CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

LE BECCACCE SONO SEMPRE BECCACCE PURE ALL’ESTERO, SI MA E’ IL CACCIATORE CHE E’ DIVERSO di Mirco Peli

img_4786

Personalmente non ho mai sentito l’attrazione verso l’estero, perché le mie montagne mi hanno sempre dato modo di divertirmi, offrendo sorprese sempre nuove. Quindi perché guardare altrove? I cacciatori che vanno all’estero spesso per motivare la loro scelta sostengono che le beccacce sono sempre beccacce pure all’estero. Sì, su questo concordo ma sono i cacciatori che vanno all’estero che hanno una diversa concezione della Caccia.  Mi spiego e per farla breve raggruppo in tre categorie i cacciatori che vanno all’estero, poi esistono altre varianti ma riguardano casi specifici.

La prima categoria è anche la più ampia: comprende i cacciatori che vanno all’estero perché a casa loro – ammettiamolo- proprio non battono chiodo. Non è vero che cacciatori si nasce, cacciatori si diventa, e questi non lo sono diventati, forse per mancanza di tempo da dedicare alla caccia, o per mancanza di doti naturali, cosi scelgono di  prendere la strada dell’estero pensando che nell’abbondanza pure loro sapranno farsi valere.  Ma non sempre è cosi, proprio perché le beccacce sono le stesse di casa loro, se non proprio le stesse fisicamente lo sono come comportamento e cosi, i “cacciatori migranti”  prendono batoste pure lì, ma fra le batoste e alcuni giorni di vera abbondanza e qualche aiutino dai locali galleggiano.

La seconda categorie: è quella degli ingordi, non si accontentano mai della caccia fatta, anche se potrebbero, hanno fatto tipica di monte e si sono divertiti a beccacce sulle loro montagne, ma al primo sentore di gelo su tutta l’Europa, partono in massa per la Bulgaria e sparano a 60 beccacce al giorno. A cosa serva non lo so, ai cani no di sicuro, azzardo a supporre che serva solo al loro Ego immancabilmente immortalato – in quel preciso stato di gloria – dalle foto di rito.  Da far vedere quanto prima ad amici e non.

Infine la terza categoria: sono quelli che economicamente se lo possono permettere e  i professionisti della caccia, cinofili e dresseur per necessità visto la situazione starne in Italia, i proprietari di agenzie viaggi venatori per ampliare il mercato, i nuovi esploratori ecc. quelli insomma che oramai cacciano solo all’estero e spesso vi soggiornano. Fra i professionisti è normale ci siano cacciatori molto dotati – non discuto nemmeno su questa realtà oggettiva – pure fra quelli che hanno fatto la scelta di soggiornare spesso all’estero sicuramente ci sono tanti buoni cacciatori. Avendo questi buone entrate economiche scelgono di cacciare nell’abbondanza, hanno le stesse soddisfazioni di chi ha scelto di cacciare solo in provincia, perché negli anni hanno maturato la conoscenza del territorio e tutto il coronario che serve per trarre soddisfazione completa dalla caccia. Una piena soddisfazione che ha volte consiste anche solo ad aver scelto il territorio giusto, o saper tornare alla macchina: amanti della caccia, per farla breve, senza bisogno di un accompagnatore. Ma sorge spontanea una domanda se questi avessero risorse economiche limitate, a casa loro sarebbero diventati tutti Cacciatori o alcuni avrebbero smesso prima?

Si potrebbe aggiungere che ci sono pure cacciatori che sono rimasti senza territorio,  e occasionalmente in particolare se hanno cani giovani, fanno qualche uscita all’estero, e francamente in questa situazione ne riconosco la necessità.

Al tal proposito rammento il cacciatore che tutti scappellavano perché in paese girava con la Ferrari rossa, vestiva da caccia abiti comprati in boutique, l’immancabile cappello tirolese piumato. Quando dopo anni che ci provava senza risultato, assunse un vecchio ed esperto Cacciatore di montagna per uccidere un gallo. Lo accompagnavo personalmente quando sotto ferma di Astro lo posizionai e uccise la sua prima beccaccia. Era già cinquantenne.

Non mi trova d’accordo chi sostiene che “cacciatori si nasce”, sì è vero che  il tarlo della caccia è nel nostro dna, ma per svilupparsi oggi più che in passato ha bisogno delle condizioni ambientali favorevoli. Vivere o almeno frequentare l’ambiente montano o agricolo, avere cacciatori in famiglia, un lavoro che lasci tempo libero sono tutti elementi che concorrono a far scoccare la passione, ma cacciatori si diventa, ed è tutt’altro che scontato.

Cacciatori si diventa ma ci vuole passione pura e tanto, tanto tempo a disposizione. La determinazione, ancora una volta, è alla base di tutto.

Già il tempo è la chiave di volta, ce ne vuole molto, serve per esplorare le montagne di mezza provincia, e non basta esplorare con il navigatore tutte le strade e stradine, serve conoscere i viottoli, ma anche solo i passaggi del bestiame, sapere dove si andrà a finire prendendo una determinata direzione priva di tracciati.

Per cacciare con soddisfazione la tipica di monte e le beccacce, serve conoscenza approfondita del territorio, costruita su anni di pratica e di attenzione ai commenti dei più anziani, solo l’esperienza personale porta alla fine il risultato di diventare Cacciatore.

Cacciare in montagna non è semplice e spesso pure pericoloso – non consigliabile a tutti- esistono pure dei comportamenti di rispetto, regole di comportamento nei confronti di chi eventualmente “ caso raro e difficile” acconsenti di portarti, qualche volta.

Pericoloso soprattutto se la montagna non la conosci a fondo, sì perché se sei in esplorazione per costruirti un giro che parta dalla macchina e ti riporti alla stessa senza percorrere due volte lo stesso terreno, non basta segnare il punto sul Gps. Devi tenere conto che per servire il cane può accadere che ci si debba addentrare in passaggi che non hanno sentieri, e per uscire poi senza tornare sui tuoi passi devi sapere prendere e seguire una precisa direzione. Allora servono riferimenti ai più non visibili, riferimenti che mutano nel tempo e pertanto vanno rinnovati, come alberi caduti, rocce isolate, suoni di riferimento come per esempio il suono dei campani delle mucche di una determinata malga, o, più semplicemente,  un senso innato dell’ orientamento. Faccio un esempio. Parti di mattina presto per evitare i temporali pomeridiani, è una bella giornata e scegli di esplorare un posto difficile da coturnici, non ci sei mai stato e nessuno pratico della zona ti accompagna, ecco che dopo un paio d’ore di esplorazione, nel momento che meno ti aspetti e sei lontano dalla macchina sale la nebbia, tenti allora di affrettarti a scavalcare il versante portandoti su quello dove hai la macchina scegliendo il ripido.

Stagione 2012 (33)

Errore fatale o quasi, non vedi a cinque metri, arranchi in salita e dopo un’ora che sali per evitare un dirupo, ti porti appena fuori direzione, non hai alcun riferimento, eppure la vetta sembrava lì e ti trovi incornato, modo di dire dialettale volto a significare che le rocce sono diventate veramente molto ripide, sicché non riesci più a salire e non puoi neppure scendere perché è più pericoloso che salire.  Sembra si faccia buio, la nebbia è sempre più fitta e umida, il cane guaisce perché non riesce a raggiungerti, è fermo quindici metri sotto. Capita allora che le budella improvvisamente si contorcano e se hai tempo e posto per calare i pantaloni la situazione, almeno emotiva, al momento si risolve, oppure la sensazione che all’inizio era solo di calore, raffreddando via via diviene gelida e puzzolente, una circostanza veramente imbarazzante.  Allora quando non sai più che pesci pigliare, rischiando la vita, scendi fino a raggiungere  cane, se questo è un compagno che vive con te, lo metti al guinzaglio lungo e lasci a lui il compito di portarti fuori.

Se invece in posti simili ti sei fatto accompagnare da una persona pratica, rispetta l’uomo e cosa ti ha insegnato, perché vedi, se un esperto – e lo è diventato dopo aver dedicato tempo e fatica – ti porta a raccogliere porcini nella sua macchia migliore e tu la settimana dopo senza avvisare ci vai con gli amici tuoi, se poco dopo arriva chi ti ha insegnato il posto e non trova più niente, non puoi aspettarti che ti sorrida allargando le braccia in segno di benvenuto. Ma che ti mandi a quel paese, è quantomeno assicurato. Giustamente.

Stagione 2012 (37)

Così succede che ti prenda una tormenta in quota sui 2600, nevica forte si fa notte c’è da rimanerci congelati, avevi calcolato che in due ore saresti arrivato alla macchina ma con la neve al ginocchio non procedi, allora  speri che la malga a quota 2000 sia aperta e pensi di dormire lì. Durante la discesa ti raggiunge un altro cacciatore che conosci, soprannominato “el falso” e pure lui è diretto alla malga. Ci arrivi assieme che fa buio il proprietario apre ti prende per un braccio e dice tu entra, poi si rivolge a “el falso” e indicandogli la via verso valle gli dice “tu no, scendi pure”. Devo spiegarvi il motivo? No il soprannome già lo spiega, ha mangiato porcini della macchia con gli amici suoi.

Cosi quando avrai superato abbondantemente i trent’anni, elaborato  tutte queste esperienze, adesso che conosci tutti i passaggi fra le montagne di mezza provincia, sei pronto a chiamarti Cacciatore. Ti alzi al mattino e sai dove andare, ci hai pensato la notte, e quando ti rendi conto che avevi ragione che la scelta era giusta la beccaccia è proprio lì, il vecchio forcello è in pastura dove tu sai. Bè abbatterlo è un optional, già sei appagato.

Il territorio e gli animali li conosci per nome, lì vive la vecchia gallina nera che da due anni non mette la covata, sulla spalla a sud verso il paese ci sono tre coturnici non andarci è la scelta migliore,  c’è vento forte stamane ma ricordo il giorno in cui nessuno trovava e il vento era uguale: ma nel vallone, protetto dalle raffiche violente che scuotevano le chiome di enormi abeti secolari, quattro beccacce erano lì ad aspettare! 

Andare all’estero una volta o due, non sai dove andare non sei tu a scegliere il territorio, sì, certo,  puoi divertirti perché gli incontri li fai, ma non se tu a decidere. Decide dove portarti l’accompagnatore.

La differenza è tutta qui e per me, in questa differenza risiede il piacere e l’amore  di “essere un Cacciatore”.

Previous

Viva la caccia, abbasso…..di Francesco Materasso

Next

Su alcune segnalazioni di soggetti del genere alectoris di dubbia provenienza in alcune valli piemontesi

2 Comments

  1. Fabio Vettori

    Concordo i pieno quello che hai scritto ! Non sono mai andato a Beccacce all’estero e penso che mai ci andro’ ( anche perché ho 61 anni ) . per cacciare in Montagna e le beccacce occorre soprattutto conoscere bene i territori di Caccia ! è fondamentale ! e andare in Crimea con l’accompagnatore mi sembrerebbe di andare in una qualsiasi riserva in Italia.. Quello che mi fa veramente arrabbiare sono i CARNIERI ( che poi fotografano pure e li postano anche in rete ) delle Beccacce uccise all’estero .. Ci sono personaggi che hanno messo foto con il cofano zeppo di Beccacce ? Che divertimento c’è ? IO sarei per mettere un numero MASSIMO valido sia in Italia che all’estero. per esempio 20 Beccacce incarnierate a stagione , Valido sia in Italia che all’estero. Da marcare tramite un piccolo foro sul tesserino cartaceo. con questa picccola macchinetta foratrice si eviterebbe di scancellare con la scolorina anche le giornate di Caccia che alcuni ne fanno piu’ di 3 a settimana. macchinetta come c’era per forare i bglietti dell’autobus.. Per ritornare al carniere massimo, quando uno è arrivato a 20 Beccacce per quell’annata ha chiuso con le Beccacce !! OK ? Ma che senso ha uccidere 15 o 20 becacce al giorno all’estero ??? La Beccaccia se la vogliamo ancora cacciare va tutelata sia in Italia , sia all’estero ! BASTA con le Mattanze fatte all’estero a suon di soldi, e mance varie agli accompagnatori ( che sono persone povere .. e le accettano di buon grado ! Raccontato da piu’ persone che ci sono state. Grazie per l’attenzione ! Poi anche un altra cosa i periodi di caccia : NON è possibile pensare che cacciatori italiani ed europei inzino a cacciarle in Lapponia e Lituania già a settembre e continuino fino a marzo in certe nazioni dell’est europa !! Quando in una stagione di Caccia fai 15-20 beccacce ti avanzano per fare delle Buone cene con Amici e parenti…e degli ottimi crostini… se vuoi altra carne vai dal macellaio o ai supermarket..Cordiali Saluti. Fabio Vettori

    Fabio Vettori

    • Caro Fabio ti invito a leggere il mio articolo sempre su questo sito: Stroncato l’aspetto alla beccaccia, per una volta la tecnologia a favore della beccaccia. Magari avrò calcato troppo la mano, ma il sistema darebbe un sicuro effetto Ciao e grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

Welcome!

Alcune foto e articoli presenti su www.setterfoto.com ora cacciatori di montagna e di beccacce sono in parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione potranno segnalarlo all’ amministratore – astroepier@gmail.com – che provvederà prontamente alla rimozione del materiale utilizzato.

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi