CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Le coturnici della mia vita Silvio Spanò

Buia, 2 ottobre 1976-r

Buia, 2 ottobre 1976-

Nei miei 35 anni di caccia sulle Alpi occidentali, dal 1965 al 2001 (ma i primi galli visti sotto il mio pointer Alì risalgono a qualche anno prima, 1958), ho soprattutto inseguito galli forcelli, probabilmente perché un po’ meno impegnativi fisicamente (pigrizia) e perchè chi mi è stato da guida/maestro praticava soprattutto questa caccia. Ma il desiderio di vedere le Coturnici (sotto gli stimoli anche letterari di Barbadicane, di Bocchiola, di Bardelli….), e nello spirito cinofilo di seguire bene il lavoro del cane in spazi aperti, da sogno, nonché nel quadro di un mio studio sulle Alectoris (rosse e coturne in particolare), ad un certo punto mi ha condizionato a dedicar loro parte del mio periodo montano.

Cosicchè , a partire dal 1971, cominciai a dedicare alcune giornate oltre il limite della vegetazione arborea…e l’ho fatto con i diversi cani fino al 1989, una ventina di stagioni insomma. Con ognuno di essi ebbi la sorte di incontrare alcune volte le Coturnici e di riportare qualche splendido trofeo: una decina in tutto (con media inferiore a ½ all’anno, che mi conferma di non aver esagerato!) abbastanza equamente dovute a Fly (pointer), Brina, Buia e Cinzia (setter inglesi).

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                                Fly, 1971

A loro dedico qualche flash di caccia vissuta, tratto dal mio diario…e dai ricordi sempre vivissimi.

Con Fly di 9 anni, accompagnata dall’allora giovane Brina (nata nel 1970), il 7 ottobre 1971 vista l’inavvicinabilità dei galli, mi dedico alle coturne. Dato che le ho cercate inutilmente svariate volte, salendo a Fontanalba mi riprometto che, se mai fossi riuscito ad incarnierarne una, sarei tornato a valle immediatamente, rinunciando alla caccia per il resto di quella mattinata….tanto ero sicuro di non trovarle!

Solo una volta le avevo viste, circa un mese prima (allora la caccia si apriva a inizio settembre). Messe in ala da altri più a monte mi sono passate sulla verticale, altissime, nel cielo cobalto, pieno di luce, due puntini brillanti, quasi bianchi, in vertiginosa picchiata con un fruscio-sibilo quasi lancinante, più di macchina che di essere vivente…non ho fatto in tempo di alzare il fucile che gli uccelli celesti erano spariti, inghiottiti nell’azzurro.

Oggi sono nella stessa zona e salgo a sinistra del Lago delle Rane, compio una traversa e mi ritrovo su un piccolo pianoro con resti del perimetro di un antico ovile. Fly accusa forte su pastura, fila un momento, si gira verso l’alto del pendio e resta puntata. Brina consente. Io sono appena a ridosso di un grosso masso. Sopra di me, a 10 metri, frullano le coturne, tutto il volo. Una mi vien sopra, a mezzo metro: vedo l’occhio terrorizzato, il volo affannoso nello spasimo della sorpresa e nel tentativo di sorpassarmi e allontanarsi al più presto. Ho una netta sensazione di bestia indifesa, povera bestia che mena la sua grama vita tra le pietre ed ora cerca si salvare la pelle. Lascio passare e, di coda la incarniero. Solo ora penso che, pur essendo vicina, i cani me l’anno riportata da oltre 50 metri: evidentemente la velocità, e quindi l’inerzia, doveva essere notevole. Salto la seconda che si allontanava…….e pensare che pochi giorni fa sul diario avevo definito le coturnici “uccelli divini, irraggiungibili e celesti”!

Cinzia riporta coturnice a Caramagna-1989-r

Cinzia riporta coturnice 1989

Guardo la PRIMA coturnice della mia vita, bellissima, ma mi sembra un po’ piccola, mal piumata, strana sensazione di soggetto immaturo…al peso risulterà, starnata, oltre mezzo chilo e pertanto normale come giovane dell’anno.

A questo punto si mette in moto il sortilegio o la maledizione, o – meglio – la giusta punizione. A questo punto, stando alla promessa iniziale, avrei dovuto interrompere e tornare a valle…giornata appena gli inizi, un volo di cotorni, rotti uno ad uno nella parte più facile del monte: martirio e tentazione.

Ritorno sì, ma non dritto, ma a zig-zag (!), sperando di intercettare qualcosa.

In breve, troviamo tre degli uccelli sbrancati e li sbaglio ignominiosamente…continuavano a sembrarmi piccole (è la scusa). In realtà erano padelle madornali. Specie l’ultima, con Brina ferma sopra un lastrone di roccia levigatissimo, Fly di consenso “forzato” perché non avvertiva né non poteva “investire” per un piccolo strapiombo. Brina ancora immobile. La coturna esce di pedina da una fessura sotto la roccia, a dieci metri da me, e frulla: la vedo nei particolari, potrei contarle le penne dei fianchi…la sbaglio, incredibile! E’ la punizione di non essermene andato subito.

Sono tornato altre due volte, nel pomeriggio e il giorno seguente…niente! Fantasmi o angeli, gnomi della montagna.

Brina, S.Maria 16 ottobre 1977-r

Brina, S.Maria 16 ottobre 1977

L’ultimo giorno di permanenza, il 9 ottobre, salendo ancora alla ricerca del mito , l’alba è apparsa in spettacolo affascinante. Tutte le pianure e le vallate sottostanti piene di nebbia e nuvole, solo le alte creste emergevano dal mare bianco, appena increspato; la luce aumentava, illuminava le cime. A oriente, una lingua arancione, dritta come una spada dall’orizzonte fino in mezzo al cielo, un’unica lama che cambiava colore a partire da un globo luminosissimo che non era ancora il sole, ma lo precedeva. Lo spettacolo è durato parecchio e sembrava uno di quei “miracoli artificiali” dei films a sfondo mistico. Solo che qui non era finzione, era realmente Divino. Brina è completamente spedata, sanguina da tutte e quattro le zampe. Ma “a caldo” va! Mi fa una ferma fiume quasi in cresta…mi sudano le mani…niente. A saluto, alfine, mi partono da sole, cinque, in un valletto a ridosso con pochi mirtilli rossissimi. Le salto con entrambe le botte…..come miraggi svaniscono dietro la costa e a nulla porta l’accurata ricerca sulle probabili rimesse…e così mi hanno lasciato, né l’onda bruna della beccaccia è riuscita ad offuscare la visione e il ricordo e la nostalgia.

L’anno seguente sono tornato, riuscendo a sfuggire ai “congressi d’autunno”, alle bolge della caccia di pianura, alle tabelle… e la necessità di tornare sale alla gola e soffoca.

Il 25 settembre 1972 è il primo giorno sul monte e cerco di fare zone facili, per abituarmi un po’ gradualmente all’aria fine…Piano piano, passo dopo passo, cresce la sicurezza: una calma immensa. La montagna penetra in noi per ogni poro, e questa sensazione di esser penetrati fino in fondo, completamente, è molto piacevole, ha una vena un po’ depravata, ma dolcissima. Io sono della montagna e la montagna è un po’ mia, anch’io mi sento in lei: privilegio d’ermafroditismo primigenio!

Sono appena sopra il Lago delle Rane quando sento rugolare un gallo, proprio sul monticello a sinistra con mirtillo basso e pochi larici…adatto, ma troppo facile! Cerco di avvicinarlo tenendo Brina dietro: è tutto un cicaleccio di tordele a pochi metri, sulle punte dei larici, come pipe di uno splendido tiro a segno. Fatico a tener dietro Brina. Arrivo esattamente dove volevo, sperando che il gallo sia a terra, lascio la cagnina…il gallo parte a 200 m da un larice che dominava ovunque. Maestoso plana sul lago e si posa su altro larice tra le rocce a picco sul lago stesso. Ribattuta impossibile.

Un po’ perplesso scelgo di cercare eventuali coturnici, facendo una traversa nelle rimesse basse, e mi avvio attraverso il pianoro che conserva le rovine di un vecchio “gias”, quindi taglio sulla parte inferiore della morena, da dove le “ciappe” appaiono come un immenso anfiteatro greco, per poi scendere nel vallone al cui fondo emerge tutta l’acqua drenata da sotto le ciappe stesse. Brina gira veramente bene, a lei si addicono gli spazi aperti dove il gioco del vento è sfruttabile al massimo e dove i selvatici devono volare, non già camminare come topi davanti al cane.                

1° Coturnice-indagine di un curioso estraneo, '71-r

1° Coturnice-indagine di un curioso estraneo

Brina risale per poi ridiscendere sul filo d’aria che percorre la pietraia. E’ veramente bella da vedere! Siamo quasi i fondo, dove un pratino di mirtilli chiazza di rosso e giallo la pietra grigia e sembra inventato da un giardiniere bizzarro. Brina si distende in ferma. Dico “si distende” perché è così: allunga il collo come una giraffa, alto e proteso, lo sguardo serio e beato, una zampa, la posteriore sinistra, alzata per superare una pietra, che è lì sotto la zampa e non viene toccata assolutamente.

Mi avvicino: è una situazione quasi infantile dal punto di vista venatorio, ma è anche classica ed esteticamente ineccepibile. Mi piazzo al meglio, ma ovunque va bene essendo il posto ideale: lievemente dominante e avanzato rispetto a Brina, non mi potrebbe sfuggire inavvertito nemmeno un topo!

Penso ad una lepre o ad una femmina di gallo, cosa quest’ultima che mi impone una calma e un controllo che mi giova molto.

Di colpo, come una battuta con dieci mazze su un grosso tamburo o vibrafono, uno zampillar di ali, code fulve a ventaglio, schiene brunicce con ancora qualche tacca di gioventù: una decina di coturne, credo il volo vergine o quasi, dai miei piedi, incredibilmente facile e malioso….e il doppietto pulito è fatto!….e torna l’impressione che questi uccelli siano estremamente indifesi e che questa potrebbe esser la causa della loro rarefazione…. Brina porta la prima ed io raccatto la seconda.

Non sono ancora le undici e ho già fatto carniere, sono anche piuttosto poco sviluppate (quattro etti scarsi), quasi un delitto…Però pensarle tutte sbrancate nel basso mi stuzzica e ancora una la coglierei volentieri! Eppoi – la scusa – al cane servirebbe….Così mentre faccio una breve indagine a mezza costa, d’un tratto comincia il concerto: richiami a destra e a sinistra, già in alto, molto in alto, voci diverse, più vecchie e più giovani, ansiose e affrettate. Il conflitto fra il cacciatore e il naturalista qui comincia ad emergere, sarebbe bene e onesto tornare a valle e lasciare alle altre il tempo di ritrovarsi e riorganizzarsi in pace!

Ma lassù cantano…come le sirene alle orecchie di Ulisse, il “cerlek” sembra una traduzione di “vieni”, ripetuto all’infinito.

La mente scossa, emotiva del cacciatore spinge, ma la ragione e l’educazione resistono. A queste poi si aggiunge una potente alleata: la pigrizia! I naturalisti sono sovente pigri; sostengono che non ci sono più uccelli perchè loro non ne vedono in quanto…… si guardano bene dall’andarli a cercare nelle ore giuste e nei luoghi adatti. Beh! Forse la pigrizia ha vinto, ma , spero, anche un poco la volontà…e ho lasciato le coturnici che cantavano la loro tragedia nell’anfiteatro grigio e rosso di Fontanalba, sopra il Lago delle Rane.

Cinzia, 1987-r

Cinzia, 1987

Devono passare 4 anni perché riveda le coturnici…forse perché ero rimasto stordito dalla constatazione della loro rarefazione, o, peggio, dall’impressione di un’involuzione fisica della specie (ritardi di crescita, una certa esposizione al rischio della pressione di caccia), insomma una anormale vulnerabilità della Coturnice, in fondo pernice di roccia, ma non necessariamente d’altitudine, diffusasi negli alpeggi dietro all’espansione dell’uomo, che oggi li ha abbandonati con le relative microcoltivazioni famigliari di cereali . Il 2 ottobre 1976 , con Buia, la figlia di Brina di tre anni sono tornato nella stessa zona, sopra il Lago delle Rane. Brina, tuttora in piena forma, è rimasta a casa con Cristina e il nostro primo figlio Giuseppe. Buia, molto promettente, soprattutto in montagna, ma un po’ oscurata dalla fortissima personalità della madre, meritava un periodo tutto suo.

Una stagione molto piovosa questa, ed oggi tutta la conca è nella nebbia e piove. Poco sopra a dove Brina mi aveva offerto il suo bel dono nel 1972, dove cominciavano le balze rocciose a interrompere la prateria scoscesa, dopo una mattinata di ricerche sotto l’acqua, trovo Buia ferma, seduta in un canalone erboso, accanto ad uno sfasciume di rocce. E’ molto sotto di me, circa 150 metri. Io scendo, in buona parte aiutandomi “col sedere” e finalmente riesco a piazzarmi. Parte il volo e si ripete la soddisfazione della coppiola. Buia mi ritrova una delle due estraendola da un ginepro strisciante, dopo meticolose ispezioni.

-Brina e le Coturnici di S.Maria-1977-r

Brina e le Coturnici di S.Maria-1977

Ma era destino che Brina fosse coronata regina di Santa Maria! E così l’anno successivo, il 16 ottobre 1977, in una giornata splendida come solo ottobre in montagna sa donare, decido di andare a cercare le bianche oltre la Bassa di Fontanalba, attraversando le Ciappe. Ma è lunga e alle undici sono ancora lontano dalla mia meta….non avendo avvisato che non sarei tornato a pranzo… faccio dietro front proprio sotto la cima di Santa Maria e…sopra cantano le coturnici!

Poco dopo le risento e ne vedo una svolazzare sui pinnacoli di roccia. L’idea era quella di portarmici sotto nella speranza che, frullando, mi passassero a tiro. Salgo un poco e non sento nè vedo nulla, ma dopo un attimo cerleccano più in sù, molto più in sù. C’è un colatoio, con rocce ed erba, una sorta di corridoio in salita tra due pareti di roccia. Con una certa ansia comincio a salire….di tanto in tanto un canto, una “chiamata di sirena”, ed io, senza rendermene conto, salgo, a volte aiutando Brina a fare certi passaggi…

Poi un sasso rotola…sento che non si ferma e continua sotto di me, rimbalzando, come giù da una scala.

Mi volto e comincio a tremare! Giù il canalone è a picco, non ne vedo quasi l’inizio. Mi tremano le ginocchia. Poi decido di salire ancora; in cima S.Maria si addolcisce e potrei trovare un passaggio migliore.

Salgo un po’ con i piedi e un po’ con le mani.

Ad un tratto, sono quasi sul culmine, su una roccia, contro il cielo cobalto, compare una coturnice, come in un quadro, o fotogramma. Ho il fiato grosso, ma non ho ripensamenti: miro e tiro…sono in sicura! La levo, ma la pernice non c’è più…ma subito ne compare un’altra , sulla stessa roccia. Tiro vigliaccamente, ma deciso e rotola giù: al colpo ne parte un’altra e mi si butta contro , un po’ a sinistra. Fermo anche lei.

Tutte e due, negli ultimi spasmi, cominciano a rotolare giù, da una ventina di metri, e sempre rotolando mi passano accanto e continuano verso il basso. Stupidamente non le fermo, Brina porta bene e poi ci sono diverse piazzole di roccia….Brina infatti ne prende una, mentre l’altra continua a rotolare. Brina molla quella che ha in bocca (che riprende a rotolare) e mi porta la seconda.

Arriva con un maschione enorme, meraviglioso! Ma l’altra non la vedo più. Brina ormai è soddisfatta e non scende a sufficienza e io dovrò ben decidermi a tornare per la stessa strada…mi girano le palle solo pensarlo, ma non posso lasciarcela.

Fucile scarico e a tracolla , e giù! Mani e piedi (“testa e culo” si dice dalle mie parti), sempre più giù. Trovo la coturnice a un centinaio di metri più in basso, una femmina: ho distrutto una coppia di vecchi, è un vero delitto, ma ormai è fatta!
Scendo in fondo, ringrazio Dio e fotografo: sono splendide. E la riuscita di quest’azione un po’ spericolata, mi esalta…anche se non lo rifarei mai più!

Entrambe sono ora al Museo di Storia Naturale di Genova.

Scendendo sento cerleccare, sù, in alto…speranza di continuità.

Non sono più tornato sopra il Lago delle Rane: il Parco del Mercantour ha esteso i confini comprendendo tutta questa parte nel 1979…..ora le coturnici di Santa Maria, quanto all’uomo cacciatore, sono in pace!

Finita l’illusione delle Ciappe sotto S. Maria, per una decina di anni non sono più andato a Coturnici, mentre ho continuato a cacciare forcelli, allargando anche l’area di ricerca in altre zone. Solo raramente ho effettuato puntate nella fascia alta, dove la specie è sempre stata presente, su vasti spazi…e la mia pigrizia me lo impediva.

Le trovai per caso tre volte, in un punto facile, poco sopra la vecchia strada tracciata e costruita a regola d’arte dai nostri alpini nella prima guerra mondiale e mantenutasi perfettamente fino ad oggi. Corre tra 1800 e 2000 m, a mezza costa, appena sopra i limiti della vegetazione arborea, con qualche macchia di mugeto e, tra gli sfasciumi, mirtilli. Tutte e tre le volte ero con Cinzia, una grande setter, il quel periodo avevo solo lei e mi bastava….cacciatrice fino al midollo e con grande facilità di incontro, che se non c’era…se lo creava.

Il 4 ottobre 1987 mi arrampico appena sopra strada, su un falsopiano con mirtilli e mughi dove a volte sta un gallo…più spesso una gallina! Dopo meno di cento metri Cinzia accusa e resta puntata, al pulito: un branchetto di 4-5 coturne fionda a valle e la coppiola è fatta, anche con la mia bella doppietta Pirlot-Fresart, regalatomi da Cristina per il fidanzamento, e usato di rado perché, all’inizio bollettavo! Cinzia corre al riporto e, affacciandomi alla strada, vedo Michel che si è visto cadere le coturne quasi ai piedi.

Una delle due aveva lievi tracce di caratteri della rossa (soprattutto la parte inferiore del collare nero con cenno di sfrangiatura), probabile derivazione del ceppo ibrido presente e ben noto (descritto a metà 1800) in questa parte delle Marittime, per la sovrapposizione parziale degli areali delle due specie ( e, recentemente, con il probabile ”aiuto” delle immissioni annuali, sia pure più in basso, di rosse di allevamento).

Infine…e questa è la mia ULTIMA Coturnice, nel medesimo periodo, a 100 metri dallo stesso posto, nell’ottobre 1989, me ne tornavo lungo la strada militare, quando in fondo, prima della curva, vedo Cinzia ferma sul ciglio che punta verso il basso.

Arrivato speditamente a tiro (intanto Cinzia si era abbassata di pochi metri sotto strada, immobile in uno slargo fra i mughi, con rigoglio di rododendri che crescevano tra i massi morenici) penso subito alla solita femmina di gallo, residente in zona, e, in attesa del frullo, comincio a rilassarmi…intanto ho un’ottima visuale…..Odio i fuoristrada, in quell’attimo ancor più, ché ne sento arrivare uno oltre la curva. Ad evitare occhiatacce scendo alcuni passi sotto strada e mi fermo pochi metri a monte di Cinzia ferma….In breve…era una carovana di fuoristradisti…una dopo l’altra comparivano altre auto… almeno una quindicina ben spaziate…con il loro sferragliare sul fondo sconnesso e le nuvolette di polvere contro il cielo limpidissimo.

Cinzia, 1989, in posa dopo il riporto. -r

Cinzia, 1989, in posa dopo il riporto.

Ad ogni passaggio pensavo: ora qualcosa frullerà, ma niente, e Cinzia teneva imperterrita. Non ho mai spinto i miei cani a forzare, pertanto l’attesa , seppur tirata come corda di arco, non mi ha mai turbato, semmai ha rafforzato i legami tra me e loro.

Ad un tratto i nervi dell’uccello hanno ceduto e dai rododendri è emersa, a meno di dieci metri, una coturnice bellissima, illuminata dal sole sullo sfondo verde-blu scuro del ciuffo di mughi che cercava si superare. Non ricordo nulla della fucilata, mentre ho lucido ricordo di Cinzia che mi porge il vecchio maschio, attimo che ho fotografato con entusiasmo. Il tutto sarà durato una ventina di minuti…fortunatamente l’epilogo si era verificato quando il transito della colonna era terminato da qualche momento.

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2 Comments

  1. riccardo bellagamba

    Bravo Silvio,bei racconti.Non sapevo che avevi cacciato anche selvaggina di monte,pensavo solo beccacce.Spero che ci siano ancora le coturnici in quei posti.

    • Silvio Spanò

      Grazie Riccardo, per i positivi commenti. Sono 15 anni che non ci vado, ma ho un caro amico che andandoci per camosci, ne vede sempre qualche covata. Ma buona parte della zona da Coturne è stata inglobata nel parco dal 1979…e quelle lì ci sono ancora!

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