CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

“Le Beccacce e il Lupo” di Mario Di Pinto

Lupo Appenninico (stefanofranceschetti.com)

Quando gridi “al lupo” è perché il lupo non c’è. Ma quando un giorno il lupo lo vedi per davvero, provi un’emozione che non si può credere! A me è capitato ai primi di Novembre e ve lo voglio raccontare perché è una cosa che probabilmente non si verificherà mai più. Ero andato a caccia sui monti della Lucania: partenza come al solito all’alba con al mio fianco due fedeli Spinone. Affronto un bosco bellissimo e molto esteso, ottimo ricetto per la beccaccia; ma quella mattinata era avara di incontri e nella ampia zona esplorata ne avevo trovato una sola furbissima e pure quella mi aveva dato filo da torcere: fermata quattro volte dalle cagne, si era resa irreperibile nonostante tutti i miei tentativi. Riflessione: ormai il comportamento delle beccacce è molto cambiato, son sempre più rari i casi di animali paciosi e confidenti, arrivano da noi con un diavolo per capello e per fermarle ci vogliono cani superlativi; eppure quest’anno i boschi sono preparati benissimo, il bestiame brado è presente in numero più che sufficiente per creare i presupposti di abbondante nutrimento, ma anche se hanno la pancia piena, loro sono incazzate nere.

Perché? Qual’è il motivo di questo cambiamento? Di questo discutevo con gli amici che avevo incontrato al solito fontanile per la colazione: “A meno che – riflettevo – …a meno che i vari sconvolgimenti climatici abbiano influito sulle covate … e quelle che incontriamo qui adesso non sono le beccacce nate nell’anno, ma sono le vecchie, rese esperte dalle precedenti migrazioni e quindi smaliziate e diffidenti”. Se così fosse, che ne è delle giovani beccacce? Son già passate senza che ce ne accorgessimo … o non sono mai arrivate perché distrutte da intemperie ??? (siccità estiva o altri fenomeni negativi)… L’ipotesi d per se ottimistica – perché legata a fenomeni temporanei che riguardano solo il disgraziatissimo 2010 – sarebbe integrata da consolatorie notizie che in alcune zone invece la riproduzione è stata abbondante, così come Giorgio Lugaresi ha constatato in Lapponia: dunque forse le difficoltà hanno coinvolto solo il contingente migratorio diretto alle nostre aree … e magari in Francia, in Spagna o in Grecia il comportamento delle beccacce non è cambiato. Quesiti angosciosi su di un mondo di cui forse stiamo perdendo il controllo!. Fatta la breve sosta sotto il peso di questi inquietanti dubbi, abbiamo deciso di cambiare versante della valle per cercare miglior fortuna. Abbiamo percorso un tratturo con i cani a guinzaglio passando accanto ad una mandria di Podaliche al pascolo. Questa razza di vaccine viene tenuta allo stato brado sui monti boscosi del meridione dove è presente da tempi tanto antichi da aver ispirato la leggenda che vuole sia stata qui importata da Ercole in una delle sue fatiche. E se fu così, Ercole ci ha fatto un gran bel regalo per l’insostituibile aiuto che danno non solo nel concimare i terreni, ma anche per la pulizia del sottobosco che – in virtù della insuperabile rusticità – fanno meglio di qualunque altro tipo di bovini; un bosco “mandriato” dalle Podoliche, infatti, ben difficilmente va a fuoco d’estate, perché la loro “bocca buona” bruca anche le essenze erbacee che altri erbivori rifiuterebbero e che diverrebbero una facile esca per disastrosi incendi estivi. Mentre riflettevamo silenziosi su questi fatti, notammo un vitellino che si era allontanato dalla madre e che – evidentemente assorto nelle prime esperienze della sua autonomia alimentare – si era avvicinato ad una radura situata sul nostro percorso, parzialmente coperta da felci. D’un tratto fra l’ondeggiare della vegetazione vedemmo sgattaiolare un animale di ragguardevoli dimensioni, a sua volta tanto intento a spiare il vitello da non essersi accorto della nostra presenza. Ebbene… era un enorme lupo, proprio lì … a poche decine di metri da noi, avvolto nel suo austero manto che lo mimetizzava nel terreno e nelle felci che avevano ormai perso il vivace colore estivo. Allorché avvertì la nostra intrusione, ci rivolse uno sguardo contrariato e, senza compromettere la sua altera dignità, si allontanò al piccolo trotto, indispettivo che la nostra indiscreta presenza gli avesse sottratto una preda da lungo tempo pregustata. Magnifico! Era la mia prima esperienza a tu per tu col fiero brigante a quattro zampe. Più tardi un pastore del posto mi disse che l’anno scorso lui (o i suoi compari) gli avevano ucciso un asino. Proseguii la caccia e verso il tramontar del sole nello spallone contiguo a quello in cui stavo procedendo sentii lo sfrascare di animali in corsa… mentre più oltre si levò un ululato, non lugubre, anzi solenne. Le cagne mi si strinsero dappresso in cerca di protezione. Non svelerò a nessuno il luogo di quell’incontro col brigante lupo, per essere complice della sua incolumità.

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1 Comment

  1. Bel racconto, ricco di particolari e che sa di esperienze comuni. Coi lupi ci ho avuto da fare anch’io e non mi vergogno di dire che li ho cacciati braccandoli sulla neve seguendone le piste. Ma erano altri tempi( anni60) e avevo molti anni meno e mi faceva gola un bel trofeo e sentire il brivido dell’incontro faccia a faccia.

    Sono contento così. Anche loro hanno diritto di vivere magari in numero giusto per non danneggiare gli allevatori.

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