa.

Sebbene i dati ricavati siano ancora da considerarsi preliminari, la nostra sperimentazione ha messo in luce l’enorme potenzialità derivata dall’introduzione di tecnologie innovative nello studio delle razze da ferma e nella gestione della fauna. Potranno essere in questo modo sottolineati i punti critici e dunque migliorate tutte quelle operazioni censuali che prevedono l’utilizzo del cane (censimenti di galliformi con cane da ferma e censimenti di lagomorfi con cane da seguita, cane traccia, cerca persone ecc).

Tra le applicazioni future propongo quella di raccogliere i dati durante una prova di lavoro riconosciuta, elaborarli e renderli confrontabili con i giudizi della giuria. Un successivo seminario tecnico con l’intervento di qualche addetto ai lavori potrebbe avere la funzione di presentare i dati dell’esperimento e aprire una discussione. Perché non pensare ad un progetto sperimentale che vada in questa direzione?

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 Luna (Luce) e Lilli del team Ligusticus.

In conclusione credo che continuare a sviluppare la summenzionata metodica possa restituire alle società specializzate e non in ultimo all’ENCI una certa valenza zootecnica. Con essa verrebbero rilevate alcune criticità, nascerebbero riflessioni comuni e prospettive di miglioramento sulle quali lavorare in futuro.